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TIMOLEONE
Veder Corinto... Echiio, andiam...
ECHII.O
Corinto
Or qui ci vuol; non dei tu uscirne...
DEMARISTA
Uscirne
Ornai non puoi.
TIMOLEONE
Chi ’l vieta a me?
SCENA SII.
T1MOFANE, DEMARISTA, TIMOLEONE ,ECHILO
TIMOFANE
Forse io. —
Forza, qual può fare a fratei fratello,
Io far ti vo’. Lascia, che al sen ti stringa;Che al fato, ai Numi, ad Echiio, alla madreD’averti salvo io renda grazie.
TIMOLEONE
Hai dunque
Di nuova strage?-.. Ahi sì: nei torbidi occhi,L’ucci sioti recente ti si legge.
Ahi crudo tu!... — Mal di salvarmi fesli.
TIMOFANE
In loco ornai di securtà stiam tutti;
Dove nè a voi nuocer persona al mondo,
Nè a me il potete voi.
TIMOLEONE
— Pensa, deh! pensaSe ancor giovarti non possiam noi forse.
TIMOFANE
Sì; col v’arrender di buon grado, e tosto,
Al mio poter; col dar voi primi agli altriDi obbedirmi l’esemplo.
ECHILO
D’ obbedirti?
TIMOLEONE
Noi primi ?
TIMOFANE
Si : poiché divider mecoTu nieghi il regno. A voi fors’io cedea,Se aperti mezzi usato aveste. Io francoOprai con voi: la mia schiettezza farviSchietti dovea...
TIMOLEONE
La forza hai tu da primaUsurpata con fraude: aperti oltraggiPoscia usar, lieve t’era. Io, per tornartiCittadino, adoprar dovea da primaTeco la forza, e non mai l’ arte.
ECHILO
Ed io,
Ad alta voce io forse non tei dissi,
Che nemico m’ avresti? e che, non cintiDi satelliti noi, d’ogni possanzaAncor che ignudi, e soli, a te tremendi
Pur noi saremmo? e che da noi dovrestiGuardarti ognor? — Men generosi fummo,
0 siam, di te?
TIMOFANE
Dicestelo; e mercedeAmpia or ven torna. Escluder io voi soliVolli da questa ultima strage, e il siete.Confonder più l’ingratitudin vostraCosi mi piacque ; e non turbar la gioiaDel mio regno novello. — Ornai lusingaNon entri in voi. Le tenebre di notte,
Che ai vostri rei consessi prestar veloSolean finor, furo ai vostri empj amiciL’ estreme queste. A lor l’avviso vostroNon perveniva, no: quel loco stessoAl tradimento sacro, ove di furtoSi radunano, a tutti a un tempo tombaS’ è fatto or già.
TIMOLEONE
Che ascolto?
ECHILO
Oh ciel !...
TIMOFANE
Le audaci
Lettere vostre a’Micenei, son queste;
Ecco; ritornan già; chi te recava,
È spento anch’ ei. Vuoi più? que’ due, che intornoAlle mie soglie ivano errando in arme,Ortagora e Timeo, dovuta morteTrovaro anch’ essi. — Ove più vuoi, lo sguardoIn giro manda, e obbedienza scorgi,
Sangue, e terror; nuli’altro. A che più tardiAd arrenderti a me? Che puoi tu farmi,
Se arrender non ti vuoi? Ben vi ho convinti,Che a me nemici rimanete soli;
Che vili altrui, non men che a me, vi ho fatti.
TIMOLEONE
E soli noi tu riserbare in vitaMai non dovevi. Io tei ripeto ancora:
Nulla tu festi, se noi non uccidi.
ECHILO
Mai non sperar di riaverne amici.
Nè lusinga, nè tempo il può, nè forza...
TIMOLEONE
Nè madre il può, qual io la veggio starsiTacita , e piena di superbia e d’ onta.
ECHILO
A vii non n’ abbi. In me primier tua scureIl carnefice volga. Ancor non haiGustalo il sangue di congiunti : il prova ;
Ti aggradirà: — nè sangue altro ti restaPiù necessario a spargere, che il mio.
TIMOLEONE
Me pria di tutti svena. Un nuovo oltraggioMi fai, nel risparmiarmi. Ogni più sacraCosa m’hai tolto: io son per te cospersoD’eterna infamia: a che tardar? mi uccidi.
TIMOFANE
Pena maggior darò per ora ai vostriCuori ostinati: il rimirarmi in trono;