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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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T1M0LE0NE

La pietà, di cui sete a me si larghi,Ritrovar più efficace in altri forse.

Va; d’ una madre abbi pietade; un figlioSalvami ; a far l’altro più mite io corro.

SCENA IN.

ECHILO, DEM ARISTA

ECHILO

Tu il vuoi cosi? teco ogni ufficio mioOltre il dover compiei. —

DEMABISTA

Dehl corri, vola;

Timoleon qui traggi: a lui gran coseDeggio narrar io stessa. Ogni adunanza;

Deh ! fa ch’ei sfugga intanto: ei sta in periglio...Veglia sovr’ esso... Io palpilo...Qui il traggi,

Ad ogni costo, deh! pria che la notteScenda; securo ei non sarebbe altrove.

SCENA V.

ECHILO

Qual turbamento! Oh! quale orrendo arcanoNe’suoi detti s’ammanta?...Oh cielo!... E dondeNel rio tiranno securtà pur tanta?

Fors’ egli sa nostri disegni ? siamoTraditi or noi dai traditor suoi stessi ? —

Le inique trame di costui sa tutteLa madre; e più trema per T altro? Or dunqueFermato ha in cor di fare ultima strageL’empio tiranno !... Ah! se ciò mai!...Si voli;Salvisi il grande, in cui la patria è salva;

0 in un con lui, periam per essa tutti.

atto quieto

' SCENA I.

TIMOLEONE, ECHILO

TIMOLEONE

Perchè qui trarmi, or che si annotta?

ECHI LO

Ah! vieni:

La madre udrai...

TIMOLEONE

Che udrò, eh’ io già noi sappia?

ECHILO

Veder ti vuole, a te gran cose...

TIMOLEONE

Unirti

Forse or con essa ad ingannarmi ardisci?

ECHILO

Io?—Ciò che far m’ elessi, or or T udisti.

Sol che tu scampi ! e salvo or sei.

TIMOLEONE

Che parli?

Salvo, da che? Ti spiega.

ECHILO

A me perdona,

Se una cosa ti tacqui...

TIMOLEONE

Ah! forse osasti?..,

ECHILO

Non ti sdegnar. Dalla tua madre io dianziSi dubbj accenti udia; timor si veroScorgea per te nel suo cor palpitante;

Si calde istanze ella men fea, che ad ogniCosto qui trarti io volli. Ai fidi nostriPensai ch’alto periglio sovrastava,

Ma pur tei tacqui ; era pur troppo io certo ,Che mai da loro a patto alcun spiccartiIo non potrei, se a te il dicea.

TIMOLEONE

Che sento?

A comune periglio osi tu schermoFarmi d’infame ostello? Ah ! mal cominci.

ECHILO

Ammenderò con miglior fin, tei giuro,Cotal principio: ma, te salvo io volli.

TIMOLEONE

Or, che sai dunque tu?... qual è il periglio?

ECHILO

Poco di certo io so; ma tutto io temo:

E mi vi sforza il baldanzoso voltoDel securo Timofane; e l’aspettoTremante della madre irresoluta.

Que’ satelliti suoi, che dal nostr’ oroCompri, promesso avean spiar suoi passi,

E farne dotti noi, scoperti e uccisiSono ad un tempo. In chi fidar, non resta.Scoperto è pure il convenuto loco