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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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BRUTO PRIMO

A noi (remanti e mal sicari han chiusoFinora i re : nè rimaneaci scampo :

0 infami farci, assenso dando infameAlle inique lor leggi ; o noi primieriCader dell’ira lor vittime infauste,

Se in noi l’ardir di opporci invan, sorgea.

VALERIO

Bruto, il vero tu narri. — A Roma io parloDei senatori in nome. — È ver, pur troppo!Noi da gran tempo a invidiar ridottiOgni più oscuro cittadino; astrettiA dispregiar, più ch’ogni reo, noi stessi;

Che più? sforzati, oltre il comune incarcoDi servitù gravissimo, a tor parteDella infamia tirannica; ci femmoMinori assai noi della plebe; e il fummo:

Nè innocente parere al popol debbeAlcun di noi, tranne gli uccisi tantiDalla regia empia scure. Altro non restaOggi a noi dunque, che alla nobil plebeRiunir fidi il voler nostro intero ;

Nè ornai tentar di soverchiarla in altro,

Che nell’odio dei re. Sublime, eternaBase di Roma fia quest’odio sacro.

Noi dunque, noi, per gl’infernali Numi,

Sul sangue nostro e quel dei figli nostri,

Tutti il giuriam ferocemente, a un grido.

POPOLO

Oh grandii Oh forti! Oh degni voi soltantoDi soverchiarci ornai ! La nobil garaAccetliam di virtù. Non che gl’iniquiEspulsi re, (da lor viltà già vinti)

Qual popol, quale , imprenderà far fronteA noi Romani e cittadini a prova ?

BRUTO

Divina gara! sovrumani accenti!...

Contento io moro: io, qual Romano il debbe,Ho parlato una volta; ed ho con questiOrecchi miei pur una volta uditoRomani sensi. — Or, poiché Roma in noiPer la difesa sua tutta si affida,

Fuor delle mura esco a momenti io pure;

E a voi giorno per giorno darem contoD’ogni nostr’opra, o il mio collega, od io;Finché, deposte l’armi, in piena paceDarete voi sXabil governo a Roma.

POPOLO

Romper, disfar, spegner del tutto in pria

I tiranni fa d’uopo.

BRUTO

A ciò sarovvi,

Ed a nuli’altro, io capo. — Udir vi piacciaUn loro messo brevemente intanto:

In nome lor di favellarvi ei chiede.

II credereste voi? Tarquinio, e secoL’infame Sesto, ed altri pochi, or dianziFin presso a Roma a spron battuto ardiròSpingersi; quasi a un gregge vii venirneStimando; ahi stolti! Ma, delusi assaiNe furo; a me l’onor dell’anni prime

Furò Tiberio, il figliuol mio. Ne andaroGl’iniqui a volo in fuga: all’arte quindiDalla forza scendendo, osan mandarviAmbasciator Mamilio. I patti indegniPiacevi udir quai sieno?

POPOLO

Altro non havvi

Patto fra noi, che il morir loro, o il nostro.

BRUTO

Ciò dunque egli oda, e il riferisca.

POPOLO

A noi

Venga su dunque il servo nunzio; i sensiOda ei di Roma, e a chi l’invia li narri.

SCENA. VI.

BRUTO, TITO, TIBERIO, MAMILIO,VALERIO, POPOLO, senatori, patrizi

BRUTO

Vieni, Mamilio, inoltrali; rimiraQuanto intorno ti sta. Cresciuto in corteDe’Tarquinj, tu Roma non hai visto:

Mirala; é questa. Eccola intera, e in attoDi ascoltarti. Favella.

MAMILIO

... Assai gran cose

Dirli, o Bruto, dovrei: ma, in questo immensoConsesso,... esporre... all’improvviso...

BRUTO

Ad alla

Voce favella ; e non a me. SublimeAnnunzialor di regj cenni, ai padri,

Alla plebe gli esponi : in un con gli altri,

Bruto anch’egli ti ascolta.

POPOLO

A tutti parla;

E udrai di tutti la risposta, in breviDetti, per bocca del gran consol Bruto.

Vero interprete nostro egli è, sol degnoDi appalesar nostr’alme. Or via, favella;

E sia breve il tuo dire: aperto e interoSarà il risponder nostro. •

BRUTO

Udisti?

MAMILIO

— Tarquinio re...

Io tremo.

POPOLO

Di Roma no.

MAMILIO

— Di Roma

Tarquinio amico , e padre...

POPOLO

Egli è di SestoL’infame padre, e non di noi...

BRUTO

Vi piaccia.