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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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AGIDE

Non ti potea la madre. Io qui ti arrecoLibertà, di noi degna. — In altra guisaDartela volli ; ma quand’ era il tempo,

Ogni mezzo tu stesso a me n’ hai tolto.

AGIDE

E che? vuoi tu con le spartane grida?...

AGESISTRATA

Sparta invan grida. Il traditor tirannoSi ben munito ha di soldati il loco,

Che nulla or ponno i fidi nostri : indarnoXentan sforzarli; perditor respintiSono, ed inerti, ed avviliti. InnanziIo mi spingeva a’ rei soldati in mezzo ;

Fere voci sonavanmi da tergo,

Per me gridando : « Empj, alla madre ardite» Tor l’accesso? » Mi vide Anfare allora ;Loco fe’darmi, e qui son tratta.

AGIDE

Iniquo !

Te pur fra lacci ei volle. Ahi madre ! a qualeRischio inutil per me ?...

AGESISTRATA

Rischio? che parli ?

Appo il mio figlio, a certa morte io vengo.Vedine, in prova, il don ch’io reco.

AGIDE

Un ferro ? —

Oh madre vera ! — Altro desiò, che un ferro,Per salvar Sparla, e me sottrarre al colpoD’infame man, non accogliea nel petto:

E tu mel rechi ? oh gioia ! — Or dammi...

AGESISTRATA

Scegli

Due ferri son; quel che tu lasci, è il mio.

AGIDE

Oh cielo !... E vuoi?...

AGESISTRATA

Donna mi estimi, o madreD’ Agide, tu? Pochi mi avanzan gli anniDi vita : Sparla, che invan salva speri,

Serva è già : la tua madre, ov’ ella resti,

Di Leonida è serva. Or parla ; io t’ odo :

Osi tu dirmi, che a lai patti io viva ?

AGIDE

Che posso io dir? son figlio. — 0 madre, almenoSoffri che primo io pera: ancor che serva,Sparta estinta non è : quindi ancor salva,

Altri può farla. In libertà il mio sanguePotrà ridurla forse : ma s’io, vile,

Per non versare il mio, lasciato avessiSparger per me dei cittadini il sangue ,

Già. più Sparla or non fora.

AGESISTRATA

In le ( pur troppo I )Sparla or si estingue. — Ed alla patria, al figlioSopravviver vorrà spartana madre ? —

Figlio, abbracciami.

AGIDE

Oh madre !... Anco m’avanziNell’ altezza dei sensi. — Or dammi, e prendi

L’ultimo amplesso. Io lacrimar non osoNell’abbracciarti; chè il tuo pianto io veggoDa viril forza raffrenato starsiSopra il tuo ciglio.

AGESISTRATA

Agide mio sei degnoDi Sparta in vero ;... ed io di te son degna. —Ch’ io ancor li abbracci... Oh ! qual fragore ?...

SCEMA V.

LEONIDA, ANFARE, Soldati col brando ignudo,AGIDE, AGESISTRATA

LEONIDA

Al fine

Vinto abbiam noi.

AGESISTRATA

Che fìa ?

AGIDE

Deh! non scostarti

Da me.

ANFARE

Soldati, ucciso Agide sia,

Pria della madre (1).

AGIDE

Il tuo pugnai nascondi,Com’ io, per poco; ed aspettiamgli; e taci (2).

ANFARE

Or, chi v’arresta? a che indugiate? A forzaDisgiungeteli tosto.

AGIDE

In noi por mano

Qual di voi, qual, si attenterebbe ? — Il vedi,Re Leonida, il vedi ? anco i tuoi stessiCompri soldati, instupiditi stannoD’Agide a fronte immobili. — Ma, voglioTrarti tosto d’ angoscia. A te sol’ unaCosa richieggo.

LEONIDA

E fìa?

AGIDE

Che intento vegli

Su la tua figlia, aflìn che me non segua.

LEONIDA

T’ ama ella tanto ?

AGIDE

Più che non mi abborri. —■Ma te pur ama, e ten diè prova ; e in somma»Tu sei pur padre : i detti ultimi miei . ,

Fur questi (3). - Io moro. -Pur., che., a Sparla g>°

(1) I soldati si muovono contro Agide. q a a

(ì) I soldati, vedendo Agide immollile che li aspct t3 ’trailo tntli si arrestano.

(3) Brandisce in allo il ferro, e si uccide.