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AG IDE
Con tuo vantaggio, e in un, con quel di Sparta,Puoi compier tu. Di mia grandezza ardisciGrande apparir tu stesso: invido fosti;
Or, col mio sangue la viltà tua priscaTu ammanti appieno. A non sperata altezzaL’animo estolli, e al trono tuo ti agguaglia.
LEONIDA
Maggior di te, dei cittadini il gridoGià abbastanza mi fea; ma il perdonarti,
Se a me il concede Sparla, assai darammiPiena palma di te. Ch’ io a Sparta intantoTi appresenti, m’è d’ uopo.—Altro hai che dirmi?AGIDE
A dirti ho sol, eh’esser non sai tu iniquo,
Nè sai fingerti buono.
LEONIDA
Or, che i tuoi sensiTutti esponesti, anzi che a Sparla involiTe di bel nuovo il tempio, in career stimoDoverli io trarre. — Olà, soldati...
AGIDE
Io vado
Securo in career, qual non sei tu in trono.Sparta entrambi ci udrà; nè meco a fronteStar potrai tu. — Se in carcere mi uccidi,
Te stesso perdi ; e il sai. Pensa, e ripensa;
A te salvare, a uccider me, niun mezzo,
Che quel, eh’ io dianzi l’additai, li resta.
SCENA III.
LEONIDA
Io ’l tengo al fine. Inciampi molti, è vero,
E gran perigli incontro: eppur, vogl’ ioQuest’ orgoglioso insullator molesto,
Spegnere il voglio, anco in mio danno espresso.Ma il trucidarlo è nulla, ove la famaNon gli si tolga pria: ciò sol può darmiSecuro regno.—Ah ! che pur troppo io ’l sento!Nè so dir come; anche al mio core un raggioVero divino al suo parlar Iraluce,
E mel conquide quasi... Ah! no: mi squarcia,Mi sbrana il cuor, quella insoffribil pompaDi abborrita virtù. Pera ei; si uccida;...
S’anco è mestier, per spegner lui, eh’ io pera.
SCENA IV.
AGIZIADE, LEONIDA, AGESISTRATA
AGIZIADE
Padre, e fia vero?... a tradimento... Oh cielo!Infra soldati il mio consorte?...
AGESISTRATA
È questa
La tua fede, o Leonida?
LEONIDA
Qual fede?
Che promisi? Giurato a Sparla ho fede,
Non ad Agide mai.
AGIZIADE
Deh! padre amato,
Alla tua figlia,... oimè!...
AGESISTRATA
Spontaneo forse
Non uscia dell’asilo? e solo, e inerme,
E di sua voglia, ei non venia di paceA parlamento or teco? E tu, dagli empj. Tuoi sgherri il fai nel career trarre? e contraIl decoro di re, contra il volereDi Sparla slessa?... Iniquo...
LEONIDA
E pianti, e oltraggi,
Vani del par sono a piegarmi, o donne.
Il primo io son de’ magistrati in Sparta,
Non di Sparta il tiranno. Agide reo,
Gli efori e Sparta giudicarne or denno;Innocente, tornarlo al seggio priscoGli efori e Sparla il ponno. Ov’ei si fesseDel tempio asilo, o della plebe scudo,
Nè innocente nè reo possibil foraChiarirlo mai. Tempo è, ben parmi, tempo,
Che Sparta esca dall’ orrido travaglioDel non saper s’ella ha due re, qual debbe,
0 s’un glien manca.
AGIZIADE
Ah padre!... Agide in vitaTi serba, e tu in catene Agide traggi?
Gli dai tua figlia, e torgli vuoi sua fama?
Anco reo, (ch’ei non l’é) tu ne dovrestiPigliar, tu primo, or le difese. Io diediNon dubbia a te dell’ amor mio la prova,Nell’avversa tua sorte: or, nell’avversaD’Agide, a lui nulla può tormi: o in ceppiCol tuo genero porre anco tua figlia,
O trarne lui ti è forza: abbandonarlo,
Per preghi mai, nè per minacce io maiNon vo’. Di lui non piglierai vendetta,
Che sopra me del par non caggia: il sangueVersar tu dei di quella figlia istessa,
Che abbandonava, per seguirti in bando,
La patria, e il trono, ed il marito, e i figli.
AGESISTRATA
Overa figlia mia, non di costui!.,.
Spartana figlia e moglie, a non spartanoPadre indarno tu parli. — Invidia vile,
Vii desio di vendetta il cor gli chiude,
E il labro a un tempo. — E che diresti?... In coreTu giurasti, o Leonida ^LinieroScempio d’Agide, il so; tutti conoscoGli empj raggiri tuoi. Ma, se pur darciMorte potrai, (chè la mia vita e quellaDel mio figlio son una) iftvan tu speriTorre a noi nostra fama. A te la tua...
Ma, che dich’io? l’hai tu? — Scopo non altroFu in te giammai, che di serbar col regno