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LETTERA DI RANIERI DE’ CALSABIG
Rodoguna di Corneilie. La prova, son cerio, verifi-cherà questa mia assertiva.
Sbrigato in tal guisa, stimatissimo amico,da’ piani delle sue bellissime tragedie, passerò adirle quali sono que’passi e que’ tratti, che in essemi hanno più commosso. E cominciando dalla pri-ma , tulli quei discorsi artifiziosi di Filippo nellescene seconda e quarta dell’ atto secondo, nellequali, con astuzia somma a forza repressa in lui,trasparisce la sua atroce gelosia, mi fecero unagrande impressione. È mirabile con qual destrezzaed ambiguità di senso vi si mescola la paroladi matrigna, e quella d’ amore, col nero e cupo di-segno di chiamare sopra i volti dei commossi amanti
* colori della passione sepolta.
Nel Polinice quasi tutte le scene sono sparse disì sollevati, ma naturali, sentimenti, che ne con-dannerei la profusione se fosse difetto. Hanno inme prodotta una impressione tale, che provo sem-pre nel rileggerle quel ribrezzo, che solamente co-nosce chi è poeta.
Egli è opinione, che per vedere se veramentesublime sia un lavoro poetico, si debba tradurre in•in’altra lingua. Se, spogliato delle vaghezze che gliPresta la sua, si sostiene col solo pregio de’pensierimaestosi, veri, e appropriati ; se vi si trovano an-cora nella traduzione
Disjecti membra poetae;
si può francamente pronunziare che sia tale.
A questa prova ho voluto esporre alcuni squarcidel Polinice, traducendoli in francese, come hosaputo meglio. Si giudicherà se siano ugualmentesublimi, ugualmente belli nell’ uno e nell’ altroidioma. Ecco la risposta di Giocasta a Polinice, attosecondo, scena quarta. Le adduce il figlio, per giu-stificar la guerra che move al fratello, che incor-r er non vuole nel disprezzo generale della Grecia:^ madre risponde:
« O la belle vertu! La Grèce doit dono l’esti-» mer parce que tu n’es pas plus méchant que ton8 frère? L’objet le plus cher à ton coeur est donc8 le tróne. Tu ne songes donc pas quel malheur8 c’esl d’ètre roi! Uegarde tes ai'eux: lequel d’entre
* eux regna dans Thèbes sans crimes? Le Iròne où
* OEdipe fut assis eslenefiet bien illustre! Crains-
* tu que la terre ignore qu’OEdipe eut desenfans?
8 Es-tu verlueux? laisse la couronne aux parjures.
8 Veux-lu te venger de ton frère? veux-lu qu’il8 devienne l’horreur de Thèbes, de la Grèce, du8 monde entier? laisse-le règner. Moi-mème, le8 front ornò du diadéme, malgré son vain éclat,
8 n’ai-je pas vu couler mes tristes jours dans les8 larmes? n’ai-jo pas porle cnvie à l’état le plus8 Vii? 0 tròne! tu n’es qu’une ancienne injuslice,
8 qu’on a toujours lolérée, et toujours délestée (1).
(i) Questa inviliva contro il carattere e la dignità reale con'Strilo accorgimento e giudizio è posta qui in tocca di Giocasta,t lp r disgustarne il figlio, e terminar le gare fraterne; ed è uno
«Funeste honneur! plùt aux dieux que le sorl» m’en eùt toujours éloignée! je ne serois pas la» mère et la femme d’OEdipe: perfidesl je ne se-» rois pas votre mère. »
Aggiungerò la parlala, colla quale Giocasta ter-mina la tragedia.
« Que vois-je? un abyme immense s’ouvre sous» mes pas: les royaumes effrayanls de la mort se» présentent à mes yeuxl... Ombre pale de Latus,» tu me tends les brasi... à ta criminelle épouse!» Quel horrible speclaclel... Je lo vois percé de» coups! tes mains, ton visage, sont ensanglan-» lési Tu pleures, malheureux! tu cries vengean-» ce! Quel fut l’impio qui déchira ton sein?....» quel fut-il ?.... ce fut OEdipe, cet OEdipe ton» fils.... que je retjus dans ton lit fumant encore» de ton sang. — Mais quelle voix prononce mon» nom?... J’entends un bruii affreux qui rempiit» d’horreur les enfers... un cliquetis d’armes et» d’épées.... 0 fils de mon fils!.... ò mes fils!..,.» ombres féroccs!.... ò frères!.... vos fureurs du-» rent donc encore après le trépas!.... Accours,» Lai'us; c’est à toi de les séparer.... Mais j’ap-» pergois à leur còlè ces infàmes Euménides. Ven-» geresse Alecton , c’est moi qui suis leur mère;» tourne vers moi ton pale flambeau; lance sur moi» tes vipères. Voici, voici le fìanc incestueux qui» enfanla ces monstres. Furie! que (ardes-tu?...» qu’est-ce qui t’arrète? Je vele vers toi.... Je...» meurs. »
Nell Antigone è interessantissima la scena del-l’agnizione fra essa e Argia, moglie di Poliniceeslinto; e sublimi, c teneri tutti ne sono i senti-menti. Ugualmente bella è la scena seconda detrattoterzo, in cui ammirai le energiche risposte d’A liti-gone a C reonte, che offerisce lasciarle lavila, pur-ché sposi Emone. La seguente fra Emone ed Anti-gone, amanti si, ma dell’amore adattato alle lorpassioni diverse, è ugualmente toccante. Quel co-mando della principessa all’amanle, che per vendi-carsi del padre vuole uccidersi:
Vivi Emon, tei comando È in noi delittoL’amarci tal, ch’io col morir lo ammendo,
Col viver tu:
e quel laconico dialogo tra Creonte ed Antigone:
Cr. Scegliesti?
Ant. Ho scelto.
Cr. Emon ?
Ant. Morte.
Cr. L’avrai.
è degno di Sofocle. È ammirabile la dignità, di cuiriveste Antigone l’odio suo contro Creonte, giu-
dei passi più su!,limi ( li e s 1 iuoruùrino nella tragedia. Crunedunque potè essa, con si poca aecnrlczza , e ninna rillcssiunc , otroppa, ma ignorante, malignità essere liprcsa?
Demelri, In/ uè, Tignili,Uiscipiilontm inlev jiibeo plorare enthecìras.
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