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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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SAUL

Furar mie laudi, e li veslir mia luce.

E s’ anco io re non l’era, in guerrier nuovo,Spregio convicnsi di guerrier canuto?

Tu, magnanimo in tutto, in ciò non l’eri.

Di te canlavan d’Israel lo figlie:

« Davidde, il forte, che i suoi mille abbatte:

» Saul, suoi cento. » Ah f mi offendesti, o David,Nel più vivo del cor. Che non dicevi?

« Saul, ne’ suoi verdi anni, altro che i mille,j) Le migliaia abbatteva: egli è il guerriero;

» Ei mi creò. »

DAVID

Ben io ’l dicea; ma questi,

Che del tuo orecchio già tenea le chiavi,

Dicea più forle: « Egli è possente troppox David: di tulli in bocca, in cor di molti;

» Se non l’uccidi tu, Saul, chi ’l frena? » —Con minor arte, e verità più assai,

Abner, al re che non dicevi? « Ah! David» Troppo è miglior di me; qùindi io Io abborro;x Quindi lo invidio, e temo; e spento io ’l voglio.»

ABNER

Fellone; e il di, che di soppiatto andaviCo’ tuoi profeti a susurrar consigli;

Quando al tuo re segreti lacci infamiTendevi; e quando a’ Filistei nel gremboTi ricovravi; e fra nemici impuriProfani dì traendo, ascose a un tempoPratiche ognor fra noi serbavi: or questo,

Il dissi io forse? o il fesli tu? Da prima,

Chi più di me del signor nostro in coreTi pose? A farti genero, chi ’l mosse?

Abner fu solo...

NICOL

Io fui: Davide in sposo,

10 dal padre l’ottenni; io il volli; io, presaDi sue virludi. Egli il sospir mio primo,

11 mio pensier nascoso; ei la mia spemeEra; ei sol, la mia vita. In basso statoAnco travolto, in povertà ridotto,

Sempre al mio cor giovato avria più David,Ch’ogni alto re, cui l’oriente adori.

SAUL

Ma tu, David, negar, combatter puoiD’Abner le accuse? Or, di: non ricovrastiTra’ Filistei? nel popol mio d’iniquaRibellione i semi non spandesti?

La vita stessa del tuo re, del tuoSecondo padre, insidiata forseNon 1’ hai più volte?

DAVID

Ecco; or per me rispondaQuesto, già lembo del regai tuo manto.

Conoscìl tu? Prendi; il raffronta.

SAUL

Dammi.

Che veggio? è mio; noi niego...Qnde l’hai tolto ?...

DAVID

Di dosso a te, dal manto tuo, con questo

Mio brando, io stesso, io lo spiccai. — SovvientiD’Engadda? Là, dove tu me proscrittoBarbaramente perseguivi a morte;

Là, trafugato senza alcun compagnoNella caverna, che dal fonte ha nome,

Io m’era: ivi, tu solo, ogni tuo prodeLasciato in guardia alla scoscesa porla,

Su molli coltri in placida quiete

Chiudevi al sonno gli occhi... Oh ciel ! tu pieno

L’alma di sangue e di rancor dormivi?

Vedi, se Iddio possente a scherno prendeDisegni umani! ucciderli, a mia posla,

E me salvar potea, per altra uscita:

Io ’l potea; quel tuo lembo assai lei prova.

Tu re, tu grande, tu superbo, in mezzoA stuol d’ armali; eccoti in man del vileGiovin proscritlo... Abner, il prode, ov’era,Dov’ era allor? Cosi tua vita ei guarda?

Serve al suo re cosi? Vedi, in cui postoHai tua fidanza; e in chi rivolto hai l’ira.—Or, sei tu pago? Or, 1’ evidente segnoNon hai, Saul, del cor, della innocenza,

E della fede mia? non 1’ evidenteSegno del poco amor, della malignaJnvida rabbia, e della guardia infidaDi questo Abner?...

SAUL

Mio figlio, hai vinto;... hai vinto-Abner, tu mira; ed ammutisci.

NICOL

Oh gioia!

Oh padre!...

DAVID

GIONATA

Oh di felice IMICOL

Oh sposo!...

SAUL

II giorno,

Sì, di letizia, e di vittoria, è questo.

Te duce io voglio oggi alla pugna : il soffraAbner; eh’ io ’1 vo’. Gara fra voi non altra,

Che in più nemici eslerminare, insorga.Gionata, al fianco al tuo fratei d’ amoreCombatterai: mallevador mi è DavidDella tua vita; e della sua tu il sei.

GIONATA

Duce David, mallevadore è Iddio.

NICOL

Dio mi ti rende; ei salveratti...

SAUL

Or, basta.

Nel padiglion, pria della pugna, o figlio,

Vieni un tal poco a ristorarti. Il lungo

Duol dell’ assenza la tua sposa amata

Rattempreratli: intanto di sua mano

Ella ti mesca, e ti ministri a mensa. _ , e

Dehl figlia, (il puoi tu sola) ammenda in P a

Del genitor gl’ involontarj errori.