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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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ATTO SECONDO

Quai che sian i suoi detti, udirlo in pienoDignitoso silenzio.

MAMILIO

— A voi pur dianzi

Venia Tarquinio, al primo udir che RomaTumultuava; e inerme, e solo ei quasi,

Securo appien nella innocenza sua,

E nella vostra lealtà , veniva:

Ma il respingeano l’armi. Indi ei m’inviaMessaggero di pace; e per me chiede,

Qual è il delitto, onde appo voi si reo,

A perder abbia oggi ei di Roma il tronoA lui da voi concesso...

POPOLO

Oh rabbia! Oh ardire!Spenta é Lucrezia, e del delitto ei chiede?...

MAMILIO

Fu Sesto il reo, non egli...

TIBERIO

E Sesto, al fianco

Del padre, anch’ei veniva or dianzi in Roma:E se con lui volto non era in fuga,

Voi qui il vedreste.

POPOLO

Ah ! perchè in Roma il passoLor si vietò? già in mille brani e in milleFatti entrambi gli avremmo.

MAMILIO

— È ver, col padre

Sesto anco v’era: ma Tarquinio stesso,

Più re che padre, il suo figliuol traea,

Per sottoporlo alla dovuta pena.

BRUTO

Menzogna è questa, e temeraria, e vile;

E me pur, mal mio grado, a furor tragge.

Se, per serbarsi il seggio, il padre iniquoSvenar lasciasse anco il suo proprio figlio,

Forse il vorremmo noi? La uccisa donnaHa posto, è vero, al soffrir nostro il colmo:Ma, senz’essa, delitti altri a migliaiaMancano al padre, ed alla madre, e a tuttaLa impura schiatta di quel Sesto infame?Servio, l’ottimo re, suocero e padre,

Dal sceleralo genero è trafitto;

Tullia, orrìbile mostro, al soglio ascendeCalpestando il cadavero recenteDell’ucciso suo padre; il regnar loroIntesto è poi di oppressioni e sangue;

1 senatori e i ciltadin svenati;

Spogliati appieno i non uccisi; trattoDai servigi di Marte generosi,

( A cui sol nasce il roman popol prode )

Tratto a cavar vilmente e ad erger sassi,

Che rimarranno monumento eternoDel regio orgoglio e del di lui servaggio:

Ed altre, ed altre, iniquità lor tante:...

Quando mai fin, quando al mio dir porrei,

Se ad uno ad uno annoverar volessiDe’Tarquinj i misfatti? Ultimo egli era,Lucrezia uccisa; e oltr’esso ornai non varca,

Nè la lor empietà, nè il soffrir nostro.

POPOLO

L’ultimo è questo; .ah ! Roma tutta il giura...

VALERIO

Il giuriam tutti: morti cadrem lutti,

Pria che in Roma Tarquinio empio mai rieda.

BRUTO

— Mamilio, e che? mulo, e confuso stai?

Ben la risposta antiveder potevi.

Vanne ; recala or dunque al signor tuo,

Poich’ esser servo all’ esser uom preponi.

MAMILIO

— Ragioni molle addur potrei;... ma, niuna...

POPOLO

No; fra un popolo oppresso e un re tiranno,Ragion non havvi, altra che Farmi. In trono,Pregno ei d’orgoglio e crudeltade , udiva ,

Udiva ei forse allor ragioni, o preghi?

Non rideva egli allor del pianger nostro?

MAMILIO

— Dunque, ornai più felici altri vi facciaCon miglior regno. — Ogni mio dire in unaSola domanda io stringo. — Assai tesoriTarquinio ha in Roma; e son ben suoi: fia giusto,Ch’olire l’onore, oltre la patria e il seggio,

Gli si tolgan gli averi ?

POPOLO

— A ciò risponda

Bruto per noi.

BRUTO

Non vien la patria toltaDai Romani a Tarquinio: i re non hannoPatria mai ; nè la mertano: e costoroDi roman sangue non fur mai, nè il sono.

L’onor loro a sè stessi han da gran tempoTolto essi già. Spento è per sempre in RomaE il regno, e il re, dal voler nostro : il seggioPreda alle fiamme, e in cener vii ridotto :

Nè dì lui traccia pure ornai più resta.

In parte è ver, che i loro avi stranieriSeco in Roma arrecar tesori infami,

Che, sparsi ad arte, ammorbatori in priaFur dei semplici nostri almi costumi ;

Tolti eran poscia, e si accrescean col nostroSudore e sangue: onde i Romani a drittoBen potrian ripigliarseli. — Ma, RomaDegni ne stima oggi i Tarquinj soli ;

E a lor li dona interi.

POPOLO

Oh cor sublime !

Un Nume, il genio tutelar di RomaFavella in Bruto. Il suo voler si adempia...Abbia Tarquinio i rei tesori...

BRUTO

Ed esca

Coll’oro il vizio, e ogni regai lordura. —Vanne, Mamilio; i loro averi aduna,

Quanto più a fretta il puoi : custodi e scortaA ciò ti-fian miei figli. Ite voi seco.