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MARIA STUARDA
ARRIGO
E pon, eh’ io 1’ abbia;
Poscia il serbarlo...
ORMONDO
Io-te Io serbo. Al fiancoD’ Elisabella ei crescerà: gli fiaElla più assai che madre. Ivi altamenteNudrirassi a regnar; sol ch’io pervengaA trafugarlo, e ti vedrai tu tostoSignor del tutto. Reggitor sovranoDi questo reguo pel crescente figlioElisabetta proclamar faratti;
Potrai tu quindi alla tua sposa parteDare qual più vorrai; quella che appuntoMerlar parratti.
ARRIGO
— Assai gran trama è questa...
ORMONDO
Spiaceti?
ARRIGO
No; ma scabra parmi.
ORMONDO
Ardisci ;
Lieve si fa.
ARRIGO
Troppo parlammo. Or vanne:Vo’ meditarvi a posta mia.
ORMONDO
Fra poco
Dunque a (e riedo: il tempo stringe...
ARRIGO
A notte
Già ben oltre avanzala, a me ritorna,Quanto più ’l puoi, non osservato.
ORMONDO
Ai cenni
Tuoi ne verrò. Pensa frattanto, o Arrigo,Che il colpo, allor ch’egli aspettato è meno,Più certo è sempre : e che ragion di statoIl vuole; e eh’util sei per trarne, e laude.
SCENA III.
ARRIGO
Laude trarronne, ov’io ’I vantaggio n’abbia.—Gran trama è questa, e può gran danno uscirne...Ma pur, qual danno? Ove a me nulla giovi,
A tal son io, che nulla ornai mi nuoce...
Chi vien? Che cerca or qui da me costui?
SCENA IV.
ARRIGO,BOTUELLO
ARRIGO
Che vuoi da me? Forse gli usati omaggiRechi al non tuo signore?
BOTUELLO
Io pur li sono,
Benché mi sdegni, suddito ognor fido.
A te mi manda la regina: eli’ode,
Che tu, quasi d’oltraggio, alta querelaFai risonar dell’ assegnato ostello.
Or sappi, eh’ ella ivi albergar pur ancoTeco in breve disegna: a un tempo dirtiDeggio...
ARRIGO
Assai più che la diversa stanza,
Duoimi il veder, che riferita vengaOgni parola mia: pur non m’è nuovaTal cosa. Or va; dille, che s’io tenermiDi ciò non debbo offeso, a me ne fia,
Se non credula più, più almen gradita,
Dalla sua propria bocca la discolpa;
E non per via di nunzio...
BOTUELLO
Ove più alquanto
Benigno a lei 1’ orecchio tu porgessi,
Signor, ben altro di sua bocca udresti:
Nè scelto io fora messaggier: ma, temeElla, che a te i suoi detti...
ARRIGO
Ella co’ detti
Spiacermi teme; e in un, coll’opre, il brama.BOTUELLO
T’inganni. Io so quant’ ella t’ami; e in prova,Io, benché a le sgradito, io, benché a tortoA te sospetto, or mi addossai di fartiTale un messaggio, che affidarlo ad altriNon vorria la regina: e tal, che udirloTu pure il dei; nè di sua bocca il puoteMaria spiegar: cosa, che a dirsi è dura,
Ma che pur segno ella è d’ amor non lieve,
Se detta vien, qual me l’impone, in guisaDi amichevol rampogna.
ARRIGO
Arbitro vieni
D’ascosi arcani tu? — Ma tu, chi sei?
BOTUELLO
...Poiché obliar vuoi di Dumbar la fuga,Donde, spenti i ribelli, entrambi voiQui ricondussi in vostro seggio; io sonoTal, ch’or favella, perchè il dir gli è imposto.
ARRIGO
Non mi è 1’ udirti imposto.
BOTUELLO
Altri pur odi.
ARRIGO
Che parli? Altri?... Che ardire?,..
BOTUELLO
In queste soglie
Tradito sei; ma uon da chi tu il pensi.
Più che a noi tutti, a te dovria sospettoUn uom parer, cui d’oratore il nomeA perfidia impunita è invito e sprone.
Messo di pace a noi non viene Ormondo;
E a lungo pur tu T odi; e a lui...