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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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AGIDE

ATTO TERZO

SCENA I.AGIDE

Iion giunge ancor Leonida: l’inviloSdegna fors’ ei? non l’ardiria : qui ’l debbeTrar, se non altro, or la vergogna. UdivaIl popol dianzi il generoso prego,

Ch’io gl’inviai per Anfare: riguardiPossenti, e molti, ancor lo stringon; moltoTimor s’annida entro il suo cor, bench'egliVincilor sia. Potessi, ah! pur potessiDal suo temer 1’ util di Sparla io trarre !...Ma altìn vien egli : oh ! di regai corteggioSi adorna? e ben gli sta. S’incontri.

SCENA II.

AGIDE, LEONIDA, soldati

AGIDE

A udirmi

Ne vieni, o re, pria che ad altr’opre?

LEONIDA

A udirti

Or vengo io, si...

AGIDE

Dunque, a te solo io chieggo

Di favellar...

LEONIDA

Traetevi in disparte. —

Eccomi solo: io t’odo.

AGIDE

A te non parlo,

Quale a suocero genero; ancor ch’ioOltre ogni dire una consorte adori,

Ch’ è delle figlie esemplo.

LEONIDA

Allo legame

EU’era, è ver, fra noi, pria che di SparlaTu mi cacciassi in bando.

AGIDE

Il so; nè debbo

Parlarlen ora, poiché allor tei tacqui.

Non eh’ io allor l’obbliassi, e il sai ; ma in coreSparla allor favellavano, al cui gridoOgni allro affetto in me taceasi e tace. —

Di Sparla il re, di me il nemico sei:

Ma, se noi sei di Sparla, oggi dai Numi

Già protettori della patria chieggio,

E impetrar spero, un si verace e forteAlto parlar, che da me stesso or vogliApprender tu pronto e sicuro il modo,

Onde ottenere oltre tue brame forse...

LEONIDA

Olire mie brame? E ciò ch’io bramo, il sai?

AGIDE

Di me vendetta, a tutte cose innanzi,

Brami, e l’avrai; dartela piena io voglio.Durevol possa, è il tuo desir secondo;

E additar len vogl’ io la vera base.

Nè basta; io t’offro alto infallibil mezzo,

Onde acquistar cosa ben altra, a cuiForse il pensier mai non volgesti; e tale,

Che pur (dov’ella ad acquistar sia lieve)

Tu sprezzarla non puoi. Perenne, immensaProcacciartela ancora...

LEONIDA

E fia?...

AGIDE

La fama.

LEONIDA

— Meglio sai torla, che insegnarla altrui.—Meco il trono occupasti; al ben di SpartaMeco tu allor, per comun gloria nostra,Concorrer mai non assentivi: al tuoPrivato ben tu sol pensavi, e a fartiSu la rovina del mio nome un nome.

Quindi all’ esiglio me, Sparta al suo rogo,Spingevi tu. Non io perciò disegnoFar mie vendette; io ben di Sparta afflittaFarle or dovrei; ma il vieta a me di veraPace l’amor: pace, cui presti ancoraSono a sturbare ( abbenché invano ) i tuoiPessimi tanti. Amor di pace, in somma,

Di Sparta a nome ora ad offrirti trammiPerdono intero...

AGIDE

Intero? è troppo. —Or via,Nessun qui ci ode; il simular, che giova?

Ch’ io non li legga in cor, tu già noi credi;Che tu il cangiassi, creder noi mi fai.

Cred’io bensi, che il (ormi e scettro e possa.Per or non basti a far sul trono appienoSecuro le. Ben sai, che infin ch’io vivo,

Un altro re collega tuo creartiLigio non puoi: ma, nè pur osi a un len)p°Uccider me, perchè dei molti in coreSai che tuttora io regno. Ecco i veraciTuoi più ascosi pensieri: odi ora i miei.-]"Io, mal mio grado, entro all’asii mi chius'>