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ATTO
Da invidia te ? ciò che non fesli, imprendi.Fingi d’amarlo ; ogni pietà ne hai tolta :Promovil ; campo a Largo errar gli dai :Premialo; ingrato e traditor fia tosto.
Cosi vendetta colorir si puote
Di giusta pena; in un così s’ ottiene
Di prence il frutto, e d’ uman sire il nome.
COSIMO
Col tuo consiglio anco si regna, o Piero;
Ma, più regale io quel di Diego estimo.
Senza atterrire od ingannar, tenersiSoggetto F uom, ben chi sei crede è stolto.
Poco bensì di un figlio , e men di un prenceRavviso i sensi in te, Garzia : tu parliA Cosmo re del cittadino Cosmo ?
Tu vuoi, ch’io in trono il reo destin rimembri?—Ed io ’l vo’ far , col prevenir d’avversaFortuna i colpi. —Or, qual linguaggio è il tuo?Nomi il timor, prudenza? umano chiami,
L’esser debole e vile ? e allor eh’ io chieggioCome il mortai nemico mio si spenga,
Com’ io deggia salvarlo a me tu insegni ?
DIEGO
Garzia minore, e ad obbedirmi nato ,Maraviglia non fia se al trono pariL’animo in sé non serra ; e s’ei privateVirtù professa, o finge...
GARZIA
Una pur sempre
Fia la virtude ; e in trono , e fuor, sola una.Richiesto , io dissi il pensier mio : se un’ almaQual mostri, è d’ uopo ad aver regno, io godoDi non attender regno : e , s’io pur nacqui,Come tu il dici, all’ obbedire , io voglioPure obbedir , ma a tal, che imperar sappia...COSIMO
E son quell’ io, finora : e tu , rimembra ,
Ch’ io so farmi obbedire : ama e rispetta ,Quanto me, Diego.—In voi, gli animi vostri,Non consiglio, cercai. Vidi, conobbi,
Udii: mi basta.—A voi, nei detti ed opre ,
E nei pensieri, io solo ornai son norma.
SCENA II.
DIEGO , PIERO, GARZIA
GARZIA
Ren più che ai detti, ei ne potea dall’ opreScerner tra noi. — Ma pur, non duoimi al padreL’aver schiuso i miei sensi : un po’ men rattoAl labro forse , ciò che in cor si serra,
Correr dovrebbe ; ma finor quest’ arteUa mia non è ; nè più 1’ apprendo ornai.
DIEGO
Ch’ altro manca più a Cosmo? entro sua reggia,Tra i propri figli allo un censore ei trova,
Che a regnare gl’ insegna.
Alfieri
PRIMO
GARZIA
Or, che paventi ?
Più di me sempre gli sarai tu accetto.
Il più gradito al re fia quei, che porreSuo consiglio e ragion più sa nel brando.
PIERO
Sdegno fra voi trascorrer dee lant’ oltre ,Perchè dispari è la sentenza? Io pureDa voi dissento; e non, per ciò, men v’ amo.Fratelli, figli e sudditi d’un padreNoi siam pur tutti: or via...
GARZIA
Pensi a sua postaCiascun di noi: non cerco io lode; e biasmoNon reco altrui. Dico bensì, che tuttoPorterem noi del pubblio’ odio il graveTerribil peso, o sia che Cosmo eleggaForza adoprare, o fìnzion: da questaLo sprezzo altrui, l’ira dall’ altra nasce;
La vendetta da entrambe.
DIEGO
Oh! saggio, e grande,Certo sei tu : moderator ti piacciaSeder di nostra giovinezza. — Or, quandoTacerai tu? Ben noto eri già al padre,
Da lui già in pregio, e qual tei merli, avuto.Va; se in tenebre godi, oscuro vivi:
Ma, poiché nulla al chiaror nostro aggiungi,Non ci far di te almen spiacevol ombra.
GARZIA
Ciò che splendor tu chiami, infamia, il chiamo. —Ma, a voi non toglie il mio parlar la pace,
Che in voi non è : pace assai mal si mercaColle pubbliche grida, e mal col sangueDell’ innocente cittadino. Io nascoStranier fra voi; ma, poi ch’io pur vi nasco,Non mai sperate eh’ io a voi taccia il vero.
PIERO
No, tu non sei, Garzia, nemico al padre :Dunque, perchè di chi l’offende amico?
GARZIA
Del giusto, amico; e di nuli’altro. Io parloA voi cosi; ma, con gli estranei, taccio.
Io creder vo’, che un sol signor più giovi,
Dove ei stia pur del naturai dirittoEntro il confm; ma tirannia?... l’abborro;
E assai 1’ adopra il padre mio, pur troppo !
Più del suo onor, che di sua possa, io sempreTenero fui : di vero amore io l’amo.
Se nulla in lui giammai varran miei preghi,Tutti a scemar la tirannia fien volti,
DIEGO
Ed io, (se valgo) a vie più accrescer sempreSacro poter, che un temerario ardisceTacciar d’ingiusto, io volgerò pur tuttiGli sforzi miei.
GARZIA
Degna è di te la impresa.
DIEGO
Mi oltraggi tu ? Ben li farò...
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