ATTO QUINTO
195
Dell’ adunanza nostra.
TIMOLEONE
— Oh fatai giorno!...Temuto di! giunto sei tu? —Traditi,
Dubbio non v’ ha, noi siamo... Oggi e il coraggio,E il patrio amor , tutto addoppiar n’ è d’uopo.Forza a noi non fu mai d’ alma più saldiMostrarci, ch’oggi; e, che peggio è, mostrarciFinti, com’ oggi, non fu forza mai.
ECHILO
Tosto volar T avviso ai nostri io fea,
Ch’era periglio in adunarsi. Duoimi,
Oh ciel I che a messo non sicuro forseIo T addossai : ma brevità di tempo ,
Ed ansietà di le primier sottrarre,
M’han fatto incauto.
TIMOLEONE
Ogni uom sottrar tu primaDi me dovevi. E qual polea venturaMiglior toccarmi? io colla patria spentoCadea: qual serbo altro desio, che morte? —Misero me!... Perchè salvarmi? a qualeDura vicenda resto?
ECHILO
In salvo or sei;
E dobbiam noi salvar la patria. S’odaDemarista frattanto.
TIMOLEONE
— Esperto appienoTiranno è già Timofane: ei sa tutteTroncar le vie ; d’ ogni alma insignorirsi ;
Spiar le menti ; ed atterrire altruiQuando atterrito egli è. ^
ECHILO
Ma ancor ben tutto
Antiveder non sa.
TIMOLEONE
Misero !
ECHILO
Il volle;
Ei stesso il volle : ogni pietà m’ha tolta.
Oh ciel ! chi sa?... forse or gli amici nostri...
TIMOLEONE
Due di lor, de’ più prodi, a noi da lungiYedea venire; Ortagora, e Timeo:
Ma fei lor cenno di ritrarsi.
ECHILO
Errasti.
Che non li vidi anch’ io !
TIMOLEONE
Se a morte viensi,
Bastiam qui noi.
ECHILO
Troppi anco siam, se viensiA sforzata vendetta, è ver; ma gli altriPer lor mezzo avvisar poteansi forse.
TIMOLEONE
Perchè nulla tacermi? Uscir fia ’l meglio...
ECHILO
Vien gente, o panni: odi tu?
TIMOLEONE
L’odo ; e i passiDi donna son : forse è la madre.
' ECHILO
È dessa.
SCENA II*
DEMARISTA, TIMOLEONE, ECHILO
DEMARISTA
Ah figlio !... oh gioia!... Io ti riveggo, o figlio.Echilo, oh quanto mi prestasti insigne,
Pietoso ufficio ! il mio figliuol riveggo...
E il debbo a te.
TIMOLEONE
Gioia cotanta, or donde?
Forse hai tu infranto del tiranno il core?
La universal nobil sublime gioiaDi libertade pristina mi apporti? —
Ah, no ! che ancor ti veggio in volto scultaRegai superbia. Or, di che godi? Ahi folle !...
DEMARISTA
Di rivederti, d’abbracciarti io godo.
Più non sperava, che i tuoi passi ornaiRivolgeresti alla mia stanza...
TIMOLEONE
Stanza
D’inganno è questa, e di dolor, non tua;
O almen, non l’è di chi m’è madre. Or chiestoM’hai forse qui, perch’io ten tragga? Vieni;M’è assai gran palma il racquistar la madre ;Del racquistar la patria poi, mi siaFelice augurio.
DEMARISTA
...0 figlio, ognor persisti
Duro cosi?
TIMOLEONE
Donna, persisti ognoraDi cosi picciol core? Altro hai che dirmi ?
DEMARISTA
Dir ti vorrei; ma...
TIMOLEONE
Tu non T osi ; il veggio.
Ma assai più già, che udir non voglio, hai detto,Col tuo silenzio.— E che? tu tremi?... Intendo:Regina sei: sei di tiranno madre.
Nulla a me che risponderti rimane.
D’albergar qui, di qui morir sei degna.
Uopo non t’era a ciò chiamarmi : il saiCh’ io non ti son più figlio.— Echilo, vieni:
D’iniquo loco usciamo.
demarista
Ah! no... T’arresta...
Uscir non dei.
TIMOLEONE
Lasciami: uscirne io voglio;
Nè in eterno tornarvi. Esiglio, e morte,
Ed onta, e strazj io voglio, anzi che serva