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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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ATTO TERZO

Che «fogni mal son fonie. A nulla io quindi,Fra quanto imprender pur potrei, mi appiglio :E spontaneo prescelgo irmene in bando.

ORMONDO

Che vuoi tu fare, o re? S’io dir tei debbo,Peggior del mal questo rimedio panni.

ARRIGO

Tal non mi pare: e spero abbia a tornarnePiù danno altrui, che non a me vergogna.

ORMONDO

Ma, non sai tu, che un re fuor di suo seggio,Più che a pietà, vien preso a scherno? E ov’egliPietà pur desti, può appagarsen mai?

ARRIGO

Che vai superbia, ove di possa è vuota?

Non obbedito re, minor d’ogni uomoIo son qui ornai.

ORMONDO

Ma, di privato i drittiForse racquisti in mutar cielo? o il nomeDi re ii togli? Ah ! poiché ardir men porgiCol tuo parlar, ch’io ten convinca or soffri.—■Dove indrizzar tuoi passi? in Gallia? pensa,

Ch’ ivi e di sangue e d’amistà congiuntaLa regia stirpe è con Maria; che tuttiFan plauso a lei colà, dove de’ molliCostumi loro ella da pria s’imbevve.

Colà di Roma un messaggier, munitoDi perdonanze e di veleni, stassiPresto ad invader , se gtien dai tu il campo,Questo infelice regno. A’ tuoi nemiciDatti preso tu stesso: e reo saprannoFarti essi tosto...

ARRIGO

Ed agli amici in mezzo

Fors’ io qui sto?

ORMONDO

Stai nel tuo regno. — IndarnoTi aggiungerei, come l’Ispano infido,

L’Italo imbelle, asii mal certo 1’ uno,

Infame 1’ altro, a te sarian: più dico;

( E vedrai quindi se verace io parli )

Dal ricovrarti a Elisabetta appressoIo primier ti sconsiglio.

ARRIGO

E asii mi fora,

Terra, ov’ io fui da libertà diviso?

Ciò non mi cade in mente : ivi raltiensiA forza ancor la madre mia...

ORMONDO

Noi vedi

Chiaro or per te? la madre tua sarebbeQui men secura e libera, d’assai.

Noi niego; avversa Elisabetta avesti;

Ma si cangian coi tempi anco i consigli.

Vide appena di voi nascer 1’ eredeDel suo non men, che del materno regno,Ch’ella, appieno placata, ogni sua miraRivolse in lui, quasi a sua prole; e schivaQuindi ognor più di sottoporsi eli’ eraAlfieri

Al maritale giogo. Udendo poscia,

Che da Maria tenuto eri in non cale;

Che i non schiavi di Roma erano oppressi,E che col latte il regio pargolettoSuperstiziosi error bevendo andava,

Forte glien dolse. Or quindi ella m’impone,Che se Maria vèr te modi non cangia,

10 mi volga a te solo; e mezzi io t’offra,

( Di sangue no, che al par di te lo abborre )Ma tali, onde tu stesso al chiaror priscoT’abbi a tornare. — In un, libero farli;

La mia sovrana compiacere; il figlioPiù in alto porre, ed in più slabil sorte;Trar d’inganno Maria; tuoi rei nemiciAnnichilar: ciò tutto, ove tu il vogli,

Tosto il potrai.

ARRIGO

Che parli?

ORMONDO

Il ver: tu solo

Puoi far ciò ch’ altri nè tentar pur puote.

11 regio erede, il tuo figliuol fia ’l mezzoDi tua grandezza, e in un di pace...

ARRIGO

Or, come?...

ORMONDO

Servo ei s’educa a Roma in queste soglie;

Ei che seder sovra il britanno tronoPur debbe un di. Ciò di mal occhio han vistoElisabetta, e il regno suo: recentiSon nella patria mia le piaghe ancora,

Onde, insligata dall’ispan Filippo,

Altra Maria Io afflisse. Odio profondo,

Eterno, e tale in noi lasciò la ispanaDevota rabbia, che morir vuol priaCiascun di noi, che all’ abborrita crudaReligion di sangue obbedir mai.

Forza fia pur, che il tuo figliuol si stacchiDal roman culto, il dì che al soglio nostroEi salirà: non fia ’l miglior per tuttiCh’egli in error, cui dee lasciar, non cresca?

ARRIGO

Chi ’l niega? E tu, credi me forse in coreLigio a Roma più eh’ altri? Ma il mio figlio,Cui pur anco il vedere a me si vieta,

Come educarlo a senno mio?...

ORMONDO

Ma tutto,

Tutto otterresti, se in poter tuo pienoLo avessi tu.

ARRIGO

Quindi ei m’è tolto.

ORMONDO

E quindi

Ritor tu il dei.

ARRIGO

Veglian custodi.

ORMONDO

Deludere, comprare...

E’ puonsi

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