PARERE DELL’ AUTORE INTORNO LE SUE TRAGEDIE
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clic sia impossibile il prevederne lo scioglimento.Ma lutto questo (se por vi si trova) è in parte il van-taggio che si ottiene dal trattare soggetti inventati,i quali si tanno arrivare al punto che si vuole, e incui si fa nascere quegli incidenti che si giudicanodi maggiore effetto. Ma pure, questo vantaggio nonne compensa i sopraccennati svantaggi.
Il terribilissimo frangente in cui stanno dueamanti che vedono 1’ amala sotto il pugnale dellaoltraggiata rivale, senza poterla salvare, è statopreso in parte da un romanzo francese, intitolato:L'homme de qualilé. Gli spettatori giudicherannopoi un giorno quanto egli sia stato bene o maleadattato al teatro dall’ autore.
OTTAVIA
Pervenuto alla metà della mia carriera tragica,mi sono ( a quel eh’ io spero ) ravveduto in tempodell’ errore, in cui era caduto da quattro tragedie inqua, nella scelta de’soggetti, o troppo moderni, onon abbastanza grandiosi; errore, da cui necessa-riamente si genera una non picciola dissonanza fral’intonazione e il soggetto. Risoluto perciò di ritor-narmene por sempre fra Greci, o Romani, od altriantichi, già consecrati grandi dal tempo, nel risa-lire a loro, io mi sono alla prima non troppo felice-mente forse inceppalo in questo Nerone, da cui nonera facile il distrigarsi.
Nerone è quel tal personaggio, che ha in sètutta l’atrocità, e più che non ne fa d’uopo, perriuscir tragediabile ; come anche tutta la grandezzache si richiede, per far sopportare 1’ atrocità. MaNerone non ha, nè se gli può prestare, tutto quelcalore di appassionato animo, che in supremo gradoè necessario al personaggio degno di tragedia. Ioperciò son d’avviso che costui non si debba esporresul palco ; ma che, se pur ci si pone, abbia ad es-sere o come questo mio, o, su questo andare, me-glio eseguito da mano più esperta ; ma non però maiminorato, nè addobbato alla foggia nostra, nè adat-tato ai nostri tempi e costumi. Perchè, ammettendoanche per vero, che noi non abbiamo per ora, nèpossiamo avere per re de’lai mostri, tuttavia sicco-me sono possibili in natura , poiché vi sono stati,si debbono ognora rappresentare dal vero. Tra itanti effetti che nè ridonderanno, (se alcuno effettoin una colta nazione ridonda dal teatro permanen-te ) uno per 1’ appunto dei massimi che risultarnedovrà daila evidente rappresentazione d’un Nerone,sarà quello di assolutamente impedire che deglialtri Neroni vi siano. Chi può dubitare che se inRoma ai tempi di Caligola, di Nerone, di Domizia-no , e di tante altre simili fiere, vi fosse stato unottimo e continuo teatro, in cui fra molte altre rap-presentazioni una avesse ritratto dal vero alcun si-mile inaudito tiranno ; chi può dubitare che questonon sarebbe stalo un terribilissimo freno a coloroaffinchè tali non divenissero, o che se pure lo dive-nivano, non li soffrissero i popoli ? Si dirà, che (ali
mostri venendo al principato, tutto impediscono,sconvolgono e spengono. Rispondo ; che il tirannopuò spegnere lutto, fuorché un’ottima tragedia, dicui potrà bensì sospendere od impedire la recita ,ma non toglier mai che gli uomini la leggano, chesi ricordino d’averla vista recitare, che ne sappianogl’ interi squarci a memoria, e che debitamente gliadattino: anzi, coll’impedirla o sospenderla, ne in-voglierà egli vie più gli uditori; svelerà maggior-mente sè stesso; e si anderà così preparando mag-giori ostacoli nella opinione di tutti: e da questasola universale opinione dipende pur sempre, qualch’egli sia, interamente tutto il potere suo. Io stimodunque Nerone un personaggio non molto commo-vente in palco, ma mollissimo utile.
Ottavia può, a parer mio, molti e diversi affettidestare nel cuore di chi I’ ascolta ; e quanto più Ne-rone raccapricciare farà gli uditori, tanto più lifarà piangere Ottavia. Se ella possa amar Nerone ,fin a qual segno, e come e perchè, ne ho assegnate leragioni (quali assegnarle ho saputo) nel rispondereal signor Cesarotti ; onde, per non ripetermi, le la-cerò. Ridico solamente , che se Ottavia abborrisseNerone come il dovrebbe, Nerone ne riuscirebbedi tanto meno biasimevole di ucciderla, ed ella ditanto meno da noi compatibile.
Poppea, degna dell’ amor di Nerone, non credosi dovesse fare altrimenti ; ma , su questo modelloammesso, ella si potea forse meglio eseguire.
Tigellino, degno ministro di un tal principe.
Seneca in questa tragedia è discolpato in granparte delle tacce, che meritamente forse gli veni-vano date dai Romani stessi. Ma, per averlo i°mollo innalzato , e fattolo quale avrebbe dovuto epotuto essere, non credo però d’averlo fallo inveri-simile, ancorché ideale.
Questi caratteri tulli se hanno qualche verità,bellezza e grandiosità, è tutta dovuta a Tacito. 1°gli ho piuttosto tradotti e parafrasati, che creali.
La contesa fra le due donne rivali nel terzo ; enel quinto, l’avvelenamento d’Ottavia per via del-l’anello; son due tratti che facilmente possono inpalco divenire risibili, se sono eseguiti dai solili