372
BRUTO PRIMO
Pur prometteste?
TITO
Io, col firmar, speravaRender Tarquinio a te più mite...
BRUTO
A Bruto?
Mite a Bruto Tarquinio? — E s’.anco il fosse,
Perfido tu, tradir la patria mai
Dovevi tu per me? Voi forse, or dianzi,
"Voi non giuraste morir meco entrambi,
Pria eh’a niun re mai più sopporci noi?
TITO
Noi niego io, no...
BRUTO
Spergiuri sete or dunque,
E traditori... In questo foglio a un tempoFirmato avete il morir vostro;... e il mio!...
TIBERIO
Tu piangi, o padre?... Ah! se del padre il pianto,Sopra il ciglio del giudice severo,
Attesta almen, che noi del lutto indegniDi tua pietà non siam, per Roma lietiMorremo noi.
TITO
Ma, benché reo, non eraNè vii, nè iniquo Tito...
BRUTO
Oh figli! oh figli!.,.
— Che dico io figli? il disonor mio primoVoi siete, e il solo. Una sprezzabil vita,
Voi, voi serbarla al padre vostro, a costoDella sua gloria e libertà ? ridurmiA doppiamente viver con voi servo,
Allor che stava in vostra man di andarneLiberi meco a generosa morte ?
E, a trarre a fin sì pazza impresa, farviDella patria nascente traditori?
Sordi all’onor? spergiuri ai Numi?—E s’ancoFoss’iopur stato oggi da Roma interaTradito: e s’anco, a esempio vostro, io scesoFossi a implorar clemenza dal tiranno;
Ahi stolti voi! più ancor che iniqui, stolli!Creder poteste mai, che in cor d’ espulsoVile tiranno, altro allignar potesse,
Che fera sete di vendetta e sangue?
A morte certa, e lunga, e obbrobriosa,
Voi, per salvarlo, or serbavate il padre.
TITO
Timor, noi niego, in legger tanti e tantiPossenti nomi entro quel foglio, il pettoInvaso mi ebbe, ed impossibil femmiL’alta impresa parere, lo già, non lieve,
E per sè dubbia, e perigliosa ( il sai )
La credea; benché in cor brama ne avessi.Quindi, in veder cangiarsi affatto posciaIn sì brev’ ora il tutto, e al re tornarneI cittadini, ed i più illustri, in folla;
Tremai per Roma, ove gran sangue, e invano,Scorrer dovrebbe, e il tuo primiero. AggiuntiI nomi nostri a quei tanti altri, in cuore
Nasceami speme, che per noi sottratto.
Dalla regia vendetta cosi fora
li padre almeno: e in larghi detti, astuto
Mamilio, a noi ciò prometlea.
BRUTO
Che fesli?
Che festi? oh cielo!— Ah! cittadin di RomaNon eri tu in quel punto; poiché RomaPer me tradivi... Nè figliuol di BrutoEri tu allor, poiché il suo onor vendeviAl prezzo infame dei comuni ceppi.
TIBERIO
Il tuo giusto furor, deh! padre, in luiNon volger solo; al par lo merto anch’io.
Per te, il confesso, anch’ io tremai ; più amatoDa noi fu il padre, che la patria nostra :
Si, padre, il nostro unico error fu questo.
COLLATINO
Ahi giovinetti miseri ! Oh infelicePadre !...
BRUTO
Ah! pur troppo voi di Bruto foste,
Più che di Roma, figli ! in rio servaggioVoi nati, ad ingannarvi io pur costrettoDai duri nostri tempi, a forti ed altiLiberi sensi io non potea nudrirvi,
Qual debbe un padre cittadino... O figli,
Del vostro errar cagion non altra io cerco.
Me, me, ne incolpo, ed il servir mio prisco,
E il mio tacere ; e, ancorché finto, il mioStesso tremar, che a tremare insegnovvi.
Ah ! non è muta entro al mio cor pietade;...Ma, in suon più fero, mi grida tremendaGiustizia ; e a dritto or la pretende Roma.—Figli miei, figli amati, io son più assaiInfelice di voi... Deh t poiché a vostraScelta era pure o il tradir Roma, o a morteSottrarre il padre; oh ciel! perchè scordarvi,Che a soltrar Bruto dall’infamia (sola,
Vera sua morte ) a lui bastava un ferro?
Ed io Io aveva; ed il sapean suoi figli:
Tremar potean mai quindi essi pel padre ?
COLLATINO
Deh ! per ora il dolore e l’ira alquantoAcqueta, o Bruto : ancor chi sa?... salvarliForse...
TITO
Ah ! salvarmi or si vorrebbe indarno:Non io più ornai viver potrei; perdutaHo dell’amato genitor la stima,
E 1’amor, forse... Ah! non fia mai, ch’io vivaiMa il tristo esemplo mio bensì discolpiL’innocente minor fratello; ei salvo...
TIBERIO
Orrido è molto il nostro fallo, o padre ;
Ma pari egli è; giusto non sei, so pariNon ne dai pena. II tutelar celesteGenio di Roma espressamente or forseVolea, che base a libertà perenneFosse il severo esempio nostro.