ATTO TERZO
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MAMIUO
Piu che non sai, dirotti.
Tutto sta in me: da gran perigli io possoScamparvi, io solo...
TIBERIO
Artificiosi detti
Tu muovi...
TITO
E che sta in le?
MAMIUO
Tiberio, e Tito,
E Bruto vostro, e Collatino, e Roma.
TIBERIO
Folle, che parli?
TITO
Io so la iniqua speme...
MAMIUO
Speme? certezza ell’è. Già ferma e pienaA favor dei Tarquinj arde congiura:
Nè son gli Aquilj a congiurare i soli,
Come tu il pensi, o Tito: Ollavj, e Marzj,
E cento e cento altri patrizj ; e molti,
E i più valenti, infra la plebe istessa...
TIBERIO
Oh ciel ! che ascolto?...
TITO
È ver, pur troppo, in parte:Fero un bollor v’ha ih Roma. A lungo, or dianzi,Presso agli Aquilj si adunò gran gente :
Come amico e congiunto, alle lor caseMi appresentava io pure, e solo esclusoNe rimanea pur io. Grave sospettoQuindi in me nacque...
MAMIUO
Appo gli Aquilj io slava,Mentre escluso tu n’eri: è certa, è taleLa congiura, e sì forte, ch’io non temoDi svelarvela.
TIBERIO
Perfido...
TITO
Le vili
Arti tue v’adoprasti...
MAMIUO
Udite, udite,
Figli di Bruto, ciò che dirvi io voglio.—
S’ arte mia fosse stata, ordir si tostoSi gran congiura, io non sarei per tantoPerfido mai. Per l’alta causa e giustaDi un legittimo re, tentali e voltiA pentimento e ad equilade avreiQuesti sudditi suoi da error compresi,
Traviali dal ver; nè mai sarebbePerfidia ciò. Ma, nè usurpar mi deggio,
Nè vo’, 1’ onor di cosa che arte nulla,
Nè fatica, coslavami. DiscioltoDianzi era appena il popolar consesso,
Ch’ io di nascosto ricevea l’invitoAl segreto consiglio. Ivi stuporePrendea me stesso, in veder tanti, e (ali,
E si bollenti difensori unirsiDegli espulsi Tarquini: e a gara tuttiMi prometlean più assai, eh’ io chieder loroNon mi fora attentato. Il solo SestoChiamavan tutti alla dovuta pena.
Ed è colpevol Sesto; e irato il padreConir’ esso è più, che noi sia Roma; e interaNe giurava ei vendetta. Io lor fea notoQuesto pensier del re: gridano alloraTutti a una voce: « A lui riporre in trono» Darem la vita noi. » Fu questo il gridoDella miglior, della più nobil parteDi Roma. — Or voi, ben dal mio dir scorgete,Ch’arte in me non si annida: il tutto io svelo,Per voi salvar; e per salvare a un tempo,
Ov’ ei pur voglia, il vostro padre istesso.
TIBERIO
— Poiché già tanto sai, serbarti in RomaStimo il miglior, fino al tornar del padre.Veggo or perchè Bruto inviò si rattoII comando di espellerti; ma tardoPur mi giungea...
TITO
Ben pensi : e ognor tu intantoSovr’ esso veglia. II più sicuro asiloPer custodir costui, la magion parmiDe’Vitelli cugini: io fuor di RomaVolo, il ritorno ad affrettar del padre.
MAMIUO
Franco parlai, perchè di cor gentileIo vi tenni; tradirmi ora vi piace?
Fatelo: e s’anco a Bruto piace il sacroDiritto infranger delle genti, il facciaNella persona mia: ma già lanl’oltreLa cosa è ornai, che, per nessun mio danno,Util toccarne a voi non può, nè a Bruto.
Già più inoltrala è la congiura assai,
Che noi pensate or voi. Bruto, e il collega,
E dell’infima plebe la vii feccia,
Sono il sol nerbo, che al ribelle ardireOrnai rimane. Al genitor tu vanne,
Tito, se il vuoi; più di tornar Io affretti,
Più il suo destin tu affretti. — E tu, me tostoAppo i Vitelli traggi: ivi securo,
Più assai che tu, fra lor slarommi.
TIBERIO
Or quale
Empio sospetto?...
MAMIUO
Di evidenza io parlo;
Non di sospetto. Anco i Vitelli, i fidiQuattro germani della madre vostra;
Essi, che a Bruto di amistade astrettiEran quanto di sangue, anch’essi or vonnoRipor Tarquinio in seggio.
TITO
Oh cieli...
TIBERIO
Menzogna
Fia questa...