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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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ATTO QUARTO

BRUTO

Oh figli !...

Deh! per or basti... II vostro egregio e veroPentimento sublime, a brani a braniLo cuor mi squarcia... Ancor, pur troppo! io sono,Più che console, padre... Entro ogni venaScorrer mi sento orrido un gelo... Ah I tutto,Tutto il mio sangue per la patria sparsoSarà fra poco... A far rinascer Roma,

L’ ultimo sangue or necessario, è il mio :

Pur eh’ io liberi Roma, a voi, nè un soloGiorno, o miei figli, io sopravviver giuro. —Ch’io per'I’ultima volta al sen vi stringa,Amati figli;... ancora il posso... Il pianto...Dirpiùomai... non milascìa... Addio,...mieifìgli.—Consol di Roma, ecco a te rendo io ’I foglio.Sacro dovere al di novel l’imponeDi appresentarlo a Roma tutta. I rei

Stanno affidati alla tua guardia intanto.

Teco nel foro al sorger dell’ aurora

Aneli’ io verronne.— Or, sostener più a lungo,

No, più non posso cosi fera vista.

SCEMA IV.

COL LATINO, TITO, TIBERIO, Littori

COL1ÀTINO

Necessità fatai!...

TITO

Misero padre!...

TIBERIO

Purché salva sia Roma !...

COLLATINO

Ognun me segua.

ATTO QUIIITTO

SCEMA 1.

Popolo, Valerio, senatori, patrizi mucollocali, COLLATINO e BRUTO in ringhiera

COLLATINO

omani, a voi lieto e raggiante il soleler sorgea; quando appunto in simil oraDi libertà le prime voci all’ auraEcheggiavan per voi : nel dolor mioSepolto intanto, io muto stava. In questoOrribil dì, parte tuli’altra ( ahi lasso! )

Toccami in sorte, poiché a voi pur piacqueConsol gridarmi, col gran Bruto, ad una. —Giurava ognun, (ben vel rimembra, io spero)Giurava ognun , ieri, nel foro, ai Numi,

D* pria morir che mai tornarne al vileGiogo dei re. Nè soli i rei Tarquinj,

Ma ogni uom, che farsi delle leggi osasseMaggior, da voi, dal giuramento vostroVenia proscritto.— Il credereste or voi ?

Alla presenza vostra, io debbo, io primo,

Molti accusar tra i più possenti e chiariCittadini; che infami, empj, spergiuri,

Han conira Roma, e contro a sé ( pur troppo ! )Congiurato pel re.

POPOLO

Pel re ? Quai sono ?

Quai son gl’ iniqui traditori, indegniD’ esser Romani ? Or via; nomali; spentiLi vogliam tutti...

COLLATINO

Ah !... nell'udirne i nomi,Forse,... chi sa? nel pronunziarli, io fremo...Più la clemenza assai, che la severaGiustizia vostra, implorerò. Son questiPressoché tutti giovanetti: i maliTanti, e si feri, del civil servaggioProvalo ancor, per poca età, non hanno:

E i più, cresciuti alla pestifer’ombraDella corrotta corte, in ozio molle,

Di tirannia gustato han l’esca dolce,

Ignari appien dell’ atroce suo fiele.

POPOLO

Quai che pur sien, son Iraditor, spergiuri,Pietà non merlan; perano: corrottiPutridi membri di città novella,

Vuol libertà che tronchi sieno i primi.Nomali. Udiamo...

VALERIO

E noi, benché convintiPur troppo ornai, che alla patrizia genteQuesto delitto rio (disnor perenne! )

Si aspetta, or pure i loro nomi a provaNoi col popol chiediamo. — 0 nobil plebeAd alle cose nata! oh (e felice!

Tu almen della tirannide portavi