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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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ATTO QUINTO

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Dell’ adunanza nostra.

TIMOLEONE

— Oh fatai giorno!...Temuto di! giunto sei tu? —Traditi,

Dubbio non v’ ha, noi siamo... Oggi e il coraggio,E il patrio amor , tutto addoppiar n’ è d’uopo.Forza a noi non fu mai d’ alma più saldiMostrarci, ch’oggi; e, che peggio è, mostrarciFinti, com’ oggi, non fu forza mai.

ECHILO

Tosto volar T avviso ai nostri io fea,

Ch’era periglio in adunarsi. Duoimi,

Oh ciel I che a messo non sicuro forseIo T addossai : ma brevità di tempo ,

Ed ansietà di le primier sottrarre,

M’han fatto incauto.

TIMOLEONE

Ogni uom sottrar tu primaDi me dovevi. E qual polea venturaMiglior toccarmi? io colla patria spentoCadea: qual serbo altro desio, che morte? —Misero me!... Perchè salvarmi? a qualeDura vicenda resto?

ECHILO

In salvo or sei;

E dobbiam noi salvar la patria. S’odaDemarista frattanto.

TIMOLEONE

— Esperto appienoTiranno è già Timofane: ei sa tutteTroncar le vie ; d’ ogni alma insignorirsi ;

Spiar le menti ; ed atterrire altruiQuando atterrito egli è. ^

ECHILO

Ma ancor ben tutto

Antiveder non sa.

TIMOLEONE

Misero !

ECHILO

Il volle;

Ei stesso il volle : ogni pietà m’ha tolta.

Oh ciel ! chi sa?... forse or gli amici nostri...

TIMOLEONE

Due di lor, de’ più prodi, a noi da lungiYedea venire; Ortagora, e Timeo:

Ma fei lor cenno di ritrarsi.

ECHILO

Errasti.

Che non li vidi anch’ io !

TIMOLEONE

Se a morte viensi,

Bastiam qui noi.

ECHILO

Troppi anco siam, se viensiA sforzata vendetta, è ver; ma gli altriPer lor mezzo avvisar poteansi forse.

TIMOLEONE

Perchè nulla tacermi? Uscir fia ’l meglio...

ECHILO

Vien gente, o panni: odi tu?

TIMOLEONE

L’odo ; e i passiDi donna son : forse è la madre.

' ECHILO

È dessa.

SCENA II*

DEMARISTA, TIMOLEONE, ECHILO

DEMARISTA

Ah figlio !... oh gioia!... Io ti riveggo, o figlio.Echilo, oh quanto mi prestasti insigne,

Pietoso ufficio ! il mio figliuol riveggo...

E il debbo a te.

TIMOLEONE

Gioia cotanta, or donde?

Forse hai tu infranto del tiranno il core?

La universal nobil sublime gioiaDi libertade pristina mi apporti? —

Ah, no ! che ancor ti veggio in volto scultaRegai superbia. Or, di che godi? Ahi folle !...

DEMARISTA

Di rivederti, d’abbracciarti io godo.

Più non sperava, che i tuoi passi ornaiRivolgeresti alla mia stanza...

TIMOLEONE

Stanza

D’inganno è questa, e di dolor, non tua;

O almen, non l’è di chi m’è madre. Or chiestoM’hai forse qui, perch’io ten tragga? Vieni;M’è assai gran palma il racquistar la madre ;Del racquistar la patria poi, mi siaFelice augurio.

DEMARISTA

...0 figlio, ognor persisti

Duro cosi?

TIMOLEONE

Donna, persisti ognoraDi cosi picciol core? Altro hai che dirmi ?

DEMARISTA

Dir ti vorrei; ma...

TIMOLEONE

Tu non T osi ; il veggio.

Ma assai più già, che udir non voglio, hai detto,Col tuo silenzio.— E che? tu tremi?... Intendo:Regina sei: sei di tiranno madre.

Nulla a me che risponderti rimane.

D’albergar qui, di qui morir sei degna.

Uopo non t’era a ciò chiamarmi : il saiCh’ io non ti son più figlio.— Echilo, vieni:

D’iniquo loco usciamo.

demarista

Ah! no... T’arresta...

Uscir non dei.

TIMOLEONE

Lasciami: uscirne io voglio;

Nè in eterno tornarvi. Esiglio, e morte,

Ed onta, e strazj io voglio, anzi che serva