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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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MEROPE

In quella notte orribile, che in braccioIo tei ponea:.. Mai più tu noi vedrai...

Con sue picciole mani ei mi avvinghiavaSi strettamente il collo; o ciel! pareaQuasi il sapesse, che per sempre ei m’eraTolto.— Tre lustri in rio timor vissuti,

In pianto, in vana speme, ove son iti?

Di Polifonte l’odioso aspetto,

Da me sofferto; e tanti affanni e tanti;

Perch’io tutto perdessi a un trailo poscia?

Ed in qual modo!... E agli occhi miei!.. Per manoD’un vile... Oimè! di sepoltura privo...

Figlio, deh! figlio, almen tuo corpo esangueDato mi fosse! Infra gli amplessi, e il pianto,Potessi almen... sul tuo corpo morire!...

POLIDORO

Ed io,... (re lustri di paterna curaVedermi tor cosi? Misero! io vengoA trafiggerti il core... Eppur,... tacerloTel potev’ io?

MEROPE

Morire; altro non resta...

SCENA Ilio

POLIFONTE, MEROPE, POLIDORO

POLIFONIE

Di nuovo pianto, e inusitate strida

10 vengo al suon: che fia?—Chi sei tu, vecchio?Che mai recasti?

MEROPE

Or via, vieni, o tiranno,

Di pianto al suon; di pianto, qual già udiviIn questa reggia stessa, il di che morteSeguia tuoi passi. O tu, che il cor ti pasciDell’altrui pianto, or godi: al fin del luttoOrba mi vedi.

POLIFONIE

Ah ! — Rimaneati dunqueQuel figlio, che negavi?

MEROPE

Oh mal accorto

Tiranno tu I creder potevi spento

11 mio figliuol, poich’ io vivea? Qual vitaTraessi, il sai; sempre a vederti astretta-si ; vivo egli era; io lei celava; e in pettoUnica speme io racchiudea, che un giornoQui il rivedrei terrore alto degli empj,

Fulmin del ciel, vendicator del padre,

Dei fratelli, di me, del soglio avito. —

Se ciò non era, un solo istante io maiUdito avria tuoi detti, a me più crudi,

Quando offri pace ed esecrande nozze,

Che in minacciarmi aspro servaggio, e morte?

POLIFONIE .

Tal dai mercede a chi del trono a parteVoleati? O donna, io che tiranno m’odoNomar da le, men di te crudo io sono.

Sapeva io, sì, vivo sapea il tuo figlio;

Nè m’ingannasti... Ma, per ora io scusoIl duol tuo giusto: un dì verrà poi forse...—Ma, certa sei di tal novella? Ov’ eraQuesto tuo figlio? e donde vien costui,

Che messaggero?... Oh? non m’ è nuovo affatto11 tuo volto; mi pare...

POLIDORO

A te son noto:

Mirami fiso; del tuo re CresfonteSpesso m’ hai visto al fianco. PolidoroSon io: Messene abbandonai, quand’altriLa serva fronte a usurpator piegava.

Ravvisami: più bianco è ver eh’ io recoDagli anni il crine; e più curvato il tergo;

E tinto in morte dagli stenti e angosceII volto: ma pur sono ognor lo stesso;

Ognor nemico a te più fero. Ho salvoL’unico figlio del mio re : nudrito,

Educato 1’ ebb’ io ; per lui lasciataHo la natal mia terra: e le perduteRicchezze, e onori, e la per lui perdutaDolce patria, più a grado eranmi assai,

Che ogni alto stato, e 1’ obbedir tiranno.—

Ahi lasso me, che con lui non spirava!...

Se del passato aver vendetta brami,

Di me la prendi : in libertà dolersiMerope lascia: e di mia trista vita,

Che spenta è ornai, me sciogli. Altro non duoimi,Che il non poter dar oggi i più verdi anniAl sangue de’miei re ; ma, tal eh’ io 1’ offro,Questo mio tremolante capo, il prendi.

POLIFONIE

Pietà mi fai, non ira : assai ben festiD’importi esiglio. A suddito ribellePena non altra io do. Non del sottrattoFanciul, chè pur fu generosa 1’ opra,

Ma del fin scellerato, a che il serbavi,

Colpevol sei. T’ era mesti er quel giornoCh’io sconfissi in battaglia il signor tuoTormi, quel di, la vita in campo; o alloraMorir per lui. — Pure il passato io voglioOr del tutto obliar... Ma, finta nuovaNon rechi ad arte forse? Or narra, quando,Dove, come ei moria...

MEROPE

Saperlo estinto,

A te non basta? anco vederlo forseVorresti ? e il vile tuo tremante coreRassicurar con tal feroce vista?

E una madre veder sul morto figlioSparger pianto di sangue ? Or va ; dal fiume,Ove onorata no, ma queta tombaEgli ha, ritrailo , e in Messene strascinalo:Strazj, cui dar non gli potesti vivo,

Estinto gli abbia; va. Quei, che trafittoFu dianzi, era il mio figlio.

polifonie .

E fia eh’ io ’l creda t

Eri tu seco? di. Come?...