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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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ATTO TERZO

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MEROPE

Oh quai diversi affetti

Al tuo parlar provo ad un tempo! Ahi dove,Dove sei, figlio?... E il ver mi narri? ei degnoCrescea degli avi?

POLIDORO

Degno? Oh ciel ! più ardilaIndole mai, più nobil, più sincera,

Più modesta io non vidi ; e di personaSi ben formato ; e si robusta tempra ;

E cosi maschio aspetto; e cor si umano: —

E che non era in te? Di mia vecchiezzaSollievo solo ; in te vivea T anticaMia consorte; in te solo anch’io vivea:

Ben altro a noi, che figlio... Ah ! se tu vistoFra noi lo avessi!... Quasi in cor sentisseGli alti natali suoi, con dolce imperoEi ci reggeva a voglia sua: ma sempreEran sue voglie e generose e giuste. —

Ah! mio figliuol, rimembrar non ti posso,'Senza che il pianto dagli occhi trabocchi.

MEROPE

... E me pur fai tu lagrimare a un tempoDi gioia e di dolore. Oh cielo!... e quando11 rivedrò? deh, quando?... O figliuol mio,Degg’io saper tuoi pregi tanti, or mentreSaper non posso ove ti aggiri?

POLIDORO

Oh! quanta,

Qual pena m’era il non poterti mai,

Fuorch’ei vivea, far nulla intender d’esso !

Ma periglioso era il fidarsi: appena11 convenuto segno osai mandarti,

Per farti udir ch’ei me lasciato avea,

E ch’io poscia il cercava.

MEROPE

Ahi segno infausto!

Ah, giunto mai tu non mi fossi !... Io paceMai più non ebbi da quel di... Che dico ?Pace?...Ah! non sai... Dubbi e terrori orrendiA mille a mille, e false larve, o vere,M’agitan sempre. Al sonno io più non chiudoPalpebra mai: ma se natura, vintaPur da stanchezza, un cotal po’richiamaA quiete i miei sensi, orridi sogni ,

Più mi travaglian, che le lunghe veglie.

Or lo vegg’ io mendico andarsen solo,Inesperto, in balia di cieca sorte;

Sotto misere spoglie, a scherno presoDai grandi alteri, e di repulse infamiAvvilito... Oimè misera!... Or lo veggioDi iw» r fremente infra 1’ onde mugghianliPresso a morire ; or di servii catenaCarco le mani e i piè; da rei sicarjOra assalito, e straziato, e ucciso...

Oh ciel!... mi balza ad ogni istante il core;

A ogni uomo ignoto , che di ria fortunaProvato ha strai, penso eh’ è il figlio ; e tremo,E il credo, e agghiaccio: e d’un martir non esco,Se iii un peggior non entro. — II crederesti ?

Un giovinetto, che del fiume in rivaIeri in privala rissa ucciso cadde,

Poi fu nell’onda per timor scagliatoDall’uccisor, turbò miei spirti; e ancoraLi turba. Era straniero...

POLIDORO

Ucciso?.. Ieri?...Straniero?... in riva?... Oh ciel !...

MEROPE

Ma che ! tu tremi?Dimmi,... forse il mio dubbio?.. Oimè!.. tu piangi?...Impallidisci ?... in piè li reggi appena ?...

POLIDORO

Misero me! che far degg’io? che dirle?...

MEROPE

Fra te che parli ? A me parla.—Che pensi ?

Che sai ? che temi ? Udir vogl’io: deh ! traramiDi dubbio; su...

POLIDORO

Parlar non posso;...e voce...

Mi manca,... e lena...

MEROPE

Inorridisco— Ardire

Già più non ho di chiederti...Ma , il voglio;Sapere il vo’. Che più rimango in vita,

Se madre ornai non sono ? Or di; tu il sai:L’ucciso...

POLIDORO

Io nulla so.

MEROPE

Parla; l’impongo;

POLIDORO

...Donna,... conosci... questo... cinto?

MEROPE

Oh vista !

Di fresco sangue egli è stillante?... Oh cielo!

È di Cresfonle il cinto... Intendo... Io., manco..

POLIDORO

... In riva al fiume, al raggiornare, or dianzi

10 ’l ritrovava sepolto nel sangue:

Uom fuvvi ucciso; ah! non v’ ha dubbio; egli era

11 figlio tuo.

MEROPE

... Qual morte!... Oh rio destino!...Ed io vivo? — Ma tu, cosi guardastiUn tanto pegno ? Ahi folle! in chi riposiMie speranze , mia vita ! al di lui fiancoForse tu starti non dovevi sempre ?

Qual ferro lui potea svenar, che priaTua lunga inutil vita non troncasse ?

Me servivi cosi? cosi l’amavi?— —

Ma; oimè 1 tu piangi ? e non rispondi? Ah ! colpaDel fato è sol; deh ! mi perdona: io sonoMadre... Ah no! più noi son... Morire...

POLIDORO

lo merlo

Misero me ! tutto il tuo sdegno... EppureSa il ciel, s’io colpa...

MEROPE

Ah ! mel diceva il core.,.