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AGIDE
ATTO TERZO
SCENA I.AGIDE
Iion giunge ancor Leonida: l’inviloSdegna fors’ ei? non l’ardiria : qui ’l debbeTrar, se non altro, or la vergogna. UdivaIl popol dianzi il generoso prego,
Ch’io gl’inviai per Anfare: riguardiPossenti, e molti, ancor lo stringon; moltoTimor s’annida entro il suo cor, bench'egliVincilor sia. Potessi, ah! pur potessiDal suo temer 1’ util di Sparla io trarre !...Ma altìn vien egli : oh ! di regai corteggioSi adorna? e ben gli sta. S’incontri.
SCENA II.
AGIDE, LEONIDA, soldati
AGIDE
A udirmi
Ne vieni, o re, pria che ad altr’opre?
LEONIDA
A udirti
Or vengo io, si...
AGIDE
Dunque, a te solo io chieggo
Di favellar...
LEONIDA
Traetevi in disparte. —
Eccomi solo: io t’odo.
AGIDE
A te non parlo,
Quale a suocero genero; ancor ch’ioOltre ogni dire una consorte adori,
Ch’ è delle figlie esemplo.
LEONIDA
Allo legame
EU’era, è ver, fra noi, pria che di SparlaTu mi cacciassi in bando.
AGIDE
Il so; nè debbo
Parlarlen ora, poiché allor tei tacqui.
Non eh’ io allor l’obbliassi, e il sai ; ma in coreSparla allor favellavano, al cui gridoOgni allro affetto in me taceasi e tace. —
Di Sparla il re, di me il nemico sei:
Ma, se noi sei di Sparla, oggi dai Numi
Già protettori della patria chieggio,
E impetrar spero, un si verace e forteAlto parlar, che da me stesso or vogliApprender tu pronto e sicuro il modo,
Onde ottenere oltre tue brame forse...
LEONIDA
Olire mie brame? E ciò ch’io bramo, il sai?
AGIDE
Di me vendetta, a tutte cose innanzi,
Brami, e l’avrai; dartela piena io voglio.Durevol possa, è il tuo desir secondo;
E additar len vogl’ io la vera base.
Nè basta; io t’offro alto infallibil mezzo,
Onde acquistar cosa ben altra, a cuiForse il pensier mai non volgesti; e tale,
Che pur (dov’ella ad acquistar sia lieve)
Tu sprezzarla non puoi. Perenne, immensaProcacciartela ancora...
LEONIDA
E fia?...
AGIDE
La fama.
LEONIDA
— Meglio sai torla, che insegnarla altrui.—Meco il trono occupasti; al ben di SpartaMeco tu allor, per comun gloria nostra,Concorrer mai non assentivi: al tuoPrivato ben tu sol pensavi, e a fartiSu la rovina del mio nome un nome.
Quindi all’ esiglio me, Sparta al suo rogo,Spingevi tu. Non io perciò disegnoFar mie vendette; io ben di Sparta afflittaFarle or dovrei; ma il vieta a me di veraPace l’amor: pace, cui presti ancoraSono a sturbare ( abbenché invano ) i tuoiPessimi tanti. Amor di pace, in somma,
Di Sparta a nome ora ad offrirti trammiPerdono intero...
AGIDE
Intero? è troppo. —Or via,Nessun qui ci ode; il simular, che giova?
Ch’ io non li legga in cor, tu già noi credi;Che tu il cangiassi, creder noi mi fai.
Cred’io bensi, che il (ormi e scettro e possa.Per or non basti a far sul trono appienoSecuro le. Ben sai, che infin ch’io vivo,
Un altro re collega tuo creartiLigio non puoi: ma, nè pur osi a un len)p°Uccider me, perchè dei molti in coreSai che tuttora io regno. Ecco i veraciTuoi più ascosi pensieri: odi ora i miei.-]"Io, mal mio grado, entro all’asii mi chius'>