ATTO PRIMO
2St
Vuoi tu, eh’ io tal non sono? 11 sai, se nullaValse a frenar mio sdegno, ognor tuoi prieghiValsero, o Bianca, a ciò; tuoi soli prieghi,
L’amor tuo casto, e il luo materno pianto.Dolce compagna io t’estimai, non suoraDe’miei nemici... Ma, li par fors’oggi,
Ch’io tacer debba ancora? oggi, che tolta,Senza ragion , slammi per esser questaMia popolare dignità? che in bandoIrne dovrem da questo ostel, già sacroDi libertade pubblica ricetto?
BIANCA
Possenti sono; a che inasprir co'detti
Chi non risponde, ed opra? Assai può meglio,
Che lue minacce, il tuo tacer placarli.
RAIMONDO
E placarli vogl’io?... — Ma, nulla valeA placargli oramai...
BIANCA
Nulla? d’un sangue
Non io con loro?...
RAIMONDO
Il so; duolmene; taci ;
Noi rimembrare.
BIANCA
E che? men caro forseMi fosti, o sei, perciò? Non sono io presta,Ove soffrir gl’ imperi lor non vogli,
A seguirti dovunque? o, se 1’ alteraAlma tua non disdegna aver di paceSlromento in me, son io per te men prestaA favellar, pianger, pregare, ed ancoA far, se il deggio, a’ miei fratelli forza?
RAIMONDO
Per me pregare? e chi pregar? tiranni? —
Tu il pensi, o donna?e ch’io il consenta, speri?
BIANCA
Possanza hai tu , ricchezze, armi, seguaci,Onde a lor far tu apertamente fronte?...
RAIMONDO
Pari al lor odio, in petto io l’odio uutro;Maggior d’ assai l’ardire.
BIANCA
Oimè ! che parli?
Tenteresti tu forse?... Ah! perder puoiE padre, e moglie, e figli, e onore, e vita...
E che acquistar puoi tu? Lusinga in coreNon accogliere ornai : desio veraceDi prisca intera libertà non entraIn questo popol vile : a me tu il credi.
Credi a me; nata ed allevata io in gremboDi nascente tirannide, i sostegniIo ne so tutti. A mille a mille i serviTu troverai, nel lor parlar feroci,
Vili all’ oprar, nulli al periglio; od attiSolo a tradirti. Io snaturata e crudaTanto non son, che i miei fratelli abborra;
Ma gli ho men cari assai, da che li veggoA te si duri ; e i lor superbi modiSpiaccionmi assai. Se alla funesta scelta
Fra loro e te mi sforzi ; a te son moglie,
Per te son madre; oppresso sei; non posso,
Nè vacillar degg’ io. Ma tu, per ora ,
Deh ! non risolver nulla: a me la impresaDi farti almen, se belo no, securo,
Lasciala a me; ch’io ’l tenti almeno. Io forseAppien non so, come a tiranno debbaDi un cittadino favellar la sposa?
Fors’io non so, fin dove allo non lieviRagioni unir non bassi preghi io possa?
Son madre, e moglie, e suora; in chi ti affidi,Se in me non fidi?
RAIMONDO
Oh cielo! il parlar tuoMi accora, o donna. Anch’io pace vorrei,
Ma, con infamia, no. Che dir potrestiPer me ai fratelli? ch’io non merto oltraggi?Ben essi il san; quindi mi oltraggian essi:
Ch’ io non soffro le ingiurie ? a che far notoCiò che dal sol mio labro saper denno?
BIANCA
Ah!... Se a loro tu parli,... oimè!...
RAIMONDO
Che temi?
Cangiarmi, è vero, io l’alma ornai non posso;Ma so tacer, se il voglio. In mente ho sempreTe, Bianca amala, e i figli miei: s’io nacquiImpetuoso, intollerante, audace,
Non perciò mai molto nè cenno a casoIo fo : ti acqueta ; anch’ io vo’ pace.
BIANCA
Eppure
Ti leggo in volto da fera tempestaSbattuto il core... Ah! non vegg’io forieriDi pace in te.
RAIMONDO
Lieto non son; ma crudiDisegni in me non sospettare.
BIANCA
Nè so perchè...
Io tremo;
RAIMONDO
Perché tu m’ami.
BIANCA
Oh cielo!
E di che amore!... A vera gloria il campoDeh, concesso or li fosse!... Ma, corrottaEtà viviam: gloria è il servir; virlude,L’amar sè stesso. Or, che vuoi tu? cangiarciUom sol non puote: e altr’uom che te, non conti.
RAIMONDO
Perciò mi rodo, e perciò... taccio.
BIANCA
Or vieni-
Volgiamo altrove il piede: in queste stanzePorre tal volta il seggio lor son usiI miei fratelli...
RAIMONDO
Il so; quest’ è il recesso,
Ove l’orecchio a menzognere Iodi