ATTO SECONDO
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MIRRA
Che sento? oh ciel! ne sospettava forseAnch’ essa?...
EURICLEA
E chi, in veder giovin donzellaIn tanta doglia, la eagiou non stimaEsserne amore? Ah! il tuo dolor pur fosseD’amor soltanto ! alcun rimedio almenoVi avrebbe. — In questo crudel dubbio immersaGià da gran tempo io stando, all’ara un giornoIo ne venia della sublime nostraVenere diva; e con lagrime, e incensi,
E caldi preghi, e invaso cor, prostralaInnanzi al santo simulacro, il nomeTuo pronunziava...
MIRRA
Oimè! che ardir? che festi?Venere?... Oh ciel!... contro di me... Lo sdegnoDella implacabil Dea... Che dico?... Ahi lassa !...Inorridisco,... tremo...
EURICLEA
È ver, mal feci :
La Dea sdegnava i voti miei ; gl’ incensiArdeano a stento, e in giù ritorto il fumoSovra il canuto mio capo cadeva.
Vuoi più? gli occhi alla immagine tremantiAlzar mi attento, e da’suoi piè mi.parveCon minacciosi sguardi me cacciasse,Orribilmente di furore accesa,
La Diva stessa. Con tremuli passi,
Inorridita, esco del tempio... Io sentoDal terrore arricciarmisi di nuovo,
In ciò narrar, le chiome.
MIRRA
E me pur fai
Rabbrividire, inorridir. Che osasti?
Nullo ornai de’celesti, e men la DivaTerribil nostra, è da invocar per Mirra.Abbandonata io son dai Numi; apertoÉ il mio petto all’Erinni; esse v’han solePossanza, e seggio. — Ah! se riman pur l’ombraDi pietà vera in te, fida Euriclea,
Tu sola il puoi, trammi d’angoscia; è lento,
È lento troppo, ancor che immenso, il duolo.EURICLEA
Tremar mi fai... Che mai poss’ io?
MIRRA
...Ti chieggo
Di abbreviar miei mali. A poco, a pocoStrugger tu vedi il mio misero corpo;
Il mio languir miei genitori uccide;
Odiosa a me stessa, altrui dannosa,
Scampar non posso: amor, pietà verace,
Fia ’l procacciarmi morte; a te la chieggio...
EURICLEA
Oh cielo!... a me?.. Mi manca la parola,...
La lena,... i sensi...
MIRRA
Ah! no; davver non m’ami.Di pielade magnanima capaceIl tuo senile petto io mal credea...
Eppur , tu stessa, ne’ miei teneri anni,
Tu gli alti avvisi a me insegnavi: io spessoUdia da te, come antepor 1’ uom debbaAlla infamia la morte. Oimè! che dico!... —
Ma tu non m’odi?... Immobil,... muta,... appenaRespiri! oh cielo !... Or, che ti dissi? io ciecaDal dolore,... noi so : deh ! mi perdona ;
Deh! madre mia seconda, in te ritorna.
EURICLEA
...Oh figlia! oh figlia!... A me la morte chiedi?La morte a me?
' MIRRA
Non reputarmi ingrata;
Nè che il dolor de’ mali miei mi tolgaDi que’d’altrui pielade. — Estinfa in CiproNon vuoi vedermi? in breve udrai tu dunque,Ch’ io nè pur viva pervenni in Epiro.
EURICLEA
Alle orribili nozze andarne invanoPresumi adunque. Ai genitori il tuttoCorro a narrar...
MIRRA
Noi fare, o appien tu perdiL’amor mio: deh! noi far; ten prego: in nomeDel tuo amor, li scongiuro. — A un cor dolenteSfuggon parole, a cui badar non vuoisi.—Rastante sfogo ( a cui concesso il pariNon ho giammai ) mi è stato il pianger (eco;
E il parlar di mia doglia: in me già quindiAddoppiato è il coraggio. — Ornai poche oreMancanq al nuzial rito solenne:
Slatti al mio fianco sempre: andiamo: e intanto,Nel necessario alto proposto mioIl vieppiù raffermarmi, a te si aspetta.
Tu del tuo amor più che materno, e a un tempoGiovar mi dei del fido tuo consiglio.
Tu dei far si, ch’io saldamente afferriIl partito, che solo orrevol resta.