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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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MARIA STUARDA

ARRIGO

E pon, eh’ io 1’ abbia;

Poscia il serbarlo...

ORMONDO

Io-te Io serbo. Al fiancoD’ Elisabella ei crescerà: gli fiaElla più assai che madre. Ivi altamenteNudrirassi a regnar; sol ch’io pervengaA trafugarlo, e ti vedrai tu tostoSignor del tutto. Reggitor sovranoDi questo reguo pel crescente figlioElisabetta proclamar faratti;

Potrai tu quindi alla tua sposa parteDare qual più vorrai; quella che appuntoMerlar parratti.

ARRIGO

— Assai gran trama è questa...

ORMONDO

Spiaceti?

ARRIGO

No; ma scabra parmi.

ORMONDO

Ardisci ;

Lieve si fa.

ARRIGO

Troppo parlammo. Or vanne:Vo’ meditarvi a posta mia.

ORMONDO

Fra poco

Dunque a (e riedo: il tempo stringe...

ARRIGO

A notte

Già ben oltre avanzala, a me ritorna,Quanto più ’l puoi, non osservato.

ORMONDO

Ai cenni

Tuoi ne verrò. Pensa frattanto, o Arrigo,Che il colpo, allor ch’egli aspettato è meno,Più certo è sempre : e che ragion di statoIl vuole; e eh’util sei per trarne, e laude.

SCENA III.

ARRIGO

Laude trarronne, ov’io ’I vantaggio n’abbia.—Gran trama è questa, e può gran danno uscirne...Ma pur, qual danno? Ove a me nulla giovi,

A tal son io, che nulla ornai mi nuoce...

Chi vien? Che cerca or qui da me costui?

SCENA IV.

ARRIGO,BOTUELLO

ARRIGO

Che vuoi da me? Forse gli usati omaggiRechi al non tuo signore?

BOTUELLO

Io pur li sono,

Benché mi sdegni, suddito ognor fido.

A te mi manda la regina: eli’ode,

Che tu, quasi d’oltraggio, alta querelaFai risonar dell’ assegnato ostello.

Or sappi, eh’ ella ivi albergar pur ancoTeco in breve disegna: a un tempo dirtiDeggio...

ARRIGO

Assai più che la diversa stanza,

Duoimi il veder, che riferita vengaOgni parola mia: pur non m’è nuovaTal cosa. Or va; dille, che s’io tenermiDi ciò non debbo offeso, a me ne fia,

Se non credula più, più almen gradita,

Dalla sua propria bocca la discolpa;

E non per via di nunzio...

BOTUELLO

Ove più alquanto

Benigno a lei 1’ orecchio tu porgessi,

Signor, ben altro di sua bocca udresti:

Nè scelto io fora messaggier: ma, temeElla, che a te i suoi detti...

ARRIGO

Ella co’ detti

Spiacermi teme; e in un, coll’opre, il brama.BOTUELLO

T’inganni. Io so quant’ ella t’ami; e in prova,Io, benché a le sgradito, io, benché a tortoA te sospetto, or mi addossai di fartiTale un messaggio, che affidarlo ad altriNon vorria la regina: e tal, che udirloTu pure il dei; nè di sua bocca il puoteMaria spiegar: cosa, che a dirsi è dura,

Ma che pur segno ella è d’ amor non lieve,

Se detta vien, qual me l’impone, in guisaDi amichevol rampogna.

ARRIGO

Arbitro vieni

D’ascosi arcani tu? — Ma tu, chi sei?

BOTUELLO

...Poiché obliar vuoi di Dumbar la fuga,Donde, spenti i ribelli, entrambi voiQui ricondussi in vostro seggio; io sonoTal, ch’or favella, perchè il dir gli è imposto.

ARRIGO

Non mi è 1’ udirti imposto.

BOTUELLO

Altri pur odi.

ARRIGO

Che parli? Altri?... Che ardire?,..

BOTUELLO

In queste soglie

Tradito sei; ma uon da chi tu il pensi.

Più che a noi tutti, a te dovria sospettoUn uom parer, cui d’oratore il nomeA perfidia impunita è invito e sprone.

Messo di pace a noi non viene Ormondo;

E a lungo pur tu T odi; e a lui...