ATTO TERZO
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Le lue ricchezze, e accrescerle. Dell’ oroL’arte imparasti di Seleuco in corte,
E P arte in un di sparger sangue. In SparlaPersian tu regni ; e la uguaglianza quindiDei cittadin paventi, onde ben tostoNe sorgeria virtute; onde dal tronoDi nuovo espulso appien per sempre andresti:Nè il tuo cor osa a piu che al trono alzarsi.
LEONIDA
Nè le lue ingiurie l’animo innasprirmi,
Nè le tue giuste lagrime ammollirloPossono ornai. Sparla, non io, si duoleD’Agide, e a darle di sè conto il chiama.Forza non altra usar gli vo’, (nè s’ ancoIl volessi, il potrei) fuorché di torgliOgni via di sottrarsi al meritaloGiusto gastigo...
AGESISTRATA
Giusto? — Oserai, dimmi,
Qui appresentarlo, in questo foro, a SpartaTutta adunala , e libera dal fieroTerror dell’armi lue?
LEONIDA
Noto finora
Non m’è il voler degli efori; ma...
AGESISTRATA
Nolo
Mi è dunque il tuo, pur troppo 1 Agide innanzi,Non agli efori compri, a Sparta interaTratto esser debbe; o verrà Sparta a lui.
Ciò li prometto, ancor che inerme donna;
Se pria del figlio me svenar non fai.
SCENA V.
LEONIDA, AGIZIADE
AGIZIADE
Io dal tuo fianco non mi slacco, o padre;Non cesso io, no, di atterrarmi a’ tuoi piedi,Non tue ginocchia d’abbracciar, se priaLo sposo a me non rendi; o se con essoMe di tua man (u non uccidi.
LEONIDA
Diletta mia; deh! sorgi; a me dal fiancoNon li partir, nuli’altro io bramo. Hai mecoGenerosa diviso i tanti oltraggiDi rea fortuna; è ben dover, che a parteDella prospera sii: niun più possenteSarà di te sovra il mio cor: le voglio,
Sotto il mio nome, arbitra far di Sparla:
Nè cosa mai...
AGIZIADE
Che parli? Agide chieggo;
Nuli’altro io voglio. A me tu il desti; e torre,No, non mel puoi, se vita a me non togli;
Nè torlo a Sparla, senza orribil tacciaD’ingiusto re, d’ uom snaturato e atroce.
LEONIDA
Come accecarti or tanto puoi? Non vedi,
Ch’Agide è reo? ma fosse anche innocente;Non vedi, ch’egli in mio poter non slassi?
Gli efori udirlo, giudicarne il dennoGli efori: nulla io per me sol non posso,
Nè a prò, nè a danno suo.
AGIZIADE
Sei padre; m’ami;A fera prova il filial mio amoreHai conosciuto; e simular vuoi pureCon la tua figlia? — A tradimento, or dianzi,
Il potevi lu solo al career trarre,
E innocente salvarlo or non potresti?
Deh! non sforzarmi a crederli?
LEONIDA
Che vale?
Nulla in ciò posso: anzi, è meslier ch’io tostoD’Agide conto, e del mio oprare a un tempo,Renda agli efori.
AGIZIADE
Ah, no! più non li lascio:
Nè crudo ordìn puoi dar, che in parte anch’egliSu la tua figlia non ricada...
LEONIDA
Or cessa;
Torna alla reggia mia...
AGIZIADE
Teco men vengo.
Tutto farai, tulio dei fare, o padre,
Pel tuo innocente genero, che salvaT’ebbe la vita... Ah! no, svenar noi puoi,
Se la tua propria figlia non uccidi.
0 figlia