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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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376 BRUTO

POPOLO

Oh fatai punto!... Eppure,

E necessaria è la lor morte, e giusta.

TITO

Sol, fra noi tutti, uno innocente or muore:

Ed è questi.

POPOLO

Oh pietà! Del fratei suo, ,

Mirate, ei parla.

TIBERIO

Ah I noi crediate : o entrambiSiam del pari innocenti, o rei del pari:

Scritto è nel foglio, appo il suo nome, il mio.

BRUTO

Niun degl’ inscritti in quel funesto foglio,Innocente può dirsi. Alcun può, forse,

In suo pensiero esser men reo; ma è noloSoltanto ai Numi il pensier nostro ; e foraArbitrario giudizio, e ingiusto quindi,

Lo assolver rei, come il saria il dannarli,

Su l’inlenzion dell’ opre. Iniquo e falsoGiudizio fora, e quale a re si aspetta:

Non qual da un giusto popolo si vuole.

Popo-1, che solo alle tremende e santeLeggi soggiace, al giudicar, non d’altroMai si prevai, che della ignuda legge.

COLLATINO

...Romani, è ver, fra i congiurali stannoQuesti infelici giovani, ma furoDal Iradilor Mamilio raggirali,

Delusi, avviluppali, e in error graveIndotti. Ei lor fea credere, che il tuttoDei Tarquinj era in preda: i loro nomiQuindi aggiunsero anch’ essi, ( il credereste? )Sol per soltrar da morte il padre...

POPOLO

Oh cielo!...

E fia vero? Salvar dobbiam noi dunqueQuesti due soli...

BRUTO

Oimè! che ascolto?... ah! voceDi citladin fia questa ? Al farvi or voiGiusti, liberi, forti, e che? per baseUna ingiustizia orribile di sanguePorreste voi ? perchè non pianga io padre,Pianger tanti altri cittadini padri,

Figli, e fratei, fareste? alla mannaiaDa lor mertala or porgeriano il colloTanti e tanti altri; e n’anderiano esentiDuo soli rei, perchè noi paion tanto?

S’auco in fatti noi fossero, eran figli

PRIMO

Del consol : scritti eran di proprio pugnoFra i congiurati: o morir tulli ei denno,

O niuno. Assolver lutti, è un perder Roma;Salvar due soli, iniquo fia, se il pare.

Più assai che giusto, or Collalin pietoso,

Questi due discolpò, col dir che il padreVolean salvar: forse era ver; ma gli altriSalvar, chi il padre, chi’l fratei, chi i figli,Yolean pur forse ; e non perciò men reiSono, poiché perder la patria, innanziChe i lor congiunti, vollero. — Può il padrePiangerne in core ; ma secura debbeFar la cittade il vero consol pria!...

Ei poscia può , dal suo immenso doloreVinto, cader sovra i suoi figli esangue. —

Fra poche ore il vedrete, a qual periglioTratti v’ abbian costoro: a farci appienoL’ un 1’ altro forti,,e in libertade immoti,

È necessario un memorando esemplo ;

Crudel, ma giusto. — Ite, o littori; e avvintiSieno i rei lutti alle colonne ; e cadaLa mannaia sovr’essi. — Alma di ferroNon ho... (1) Deh ! Collatino, è questo il tempoDi tua pietà ; per me tu il resto adempì (2).

POPOLO

Oh fera vista!... Rimirar non gli osa,

Misero! il padre... Eppur, lor morte è giusta.

BRUTO

—Già il supplizio si appresta.— Udito i sensiHan del console i rei... L’orrido statoMirate or voi, del padre... Ma, già in altoStan le taglienti scuri... Oh ciel ! partirmiGià sento il cor... Farmi del manto è forzaAgli occhi un velo... Ah! ciò si doni al padre...Ma voi, fissate in lor lo sguardo: eterna,

Libera sorge or da quel sangue Roma.

COLLATIJSO

0 sovrumana forza!...

VALERIO

II padre, il Dio

Di Roma, è Bruto...

POPOLO

È il Dio di Roma...bruto

Io sono

L’ uom più infelice, che sia nato mai (3).

(1) Bruto cado seduto, e rivolge gli occhi dallo spcllacoloy

(2) Collatino fa disporre in ordine e legare i congiurati ai P a .

(3) Cade il sipario, stando i littori in procinto di fer‘ recongiurali.