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PARERE DELL’ AUTORE INTORNO LE SUE TRAGEDIE
adori italiani. Ma, purché il lettore non ne possagiustamente ridere , è bastantemente giustificato loscrittore.
li timore di cui è impastato sempre ogni detto,ogni moto, ed ogni pensiero di Nerone, spande so-vr’ esso una tinta di viltà, che da alcuni sarà biasi-mata, e che in fatti sempre guasta, o menoma assaila grandezza del tragico eroe. Ma pure, senza que-sto continuo timore, la ferocia natia di Neronesciolto da ogni riguardo non lasce'rebbe durar latragedia oltre due alti. AH’arrivo di Ottavia, se le
avventerebbe egli e la svenerebbe. Questo timorevien dunque ad essere il necessarissimo perno, sucui sta come in bilico questa intera azione, e lesue diverse vicende. Ma , per essere questo timorenecessario e giovevole, ne riesce egli men difetto-so? Confesso, che a me non piace; e attribuisco ingran parte a questo difetto la non abbastanza pienaimpressione che riceve il mio cuore da questa tra-gedia, la quale pur non mi pare per altra parte nòinverisimile nè mal tessuta, nè trascurata.
TXMOLEOWE
Questa terza tragedia di libertà, bench'ella debbacedere a Virginia per la pompa e grandiosità, e allacongiura de’ Pazzi per la rabbia che mi vi pare so-vranamente agitare quei congiurati, mi pare non-dimeno eh’ ella le superi di gran lunga per la sem-plicità della azione, per la purità di questa nobilpassione di libertà, che ne riesce la sola motrice,e per l’avervi in somma l’autore saputo forsecavare dal poco il moltissimo. Di più non diròquanto al soggetto; e forse tradito dall’amor pro-prio, ne ho io già detto assai troppo. Ma pure,se mi sono scostalo dal vero, noi facea come in-gannatore, ma come ingannalo; e quindi più scu-sabile apparirne dovrò, benché pure a me stessonoi sono, di essermi scostato dalla risoluzionepresa fin da principio, di lacere là dove credoche si potrebbe lodare. Desidererei davvero chequesto Timoleone fosse d’ un altro, per poterlo senzaarrossire minutamente individuare.
Timoleone è cittadino e fratello.
Timofane è tiranno e fratello; entrambi sonfigli.
Demarista è donna, e madre e donna.
Echilo è cittadino ed amico.
Tali quattro personaggi messi in azione, pre-stano di necessità molle cose importanti da dirsi:ma vero è, che questo fatto essendo quasi privato,e maneggiandosi nel limile della loro casa infra essisoli, viene spogliato d’ogni magnificenza, e puòanche a molti parer totalmente privo d’azione.Pure, un fratello, che combatte fra l’amor dellapatria e quel del fratello, e che opera il possibileper salvar 1’ uno e l’altro, parrà sempre una im-portantissima azione a quegli uditori, fra cui si tro-veranno molli uomini che siano ad un tempo e cit-tadini e fratelli: c per quelli principalmente, credoche la esponesse in palco 1’ autore.
MEROPE
Il parlar del soggetto di Merope, è un portarnottole a Alene, o vasi a Samo. Mi son dovuto anchegià dilungare alquanto su questa nel rispondere acerte ingegnose obiezioni del signor Cesarotti: onde,ùon mi resta quasi nulla da qui inserire su questatragedia, non volendomi dal mio proposto rimuo-vere. I paragoni son lutti delicatissimi a farsi edodiosi ; e la persona che vien credula parziale, none mai quella che li possa discretamente fare con l'e-ficità d’esito, e con vero vantaggio dell’arte. Mitocca pure di render conto brevissimo del carattere
de’miei personaggi, caso che non fossero queglistessi delle altre Meropi.
Merope mi pare esser madre dal primo all’ulti-mo verso; e madre sempre; e nulla mai altro, chemadre: ma, madre regina in tragedia, non mammadonnicciuola.
Polifonie è tiranno sagace, destro e prudente;e, per quanto mi sembra, verisimile tiranno, e nonvile.
Egislo è un giovanetto ben nato, e talmenteeducalo, che egli può veramente assumere il per-