ATTO QUINTO
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AGIZIADE
Lassa me!...che farò?,.. S’io te lasciassi,...Serbarmi a forza il duro padre in vitaVorria;...qual vita! orba di te... Ma, s’ancoVivi ei pur lascia i figli nostri,... il tronoA lor fia tolto... Ah! morir teco io voglio...
AGIDE
Donna, deh! m’odi, e acquetati... SaresliMadre or men forte, che già figlia t’eri?
L’ira mia non temevi, il di che il padreSeguivi; e i figli, e il tuo consorte amatoPer lui lasciavi: or, di quel padre istessoTremerai tu, quando pe’figli il lasci?-Fuggir tu puoi con essi : assai grand’ armeHai contra lui; la tua virtude: hai milleMezzi a tentar, pria di morire. Ah sposa!
Te ne scongiuro, tentali; ripigliaL’alto tuo core; e non mi torre il mio,
Coi non maschi lamenti. Or, deh! vorrestiCh’io morissi piangendo? ah! no. — Se degnaD’Agide sei, non mi sforzare a cosaChe sia d’Agide indegna.
AGIZIADE
E di qual padreFu indegno mai l’amar suoi figli, il porgliA sé medesmo innanzi?...
AGIDE
A’ figli innanziLa patria va. Sacro il mio sangue ad essaHo da gran tempo ; ai nostri figli amatiTu dei, s’è d’ uopo, il tuo donar: ma provaD’amor ben altro ad essi e a me tu dai,
Se a lor ti serbi in vita. Ancor può molto,
Più che noi pensi, il pianger tuo: la plebe,
Se Leonida no, pietade avranne;
E senza spander sangue, a lei fia lievePorre in salvo i miei figli. In somma, pensa,Che, te viva, non muore Agide intero.
In volgar donna ammirerei, qual provaD’amore immenso e di valor sublime,
Il non voler sorvivere al consorte;
Ma da te spero, e da te chieggio, e il deiD’Agide moglie, ad infelice vitaTu dei serbarti, intrepida, pe’figli...
Piangendo io ’l chieggo; e li rimanga in coroQuesto mio pianto... Ah! per te sola al fine,
E pe’fanciulli nostri, Agide hai vistoLagrimar oggi.
AGIZIADE
Irrevocabil dunqueFia il tuo morir?...
AGIDE
La mia innocenza è certa.—Prendi 1’ ultimo amplesso ; e ai cari pegniRecalo, in nome mio. Dì lor, eh’ io moroPer la patria, di lor, eh’ ove al mio seggioPervenissero adulti, altra vendettaNon faccian mai della morte del padre,
Che rinnovar su l’orme sue le leggiRei gran Licurgo: e se in ciò pur, coni’io,
Hanno avverso il deslin, coni’io da forti,Nell’ alta impresa perdano la vita.
AGIZIADE
Parlar non posso... Io... di lasciarti...
AGIDE
Un fido
Consiglio avrai, nella mia degna madre;...S’ella pur resta! —Or via; lasciami; vanne.Moglie, regina, madre, cittadina,
Spartana sei; tuoi dover tutti adempì.
AGIZIADE
Per sempre?... oh ciel !...
AGIDE
Dehl cessa.
AGIZIADE
Mal mi regge...
Il piè tremante
AGIDE
Deh! vieni, uscita appena,Troverai scorta, e appoggio.
AGIZIADE
Oimè !... Si schiude
La ferrea porta...
AGIDE
Guardie, a voi la figliaDel vostro re consegno.
AGIZIADE
Agide... Ah crudi !...Lasciar noi voglio... Agide!...Addio...
SCEMA sas.
AGIDE
— Me lasso!...
Misero me!... quante mai morti in unaAver degg’io?... Dolor qual mai si agguagliaAl duol di padre, e di marito? — 0 Sparla,Quanto mi costi!...Eppur, Leonida ancoE padre: in cor grato un presagio accolgo,
Che alla sua figlia ei donerà i miei figli. —
Or basta il pianto. — Al mio morir mi appresso:Da re innocente, e da Spartano, io deggioMorire... Oh come vien lenta la morte I —
Ma un’altra volta, ecco, ch’io strider sentoDel mio career la porta?... e raddoppiarsiOdo anco gli urli a queste mura intorno?...
Che mai sarà?... Chi veggio?
SCENA IV.
AGESISTRATA, AGIDE
AGIDE
0 madre... Oh cielo!...
AGESISTRATA
Figlio, mancarti all’ ullim’ uopo mai