ALCESTE SECONDA
PERSOLA©®!
FEREO
ADMETO
ALCESTE
EUMELO
ERCOLE
CORO DI MATRONE TESSALE
FANCIULLA di Admeto t ,ANCELLE di Alceste |
non parlano
Scena — La reggia di Fereo in Fere capitale della Tessaglia.
ATTO PRIMO
SCENA V.
FEREO
Misero padre, infra tremende angoscePalpitante, aspettando semivivoStai dell’ oraeoi Delfico le note.
Chiaro taranti irremissibilmente,
Se nel destili sia scritto che tu debbaOrbo restar dell’ adorato Admeto,
Unico figlio tuo. — Deh tu, di CirraNume sovrano, a me benigno Apollo,
Se di tua deitade un di degnastiLieta pur far questa mia reggia, in cuiT’ ebber pastore ignoto i nostri armenti;
Se in guise tante di tua grazia eccelsaAbbellir me non degno ospite tuoPiacqueli allor; deh, risanato rendiAd un cadente genitore il figlio,
Che in sul bel fior degli anni suoi languisceDella tomba or su l’orlo! — lo più non trovoNè sonno mai, nè pace. Ecco, sparilaOr ora è appena questa notte eterna,
Cui precorse il mio sorgere. Nè posso,
Per più sventura mia, l’acerbo duoloSfogare intero di mia fida antiquaConsorte in seno: ah! troncherei d’un colpoDella sua vita il debil filo, ov’ioA lei svelassi l’ imminente fine
Del figlio unico nostro. Ella, dagli anniAffievolita, il piede ornai non volgeFuor di sue regie stanze: onde finora,
In parte, il duol che tutta Fere ingombra,
È ignoto a lei. Ma il saprà pure! Ah, solaTu mi ratlieni in vita, egregia, amataDegli anni miei compagna! ov’ io non fossiNecessario al tuo vivere, dai NumiImplorerei la morte mia, per torreA Pluto Admeto... Ma, che veggio? AlcesteFrettolosa vèr me! Forse a lei primaNoto il risponder dell’ oraeoi era?
SCENA II.
ALCESTE, FEREO
ALCESTE
Le paterne lue lagrime rasciuga,
O re: la morte del tuo figlio ornaiNon li avverrà di piangere.
FEBEO
Che ascolto!
Oh gioia! Apollo dunque?.. Havvi una speme?..
ALCESTE
Speme, a le, si, vien dal fatidic’antro:
Nè di un sì fatto annunzio ad altri volliCeder l’onor; dal labro mio doveviAverlo tu.