193
ATTO QUARTO
SCENA II.
DEMARISTA, TIMOFANE
TIMOFANE
Timoleon mi sfugge?
DEMARISTA
Ah figlio!...
TIMOFANE
E (anlo
Ei ti turbò? Tu noi cangiasti dunque?
DEMARISTA
Oh cielo! al cor suoi detti m’ eran morte...Trema; un sol di, questo sol di, ti avanza...
TIMOFANE
Ch’ io tremi? è tardi ; or eh’ io l’impresa ho trailaA fine ornai.
DEMARISTA
Quanto t’inganni!... Ah! forse,
Senza il fratello tuo, più non saresti...
TIMOFANE
Mi hai tu si a vii, che quanl’ io nego ai preghi,Speri ottenere or dal terrore? Io parloPiù aperto eh’ egli, assai: non lieve provaTi sia il mio dir, che nulla io temo. — Tutte
50 le lor trame ; io so che all’ arte indarno
51 appiglian or, nemici imbelli. Anch’ essiHanno i lor traditori: invan rispostaAspetlan da Micene: invan corrottoHanno alcuni de’ miei : m’ è noto il lutto :
Lor passi, opre, pensier, so tutto appieno.
A lor non credo io soggiacer; ma, dove
Ciò accada pur, mai non mi arretro io, mai.Men biasmo a loro era il mostrarmi apertaRabbia: ma volto hanno alla fraude il core?Della lor fraude vittime cadranno.
DEMARISTA
OimèL. sei tu si snaturato forse,
Che il fratei tuo?... Crudele!...
TIMOFANE
Ei mi dà taccia
Di tiranno; ma pur, figlio, e fratello,
Più eh’ ei non è, son io. Madre, tuttoraDarei mia vita, per salvar la sua:
Se lui da gli altri miei nemici io scemo,
Pensar puoi quindi. Echilo ed egli, or soliSalvi ne andranno dalla intera strage,
Che sta per farsi...
DEMARISTA
Oh cieli di nuove stragiParli tu ancora? Oimè! che fai? T’arresta;
Io tei comando. Ah, che in tuo danno io troppoTacqui finora! il condiscender molleRea pur mi fa; meco a ragion si accendeTimoleon di giusto sdegno...
TIMOFANE
È fisso
Irrevocabilmente il mio destino:
O regno, o morte. — Invan ti adiri; invanoPreghi, piangi, minacci. Usci il comandoAlfieri
Di morte già; pel sol fratello io slommi,Tremante ornai; chè il militar furoreMal può frenarsi. A te, d’entrambi madre,
Si aspetta il far eh’ ogni consesso ei sfugga.Deh! tutto in opra poni, perch’ei vengaA ricovrar fra noi. Da lui non seppi
10 le sue trame: a lui le mie tu narra,
Sol quanto è d’ uopo a porlo in salvo. Io tremo,Ch’ ei non si ostini a voler irne al locoConvenuto con Echilo: securiSaran qui solo appieno...
DEMARISTA
E s’ anco io valgo
A trarlo qui, misera me ! quand’ egliLa strage udrà,., forse,... oh terribil giorno !...Ei di vendetta allora...
TIMOFANE
Ei può cangiarsi,
Quando vedrà eh’ io risparmiar lo volli ;
Ma svenarmi aDco puote: e il faccia; ei solo
11 può; questa mia vita ei si ripigli,
Poiché a me la salvava: — ma il mio regno,Ch’ io m’acquistai, rilormi? nè il può il cieloS’arso ei non hammi e incenerito pria.
SCENA III.
ECHILO, DEMARISTA, TIMOFANE
ECHILO
Non ti stupir, se ancor mi vedi: il voltoDi generosa nimistade or vedi:
E il primo strai eh’ io ti saetto, è il dirtiLiberamente, che a momenti piombaUn mortai colpo entro al tuo seno.
DEMARISTA
Ah! figlio,
Io non ti lascio... Al fianco tuo...Ti arrendi?...Deh ! crediaquest’uomprode...Oh ciel L.chefai?..
TIMOFANE
Tutto ho d’acciar contra ogni strale il petto.Intrepido vi attendo.
ECHILO
— Odimi : teco
Non fui più schietto io mai: di cor ti parlo;
Nè, per esserti avverso, ho il cor cangiato,
Se non in meglio: ascoltami. —Per quantoSii valente, non sei pur altro eh’ uno;
Mal ti affidi, se in altri: in mille formeCinto di morte stai: di quante spadeTi vedi intorno in tua difesa ignude,
Ciascuna è quella, che repente puossiAl tuo petto ritorcere. Deh ! credi,
A me sol credi. 0 cangia, o uccidi, o trema.
TIMOFANE
Al mio destin lasciatemi. TrascorsoNon fia ’l di, che voi tanto a me tremendoIte annunziando, che convinti avrovviIo meglio assai : nè a voi discaro fia
25