Buch 
Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
Entstehung
Seite
322
JPEG-Download
 

322

AGIDE

Nuli’ domo io temo. A dimostrar la miaPiena innocenza, io basto: a vincitriceFarla davver della malizia altrui,

Coll’armi no, ma con più fermi sensi,

Potuto avreste un di voi stessi darmiGiusto un soccorso: ma fia tardo, e vano,

E reo ( eh’ è il peggio ) ogni presente aiuto.

AGESISTRATA

E inerme esporti alla maligna rabbiaD’un Leonida vuoi i d’efori compriAgl’iniqui raggiri? Ah! no, noi soffro;

Nè il sofFriran questi Spartani veri,

Che qui son presti a dar la vita or tulliPel loro re.

POPOLO

Per Agide, noi tuttiPresti a morir veniamo.

AGIDE

Agide e SparlaFur già sola una cosa; or ben distintiGli ha in due la sorte; or, che a far salva Sparta,Forse è meslier eh’ Agide pera. 11 sangueSparger non vuoisi mai ; vie men qualoraRigenerar virtù non puote il sangue.

Per me morir, voi noi potreste ornai,

Senza uccider molti altri: e in un le vostreE le altrui vite in Sparta, al par son tulleDella patria, non vostre. Havvi, noi niego,

De’ traviati cittadini molti:

Ma, per ritrargli al drillo, alto un esemploMemorabile appresto. A lor far forzaPotrò con esso; e vie più sempre voiFarò con esso di fortezza amanti.

AGIZIADE

Misera me ! tremar mi fai. Che dunqueDisegni?...

AGESISTRATA

Donna; or per chi tremi? parla;

Pel marito, o pel padre?

AGIDE

Ah! tu non sai,

Madre, qual rechi a me dolor, 1’ udirtiTrafigger la mia sposa ! Ella, più caraChe mai noi fosse, appunto a me si è fatta,

Per la sua vera filial pietade. —

Madre, consorte, popolo, mi udite.—

Ho fermo in core di convincer oggiAnco i maligni, e gl’invidi, e i più rei,

Ch’ io della patria sono amator vero.

Ai cittadini, io cittadino e padre,

Io cittadino e re, nuli’altro apparvi;

Se non m’inganno io pur: ma in altri forseDa pria desiai, con violenze, io stesso,

Dubbio alcuno di me: fu quindi ascritto,

Non a saviezza, a coscienza rea,

E a vii timor di meritata pena,

Questo mio scelto asilo. Agide n’ ebbeDi volgar re la insopportabil taccia ?

Qual sia’l mio core, oggi il vedranno. Oh dolcePeriglio a me, quel che affrontar m’ è d’ uopo,

Per ischiarir qual bene io far tentassi,

E l’empia invidia di chi il ben non brama 1Per la pubblica causa io re mostrarmiSeppi, ed osai; per la privata mia,

Oso anch’esser privato: e, non eh’ io credaConvincer ora i fanti iniqui; in coreEssi già il son pur troppo; ma coprirli,

Di Sparta latta alla presenza, io deggioDi vergogna e d’infamia. Essi vorrannoAccusar me, Io spero: io più coll’opreChe non co’detli, a discolparmi imprendo:Soltanto a Sparla i miei disegni esporreVo’schiettamente pria, soggiacer poscia...

POPOLO

Tu soggiacer? no, mai non fia. Noi tuttiFarem prestarti da quei vili orecchio...

AGIDE

Non voi, deh ! no: sol per mia bocca il veroFarà prestarmi orecchio. E, se a voi calePunto il mio onor; se presso a voi mai nullaIo meritai; se nulla in me, se nullaNella memoria almen dell’ opre mieSperale poi, pregovi, esorto, impongoDi depor 1’ armi, e meco sottoporvi,

Quai che sien essi, agli efori. 11 tirannoDi Persia, allor che apertamente insortiEntro il suo regno a sè nemici ei trova,

Col dispotico brando a lor favella:

Ma il re di Sparta, a lor di sè dà conto;

E alla calunnia egli da pria ragioniOppon; se invano, imperlurbabil almaVi oppon di re. — Duoimi, e dorrammi ognoraChe lo stesso Leonida che assaleOr me cosi, dalla cittade vostraEspulso andava, e inascoltato. Ei forseMal di sè dato avria ragion; nè il vollePure tentar; ma glien doveva io ’I mezzoAmpio prestare. Agesilao la forzaVolle adoprarvi ; io mi v’ opposi indarno:

Non tutti il sanno: Agesilao vien quindiMeco indistinto. Io da quel di, ma tardi,Vedea, ch’egli era uno Sparlan mentito:

Ma mi stringeano il tempo, e l’alta bramaD’oprar il bene, a cui, 1’ ostacol toltoDì Leonida fero, il campo apriva.

Quindi l’esiglio suo, giusto, ma inflittoIn modo ingiusto, a prò di Sparta usai.

POPOLO

E chi non sa, che a lui la vita hai salva?

AGIZIADE

Si, per lui sol 1’ aure di vita ancoraSpira il mio padre. Io nel crudel periglio,

Io stessa, il vidi: agl’inumani messiD’Agesilao già in mano ei stava quasi,Quando opportuni d’Agide gli amiciGli ebber fugati, e noi ritratti illesiIn securtà.

AGESISTRATA

Quindi pagar nel vuoleLeonida oggi, a lui togliendo, iniquo,