ATTO SECONDO
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Fra’ guasti tempi di verace anticoE filiale e coniugale amore,
Altro non sai, magnanima, che farliFida compagna a chi più avverso ha il fato.
Se mai cara mi fosti, oggi il vedertiA me tornar, quando me lascian tutti,
Certo più assai mi ti fa cara. Io menoDal tuo gran cor non mi aspettai: nuli’altroTemea, fuorch’ebro di sua lieta sorteLeonida, non forse or ti vietasse11 ritornarne a me.
AGIZIADE
Tu ben temesti.
Tre giorni or son , eh’ ei vincitore in SpartaRiposto ha il piè; tre giorni or son, ch’io secoPugno per le. Nè, per negar eh’ ei fesseA me l’assenso, era io per ciò men fermaDi ritrovarti ad ogni costo. Ei stesso,
Cangiato al fine, or dianzi a te mi volleMesso inviar di pace: ei, per mia bocca,
Piena or te 1’ offre; e supplica, e scongiura,Che tu, lasciato ornai l’asilo, in opraVogli con lui porre ogni mezzo, ond’abbiaSparla una volta e intera pace e salda.
AGIDE
Ei mi t’invia? sperare a me non lasciaNulla di lieto il suo cangiar si ratto.
Ma, che dich’ io? sperar, se in sè non spera,Agide può? ch’altro a temer mi resta,
Quando è più sempre la mia patria serva?Quando è più sempre dal poter suo prisco,Dalle già tante sue virtù lontana? —
10 spontaneo (tu il vedi) avea l’asiloAbbandonato già: ragion luti’altraLe astute brame or prevenir mi fea
Di Leonida... Ah! si: fia questo un giornoGrande a Sparla, ed a me; funesto forsePer te, se m’ami... 0 fida mia consorte,Dubitar non ne posso... Ma, se fedePresti al mio schietto dir, tu d’altro padreDegna, deh! invan non Io irritar; len prego.Serbali ai figli nostri; ad essi scudoContro alla rabbia sii del padre fero:
Gli alti pensieri, ond’io li posi a parte,
E che si ben sentivi, aggiunti agli altiInnati tuoi, che dell’ amor di figliaSon la essenza sublime, in lor trasfondiSì, ch’ei crescano a Sparla e al padre a un tempo.Non assetato di vendetta io moro,
Ma di virtù spartana; ancor che tarda,
Purch’ ella un di dai figli miei rinasca,
Ne sarà paga l’ombra mia...
AGIZIADE
Mi squarci
11 core... Oimè!... perchè di morte?...
AGIOE
O donna;
Spartana sei, d’Agide moglie; il piantoRaffrena. 11 sangue mio giovar può a SpartaNon il mio pianto a te. Rasciuga il ciglio;Alfieri
Non mi sforzare a lagrimar...
AGIZIADE
So tutte
Del tuo sublime, umano, ottimo coreL’atre tempeste; i generosi tuoiRetti disegni entro alla mente io portoForte scolpiti; e se, a compirgli appieno,
Del mio padre la intera alta rovinaD’uopo non era, ad eseguirli prestaMe prima avevi, e del mio sangue a costo...
Oh quante volte il padre, sì diverso
Da te, m’increbbe! oh quante volte io piansi
D’essergli figlia! ed io pur l’era; e il sono,
Ahi lassai... e fra voi due stonimi infelice,
E fra voi debbo esser di pace io ’l mezzo,
O perir deggio.
AGIDE
Esser di,Sparta figlia,
E di Spartani madre esser dovresti,
Se in altri tempi e d’altro sangue nataTu fossi in Sparla. Il non sparlano padreNon io però voglio a delitto apporti.
L’indole tua ben nata, ottima, ed alla,
Ma non diretta, udia di padre e sposoSol ricordar, non della patria, i nomi:
Qual fia stupor, se tu più figlia e sposa,
Che cittadina, sei? Ma, qual sei, t’amo;
Nè al tuo pensar niente spartano io volliForza usar niuna, che il mio esemplo, mai.
Pel nostro amor quindi ti prego, e, s’uopoFia, tei comando: oggi a mostrar ti appresta,Che madre sei j>iù ancor che sposa o figlia. —Ma, qual si appressa orribile tumulto?
Qual folla è questa? oh! quali grida? Oh cielo!La madre? e in armi immenso sluol di plebeSegue i suoi passi?
SCEM III.
AGIDE, AGESISTRATA, AGIZIADE,
POPOLO
AGESISTRATA
Figlio, e che? già fuoriStai dell’ asilo? in «hi t’ affidi ? in questaRea figlia di Leonida? ben ioPiù certo asilo, ecco, li adduco; ognoraCoslor fien presti...
AGIDE
0 madre, Agide meglioTu conoscer dovresti: o in me mi affido,
0 in nulla ornai. Questa, che figlia appelliDi Leonida, è moglie, è amante, è parteDel figliuol tuo. — Spartani, ove pur taliVi siale voi, che minacciosi in armiTumultuar qui di mia fama a dannoVeggio; Spartani, or parla Agide a voi.—Io, contro a Sparla, in mio favor, non voglioArmi nessune; asii nessuno io cerco;
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