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BRUTO PRIMO
A noi (remanti e mal sicari han chiusoFinora i re : nè rimaneaci scampo :
0 infami farci, assenso dando infameAlle inique lor leggi ; o noi primieriCader dell’ira lor vittime infauste,
Se in noi l’ardir di opporci invan, sorgea.
VALERIO
Bruto, il vero tu narri. — A Roma io parloDei senatori in nome. — È ver, pur troppo!Noi da gran tempo a invidiar ridottiOgni più oscuro cittadino; astrettiA dispregiar, più ch’ogni reo, noi stessi;
Che più? sforzati, oltre il comune incarcoDi servitù gravissimo, a tor parteDella infamia tirannica; ci femmoMinori assai noi della plebe; e il fummo:
Nè innocente parere al popol debbeAlcun di noi, tranne gli uccisi tantiDalla regia empia scure. Altro non restaOggi a noi dunque, che alla nobil plebeRiunir fidi il voler nostro intero ;
Nè ornai tentar di soverchiarla in altro,
Che nell’odio dei re. Sublime, eternaBase di Roma fia quest’odio sacro.
Noi dunque, noi, per gl’infernali Numi,
Sul sangue nostro e quel dei figli nostri,
Tutti il giuriam ferocemente, a un grido.
POPOLO
Oh grandii Oh forti! Oh degni voi soltantoDi soverchiarci ornai ! La nobil garaAccetliam di virtù. Non che gl’iniquiEspulsi re, (da lor viltà già vinti)
Qual popol, quale , imprenderà far fronteA noi Romani e cittadini a prova ?
BRUTO
Divina gara! sovrumani accenti!...
Contento io moro: io, qual Romano il debbe,Ho parlato una volta; ed ho con questiOrecchi miei pur una volta uditoRomani sensi. — Or, poiché Roma in noiPer la difesa sua tutta si affida,
Fuor delle mura esco a momenti io pure;
E a voi giorno per giorno darem contoD’ogni nostr’opra, o il mio collega, od io;Finché, deposte l’armi, in piena paceDarete voi sXabil governo a Roma.
POPOLO
Romper, disfar, spegner del tutto in pria
I tiranni fa d’uopo.
BRUTO
A ciò sarovvi,
Ed a nuli’altro, io capo. — Udir vi piacciaUn loro messo brevemente intanto:
In nome lor di favellarvi ei chiede.
II credereste voi? Tarquinio, e secoL’infame Sesto, ed altri pochi, or dianziFin presso a Roma a spron battuto ardiròSpingersi; quasi a un gregge vii venirneStimando; ahi stolti! Ma, delusi assaiNe furo; a me l’onor dell’anni prime
Furò Tiberio, il figliuol mio. Ne andaroGl’iniqui a volo in fuga: all’arte quindiDalla forza scendendo, osan mandarviAmbasciator Mamilio. I patti indegniPiacevi udir quai sieno?
POPOLO
Altro non havvi
Patto fra noi, che il morir loro, o il nostro.
BRUTO
Ciò dunque egli oda, e il riferisca.
POPOLO
A noi
Venga su dunque il servo nunzio; i sensiOda ei di Roma, e a chi l’invia li narri.
SCENA. VI.
BRUTO, TITO, TIBERIO, MAMILIO,VALERIO, POPOLO, senatori, patrizi
BRUTO
Vieni, Mamilio, inoltrali; rimiraQuanto intorno ti sta. Cresciuto in corteDe’Tarquinj, tu Roma non hai visto:
Mirala; é questa. Eccola intera, e in attoDi ascoltarti. Favella.
MAMILIO
... Assai gran cose
Dirli, o Bruto, dovrei: ma, in questo immensoConsesso,... esporre... all’improvviso...
BRUTO
Ad alla
Voce favella ; e non a me. SublimeAnnunzialor di regj cenni, ai padri,
Alla plebe gli esponi : in un con gli altri,
Bruto anch’egli ti ascolta.
POPOLO
A tutti parla;
E udrai di tutti la risposta, in breviDetti, per bocca del gran consol Bruto.
Vero interprete nostro egli è, sol degnoDi appalesar nostr’alme. Or via, favella;
E sia breve il tuo dire: aperto e interoSarà il risponder nostro. •
BRUTO
Udisti?
MAMILIO
— Tarquinio re...
Io tremo.
POPOLO
Di Roma no.
MAMILIO
— Di Roma
Tarquinio amico , e padre...
POPOLO
Egli è di SestoL’infame padre, e non di noi...
BRUTO
Vi piaccia.