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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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LA CONGIURA DE’PAZZI

PBRSOIT A90I

LORENZO

GIULIANO

BIANCA

GUGLIELMO

RAIMONDOSALVIATIUomini d’ arme

Scena — II palazzo della Signoria in Firenze.

ATTO PRIMO

SCENA I.

GUGLIELMO, RAIMONDO

RAIMONDO

Soffrire, ognor soffrire? altro consiglioDarmi, o padre, non sai? Ti sei tu fattoSchiavo or cosi, che del mediceo giogoNon senti il peso, e i gravi oltraggi, e il danno?

GUGLIELMO

Tutto appien sento, o figlio; e assai più sentoIl comun danno, che i privati oltraggi.

Ma pur, che far degg’ io? ridotti a taleHa il parteggiare i citladin di Flora,

Ch’ ogni moto il più lieve, a noi funesto,

Pia propizio ai tiranni. Infermo stato,

Cangiar noi puoi (pur troppo è ver!) che in peggio.

RAIMONDO

Dimmi, deh! dove ora è lo stato? o se havvi,Come peggior si fa? Viviam noi forse?

Vivon costor, che di paura pieniE di sospetto, e di viltà, lor giorniStentati e infami traggono? Qual dannoNascere ornai ne può? che in vece forseDel vergognoso inefficace pianto,

Ora il sangue si spanda? E che? tu chiamiUn tal danno il peggior? tu , che gli antichiTempi, ben mille volte, a me fanciulloAlfieri

Con nobil gioia rimembravi, e i nostriDeplorando, piangevi; al giogo, al pariD’ogni uom del volgo, or la cervice inchini?

GUGLIELMO

Tempo già fu, noi niego, ov’io pien d’ira,D’insofferenza, e d’alti spirti, avreiPosto in non cal ricchezze, onori, e vita,

Per abbassar nuovi tiranni insortiSu la comun rovina : al giovenileBollor lutto par lieve; e tale io m’era.

Ma, il trovar pochi, o mal fedeli amiciAi gran disegni; e il vie più sempre saldaD’uno in allr’ anno veder radicarsiLa tirannide fera; e 1’esser padre;

Tutto volger mi fea pensiero ad arti,

Men grandi, ma più certe. Io de’ tiranniStalo sarei deboi nemico, e invano:

Quindi men fea congiunto. Allor ti diediLa lor sorella in sposa. Ornai securiDi libertà più non viveasi all’ ombra;

Quindi le volli, e i tuoi venturi figli,

Sotto le audaci spaziose penneDelle tiranniche ali in salvo porre.

RAIMONDO

Schermo infame, e mal certo. A me non duoleBianca, abbenchè sia dei tiranni suora;

Cara la tengo, e i figli eh’ ella diémmi,

Benché nipoti dei tiranni, ho cari.

Non dei fratelli la consorte incolpo;

Te solo incolpo, o padre, di aver misto

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