SOFONISBA
FSRaSlTASOX
SOFONISBA
SIFACE
MASSINISSA
SCIPIONESoldati domaniSoldati numidi
Scena — Jl campo di Scipione in Africa.
ATTO PRIMO
SCEMA I.
SIFACE fra centurioni romani
Finché rieda Scipione, almen lasciarmiCon me stesso potreste. — Il piè, la destra,Gravi ha di ferro; al roman campo in mezzoSiface stassi; ogni fuggir gli è tolto:
Gli sia concesso il non vedervi, almeno.
SCEMA II*
SIFACE
Duro a soffrirsi il soldatesco orgoglio!
Se il lor duce in superbia anco gli avanza,Come in vero valor... Ma no; mi è notoScipione: in Cirta, entro mia reggia, io l’ebbiOspite già: mollo era umano, e mite...
Stolto Siface! or, che favelli? AlloraScipione a te, per mendicare aiuti,
Venia; nè attor, tuo vincitore egli era.—
Ahi, vinto re! preso in battaglia, e trattoFerito in ceppi entro al nemico campo,
Ancor tu vivi?... Oh Sofonisba! a qualiStrette mi (raggi? or che più ornai non debbo,Nè viver voglio, a tal son io, che morte
Dar non mi possa?... Ma il fragor di trombeGià mi annunzia Scipione. Eccolo. Oh vista 1
SCEMA III.
SCIPIONE, SIFACE
SCIPIONE
Resti ogni uomo in disparte. All’infeliceRe fora insulto ogni corteggio mio. —
Siface, ove pur mai duol si potesseAlleviar di vinto re, mi udrestiParole or muover di pietà: ma notaM’é del tuo cor l’altezza, a cui novellaPiaga sarebbe ogni pietoso detto.
Quind’io non altro ornai farò che trarliCon la mia mano stessa i mal portatiFerri: sgravar questa tua destra, io’I deggio.Memore ancor son io, che questa destra,
E d’amistade e d’alleanza in pegno,
Tu mi porgevi in Cirla. — Ma che veggo?Sdegni il mio ufficio? e torvo immoto il ciglioNel suolo affiggi? Ah ! so in battaglia presoScipion ti avesse, ei d’altri lacci avvintoNon ti avria, che de’tuoi, col rimembrarliLa tua giurala fede. Or dunque, cedi(Ten priego) il ferreo pondo di te indegno;Cedilo a me; lo sconsolato visoInnalza; e in un, mira Scipione in volto.