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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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PARERE BELL’ AUTORE INTORNO LE SUE TRAGEDIE

mi pare di vederla nel Filippo, Polinice, ed Anli-gone, quali erano nella seconda edizione, che sisono poi ristampate intere: e in qualche parte vela osservo ancora in questa stessa terza edizionedelle tre mentovate tragedie, la quale finalmenterimane. E questi due difetti, oscurità e stento, nellesuddette tre prime tragedie vi si troveranno forseancora sparsi qua e là, somiglianti a un di presso aquel verso del Filippo qua sopra da me dimostratodifettoso, in più d’ un aspetto.

La seconda tinta nello stile, mi par di vedervelanelle sette susseguenti tragedie ristampate, finoa Maria Stuarda che è la prima inedita. In questesette, lo stile mi pare bastantemente appianato, etendente verso quel semplice dignitoso che cercal’autore; ma con lutto ciò, io lo giudico ancoraassai lontano in questa parte da quello che egli siera idealo. Credo che la ragione ne sia, che tuttequeste dieci tragedie già stampate, non essendo abella prima state gettate con la dovuta chiarezzaed eleganza di stile, non è mai più riuscito al-l’autore di poter dare ad esse per via di corre-zione quella maestria e quella naturalezza, che sidà ad un’ opera per via di creazione.

Credo di scorgere una terza tinta di stile nelleprime quattro inedite; Maria Stuarda, Congiura deiPazzi, Don Garzia e Saul. Queste, ancorché fosserofatte nello stesso tempo che le dieci prime, e finitequando l’altre si stampavano, con tutto ciò, pernon essere mai state stampate, ed essere semprestale qua e là ritoccate nel frattempo dell’ unaall’altra edizione, ne sono per avventura riu-scite alquanto più facili e pure ; ma non però maiquanto le cinque ultime.

In queste mi pare, che vi si possa ravvisare unostile di un altro getto; essendo elle state concepitee verseggiale ben due o tre anni dopo le altre quat-tordici. La loro dicitura mi pare più liscia, più mae-stosamente semplice, e più facilmente breve; esono queste le principali parli a cui fin da primal’autore avea indirizzato ogni suo sforzo. In questesi è anche mollo più badalo a combinare una certaarmonia di verso, che senza riuscire uniforme, nètroppo sonante, apparisce pure dolce e lusinghie-ra, con varietà e grandezza. E fra quest’ultimecinque, le due che mi paiono avvicinarsi il più al-l’idea dell’autore, sono la Sofonisba, e il Bruto se-condo: o fosse che quei personaggi maggiormente siprestassero alla sublime semplicità del dire, o chei difetti stessi del soggetto nel Bruto, e il pocomoto dell’ azione nella Sofonisba,’ sforzassero l’au-tore a lavorarne maggiormente Io stile.

Ma, dovendo io delle presenti tragedie tutteuniformemente dare sentenza quanto allo stile; direieh’ elle mi paiono tutte per questa parte bastante-mente pure, corrette, e non fiacche; direi che ladicitura non è troppo epica, nè lirica mai, se nonquando può esser tale, senza cessar d’esser tragica.Quindi niuna similitudine mai vi s’incontra, senon per via di brevissima immagine; pochissime

narrazioni, e non lunghe, e non mai intromesso làdove necessarie non siano. Quindi pochissime sen-tenze, e non delle mai dall’ autore; nessuna lumi-dezza quanto ai pensieri, e pochissima quantoali’espressioni. Alle volte ( ma di rado ) vi si incon-treranno alcune parole nuove , come madrignale; emassimamente dei verbi; per esempio dislemere,preaccennare , ravvedere in senso attivo, e altri si-mili: ma, in lutti si potrà osservare, che 1’ amoredella brevità assai più che l’amore della novità licreava. E in somma, rendendo 1’ autore conto a sèstesso di ogni pensiero, parola, e sillaba compo-nente queste tragedie, non ha approvalo nè riget-tato mai nulla sotto altre regole, che quelle dellasemplice natura, e dell’indole della lingua; cioè,esaminando se quel tal personaggio in quella datacircostanza potea, e dovea pensare tal cosa, ed inquella tal guisa colorarla.

Quanto alla maniera di architettare il verso, sipotrà con qualche ragione tacciare 1’ autore di vo-lerlo far troppo pieno; e di avere ad un tal fineabusato assai delle particelle riempitive, pur, ne,sì, io, e principalmente, or, chè questa, non v’épagina in cui non s’incontri, e più d’una volta; emassime nelle undici tragedie, che precedono leultime cinque. Se non temessi di riuscir tedioso, nearrecherei parecchi esempj, e assegnerei le ragioniper cui ho errato, appunto quando mi estimava farmeglio: ma oltre la noia inseparabile da queste pue-rilità, le giudico anche inutili affatto per chiunquenon sa cosa è verso; e chi, per esperienza dell’arleda sè Io capisce, bastantemente 1’ osserverà dasè stesso. Mi lusingo bensì, che chiunque intendedell’ arte vedrà codeste particelle non esservisi maiintromesse a caso ; e che quasi sempre elle ope-rano alcuna cosa nel verso, o per 1’ energia, o per1’ armonia, o per la gravità, o per la varietà, o( più che ogni altro ) per la sostenutezza e impedi-mento di trivialità e di cantilena. Con lutto ciò ellevi sono forse biasimevoli, come troppe.

Questo stile, esaminato in massa, mi pare avereun certo aspetto nuovo, e proprio suo. Pochissime,per non dire nessuna, delle italiane tragedie visono finora, di cui si ammiri con giustezza di sanacritica lo stile. E benché in molli squarci merita-mente venga lodato Io stile del Maffei nella Merope,chiunque vorrà paragonare qualsivoglia squarciadi queste a qualsivoglia squarcio dr quella, si con-vincerà facilmente da sè, ( per poco ch’egli intendadi stile, che questo non è in nulla simile a quello!e peggiore per avventura lo potrà giudicare, n>®non mai giudicarlo certamente lo stesso. E cosipure, raffrontandolo con altri versi sciolti di qua-lunque specie sian essi, non credo che si potràmai giustamente rassomigliarlo a nessuna. Che se,in fatti, l’Italia non avea, o non ha, una bastantequantità di eccellenti tragedie, che quanto allo stileprestassero il modello del verso tragico, chiaracosa è, ed indubitabile, che chiunque pretendeva,o pretenderà, di scriver tragedie, si dovesse ( come