PRIMO
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ATTO
Fintatilo alraen che di guerriera trombaEcheggi il monte. Oggi, a battaglia stimoVenir fia forza.
DAVID
Opra di prode vuoisiQuasi insidia, celar? Saul vedrammiPria del nemico. Io, da confonder reco,
Da ravveder qual più indurato pettoMai fosse, io reco: e affrontar pria vo’l’ iraDel re, poi quella dei nemici brandi. —
Re, che dirai, s’io, qual tuo servo, piegoA te la fronte? io di tua figlia sposo,
Che di non mai commessi falli or chieggoA te perdono: io difensor tuo prisco,
Ch’ or nelle fauci di mortai periglioCompagno, scudo, vittima, a te m’ offro. —
Il sacro vecchio moribondo in Rama,
Vero è, mi accolse; e parlommi, qual padre:E spirò fra mie braccia. Egli già un tempoSaulle amava, qual suo proprio figlio :
Ma, qual ne avea mercede? — Il veglio sacro,Morendo, al re fede m’ingiunse e amore,
Non men che cieca obbedienza a Dio.
Suoi detti estremi, entro il mio cor scolpitiFino alla tomba in salde note io porlo.
« Ahi misero Saul ! se in te non torni,
» Sovra il tuo capo altissima ira pende »
Ciò Samuel diceami. — Te salvoAlmen vorrei, Gionata mio, te salvoDallo sdegno celeste: e il sarai, spero:
E il sarem tutti; o in un Saul, che ancoraPuò ravvedersi. — Ah! guai, se Iddio dall’etraIl suo rovente folgore sprigiona !
Spesso, tu il sai, nell’alta ira tremendaRavvolto egli ha coll’ innocente il reo.Impetuoso, irresislibil turbo,
Sterpa, trabalza al suol, stritola, annullaDel par la mala infetta pianta, e i fiori,
Ed i pomi, e le foglie.
GIONATA
— Assai può David
Presso Dio, per Saul. Te ne’miei sogniHo visto io spesso, e in (al sublime aspetto,Ch’ io mi ti prostro a’ piedi. — Altro non dico;Nè più dei dirmi. Infin eh’ io vivo, io giuroChe a ferir te non scenderà mai brandoDi Saul, mai. Ma, dalle insidie vili...
Oh cieli... come poss’ io?... Qui, fra le mense,Era le delizie, e l’armonia del canto,
Si bee talor nell’ oro infido morte.
Deh! chi ten guarda?
DAVID
D’Israele il Dio,
Se scampar deggio; e non intera un’oste,
Se soggiacer. — Ma dimmi: or, pria del padre,Veder poss’ io la sposa ? Entrar non debboCà, fin che albeggi...
GIONATA
E fra le piume aspettaEors’ella il giorno? A pianger di te meco
Viene ella sempre innanzi 1’ alba; e preghiPorgiam qui insieme a Dio per l’egro padre. —Ecco; non lungi un non so che biancheggia:Forse, ch’ella è: scostati alquanto; e l’odi:Ma, se altri fosse, or non mostrarti, prego.
DAVID
Cosi farò.
SCHIVA III.
MICOL, GIONATA
MICOL
Notte abborrita, eternaMai non sparisci?... Ma, per me di gioiaRisorge forse apportatore il sole?
Ahi lassa me! che in tenebre incessantiVivo pur sempre! — Oh! fratei mio, più rattoDi me sorgesti? eppur più travaglialo,
Certo, fu il fianco mio, che mai non posa.Come posar poss’io fra molli coltri,
Mentre il mio ben sovra la ignuda terra,Fuggitivo, sbandito, infra coviliDi crude fere, insidiato giace?
Ahi d’ ogni fera più inumano padre !
Saul spietato! alla tua figlia togliLo sposo, e non la vita? — Odi, fratello;
Qui non rimango io più: se meco vieni,
Dell’opra fai; ma, se non vieni, andrónneA rintracciarlo io sola: io David voglioIncontrare, o la morte.
GIONATA
Indugia ancora;
E il pianto acqueta: il nostro David forseIn Gelboè verrà.
MICOL
Che parli? in loco,
Dov’ è Saul, David venirne?...
GIONATA
In loco
Dov’ è Gionata e Micol, tratto a forzaDal suo ben nato cor fia David sempre.
Noi credi tu, che in lui più assai l’amoreChe il timor possa? e maraviglia avresti,
S’ei qui venirne ardisse?
MICOL
0 ciel ! Per esso
Io tremerei... Ma pure, il sol vederloFariami...
GIONATA
E s’ ei nulla or temesse? E s’ancoL’ ardir suo strano ei di ragion vestisse? —
Men terribil Saul nell’aspra sorte,
Che nella destra , sbaldanzilo or stassiIn diffidenza di sue forze; il sai:
Or, che di David l’invincibil braccioLa via non gli apre infra le ostili squadre,
Saul diffida; ma, superbo, il tace.
Ciascun di noi nel volto suo ben legge,