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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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ABELE

Come a’miei cenni obbedisti, perverso?

Qual lusinga, qual arte, qual forzaDa (e adoprala fu?

Qual minaccia , qual ferro hai conversoContro quella per se si fievol scorzaDell’ uom di carne nato,

Ed al peccar creato ?

Quattro son soli, intìno ad ora, in terra

I precursori delle umane genti.

Già i duo primi parenti,

Sol mostrandomi a lor, senz’ aspra guerra,Molto fec’ io dolenti.

Duo figli, ad essi aggiunti,

Spiranti aure di vita il Sole or vede,

E il fargli or lutti rei tua forza eccede?...

IL PECCATO

Troppo son tutti ancora in Dio congiunti.Bench’egli, acceso in formidabil ira,

Fuor dell’ Eden cacciasse Adamo in bando,Non gli ha del tutto pur sua man sovranaAbbandonati a lor natura vana,

Ma sovr’ essi si aggira.

Di ciascun uomo, slassi al fianco sempreUn dei celesti messaggeri alatiDell’ eterno Fattore,

Che, abbagliante splendoreFa balenar nell’ aure, ignudo brandoDall’infuocate tempre:

E noi, messi d’Inferno , saettatiDall’alta possa de’vibranti rai,

Lontani stiamo, attoniti, tremanti ;

Né ci dan loco mai.

Que’ vili schiavi del sovran comando,

Già per timor fedeli a Dio, costantiNemici a noi ; quei, che il servaggio innaura,Che il nostro mal ristaura?

Si glorian quelli or d’occupar tal loco,

Di custodir quell’ uomo,

Che in se stesso si poco ,

Tutto perdeva al luccicar d’ un pomo.

LUCIFERO

Che ascolto? oh rabbia 1 e dai celesti scanniNon basta loro vincitori averneCacciali, e astretti, e schiacciati, e sepoltiIn queste mute luride caverne?

Per (farci ognor più affanni,

L’uòm, per mia astuzia fatto

Di ragion nostra, or vonno a noi sottratto,

Sì ch’ei neppur ci ascolti?

Tosto, or tosto al riparo. — Olà, s’in tuoniDalla sonante spaventosa tromba

II carme, onde si adunaDe’ possenti miei figli

La gigantesca immensa schiera bruna.

Su, su: del ripercosso eco rintroniOgni mia grotta in questa vasta tomba. —

Tu narra loro i corsi tuoi perigli;

Narra dell’uom, lassù; qual v’abbia ei cuna;Onde al riparo ornai per noi si corra,

Ne di obbedirci più quel vile abborra.

SCENA II»

LUCIFERO , IL PECCATO ,

CORO DI DEMONI

CORO

A consiglio, a consiglio adunatevi,

O possenti feroci guerrieri ;

Dal letargo, su su, risvegliatevi,

Angeli neri.

Venite, udite la fera voceDel vostro re tonante,

Che rimbombante

Tutti vi appella in questa immensa foce.

UNA VOCE DEL CORO

Voi, che nel Iago di sangue giacete,

E di quel vi pascete;

Voi, che in bitume sepolti vi sieteTra zolfi bollentissimi;

E voi, che tra fierissimiMuggiti, latrati,

Ruggiti, ululatiDe’ tanti nostriOrrendi mostriLagrimosi rabbiosi vivete;

CORO

Venite , udite la fera voceDel vostro re tonante,

Che rimbombante

Tutti vi appella in questa immensa foce.

ALTRA VOCE DEL CORO

Ecco, viene il tremendo Astarotte,

Che gigante su tutti torreggia;

Ai suoi passi traballa la reggia,

E si addoppia la nostra atra notte.

CORO

A consiglio, a consiglio adunatevi,

O possenti feroci guerrieri.

ALTRA VOCE DEL CORO

Or, qual silenzio ingombraII procedente stuolo?

Ognun, ecco, disgombraPer dar loco ad un solo!

Or veggio, è il venerandoNostro secondo re,

Che di fiamma ha lo brando;

Belzebub è.

CORO

Dal letargo, su su, risvegliatevi,

Angeli neri.

ALTRA VOCE DEL CORO

Ma, chi vien d’oro si carco,

E di gemme si splendente,

Con tanta gente?

(1) Questa scena sarti divisa in Cori ed Ariette ; il tuli 0maestrevoli varietà, a giudizio dell* intendente Compositore*