334
AGIDE
Non ti potea la madre. Io qui ti arrecoLibertà, di noi degna. — In altra guisaDartela volli ; ma quand’ era il tempo,
Ogni mezzo tu stesso a me n’ hai tolto.
AGIDE
E che? vuoi tu con le spartane grida?...
AGESISTRATA
Sparta invan grida. Il traditor tirannoSi ben munito ha di soldati il loco,
Che nulla or ponno i fidi nostri : indarnoXentan sforzarli; perditor respintiSono, ed inerti, ed avviliti. InnanziIo mi spingeva a’ rei soldati in mezzo ;
Fere voci sonavanmi da tergo,
Per me gridando : « Empj, alla madre ardite» Tor l’accesso? » Mi vide Anfare allora ;Loco fe’darmi, e qui son tratta.
AGIDE
Iniquo !
Te pur fra lacci ei volle. Ahi madre ! a qualeRischio inutil per me ?...
AGESISTRATA
Rischio? che parli ?
Appo il mio figlio, a certa morte io vengo.Vedine, in prova, il don ch’io reco.
AGIDE
Un ferro ? —
Oh madre vera ! — Altro desiò, che un ferro,Per salvar Sparla, e me sottrarre al colpoD’infame man, non accogliea nel petto:
E tu mel rechi ? oh gioia ! — Or dammi...
AGESISTRATA
Scegli
Due ferri son; quel che tu lasci, è il mio.
AGIDE
Oh cielo !... E vuoi?...
AGESISTRATA
Donna mi estimi, o madreD’ Agide, tu? Pochi mi avanzan gli anniDi vita : Sparla, che invan salva speri,
Serva è già : la tua madre, ov’ ella resti,
Di Leonida è serva. Or parla ; io t’ odo :
Osi tu dirmi, che a lai patti io viva ?
AGIDE
Che posso io dir? son figlio. — 0 madre, almenoSoffri che primo io pera: ancor che serva,Sparta estinta non è : quindi ancor salva,
Altri può farla. In libertà il mio sanguePotrà ridurla forse : ma s’io, vile,
Per non versare il mio, lasciato avessiSparger per me dei cittadini il sangue ,
Già. più Sparla or non fora.
AGESISTRATA
In le ( pur troppo I )Sparla or si estingue. — Ed alla patria, al figlioSopravviver vorrà spartana madre ? —
Figlio, abbracciami.
AGIDE
Oh madre !... Anco m’avanziNell’ altezza dei sensi. — Or dammi, e prendi
L’ultimo amplesso. Io lacrimar non osoNell’abbracciarti; chè il tuo pianto io veggoDa viril forza raffrenato starsiSopra il tuo ciglio.
AGESISTRATA
Agide mio sei degnoDi Sparta in vero ;... ed io di te son degna. —Ch’ io ancor li abbracci... Oh ! qual fragore ?...
SCEMA V.
LEONIDA, ANFARE, Soldati col brando ignudo,AGIDE, AGESISTRATA
LEONIDA
Al fine
Vinto abbiam noi.
AGESISTRATA
Che fìa ?
AGIDE
Deh! non scostarti
Da me.
ANFARE
Soldati, ucciso Agide sia,
Pria della madre (1).
AGIDE
Il tuo pugnai nascondi,Com’ io, per poco; ed aspettiamgli; e taci (2).
ANFARE
Or, chi v’arresta? a che indugiate? A forzaDisgiungeteli tosto.
AGIDE
In noi por mano
Qual di voi, qual, si attenterebbe ? — Il vedi,Re Leonida, il vedi ? anco i tuoi stessiCompri soldati, instupiditi stannoD’Agide a fronte immobili. — Ma, voglioTrarti tosto d’ angoscia. A te sol’ unaCosa richieggo.
LEONIDA
E fìa?
AGIDE
Che intento vegli
Su la tua figlia, aflìn che me non segua.
LEONIDA
T’ ama ella tanto ?
AGIDE
Più che non mi abborri. —■Ma te pur ama, e ten diè prova ; e in somma»Tu sei pur padre : i detti ultimi miei . ,
Fur questi (3). - Io moro. -Pur., che., a Sparla g>°
(1) I soldati si muovono contro Agide. q a a
(ì) I soldati, vedendo Agide immollile che li aspct t3 ’trailo tntli si arrestano.
(3) Brandisce in allo il ferro, e si uccide.