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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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VITA DI VITTORIO ALFIERI

nell’atmosfera; e donne i di cui occhi protervimi faceano bestemmiare lo Gaditane; e untutto in somma si fatto mi si apprcsentò inquel favoloso paese, che nessun’ altra terrami ha lascialo un tale desiderio di sè, nè misi riaffaccia si spesso alla fantasia quanto co-desta.

Giunto per la via di Tortosa una se-conda volta in Barcellona, e tedialissimo delviaggiare a cosi lento passo, feci il gran di-stacco dal mio bellissimo cavallo andaluso ,che per essere molto affaticato da quest’ultimoviaggio di trenta e più giorni consecutivi daCadice a Barcellona, non lo volea strapazzarmaggiormente col farmelo trottar dietro il le-gno quando sarei partito per Perpignano amarcia duplicata. L’altro mio cavallo, il Cor-dovesino, esscndomisi azzoppito fra Cordova eValenza, piuttosto che trattenermi due giorni,che forse si sarebbe riavuto, Io avea regalatoalle figlie di un’ ostessa molto belline, racco-mandandolo che se Io curavano e gli davanoun po’di riposo, rinsanito lo venderebberobenissimo; nè mai più ne seppi altro. Questoultimo dunque rimastomi, non lo volendo iovendere, perchè sono io per natura nemicissi-mo del vendere, lo regalai ad un banchierefrancese domiciliato in Barcellona, già mioconoscente sin dalla mia prima dimora in co-desta città. E qui, per definire c dimostrarequel che sia il cuore di un pubblicano, ag-giungerò una particolarità. Essendomi rima-ste di più forse un trecento doppie d’orodi Spagna, che attese le severe perquisizioniche si fanno alle dogane di frontiera all’usciredi Spagna, difficilmente forse le avrei potuteestrarre, sendo cosa proibita , richiesi al sud-detto banchiere, dopo avergli regalato il ca-vallo, che mi desse una cambiale di codestasomma pagabile a vista in Monpellieri di dovemi toccava passare. Ed egli, per testificarmila sua gratitudine, ricevute le mie doppie so-nanti, mi concepì la cambiale in tutto quelmassimo rigore di cambio che facea in quellasettimana; talché poi a Monpellieri riscotcndola somma in luigi, mi trovai aver meno circail selle per cento di quello ch’io avrei ricavatose vi avessi portate e scambiale le mie doppieeffettive. Ma io non avea neppur bisogno diaver provalo questa cortesia banchieresca perfissare la mia opinione su codesta classe digente, che sempre mi è sembrata T una delle

più vili e pessime del mondo sociale; e ciòtanto più, quanto essi si van mascherando dasignori, e mentre vi danno un lauto pranzoin casa loro per fasto, vi spogliano per usod’arte al lor banco; e sempre poi son prontiad impinguarsi delle calamità pubbliche. Afretta in furia, facendo con danari bastonarele tardissime mule, mi portai dunque in duegiorni soli di Barcellona a Perpignano, dovece n’avea impiegati quattro al venire. E lafretta poi mi era sì fattamente rientrata ad-dosso, che di Perpignano in Antibo volandoper le poste, non mi trattenni mai, nè inNarbona, nè in Monpellieri, nè in Aix. Ed inAntibo subito imbarcatomi per Genova, dovesolo per riposarmi soggiornai tre giorni, di lìmi restituiva in patria, due altri giorni trat-tenendomi presso mia madre in Asti; e quindi,dopo tre anni di assenza, in Torino, dovegiunsi il dì quinto di maggio dell’ anno 1772.Nel passare di Monpellieri io avea consultatoun chirurgo d’alto grido, su i miei incomodiincettali in Cadice. Costui mi ci volea fartrattenere ; ma io , fidandomi alquanto sul’esperienza che avea oramai contratta di si-mili incomodi, e sul parere del mio Elia, chedi queste cose intendeva benissimo, e mi aveagià altre volte perfettamente guarito in Ger-mania ed altrove, senza dar retta all’ingordochirurgo di Monpellieri, avea proseguito, comedissi, il mio viaggio rapidissimamente. Ma lostrapazzo stesso di due mesi di viaggio aveamolto aggravalo il male. Onde al mio arrivoin Torino, sendo assai mal ridotto, ebbi chefare quasi tutta l’estate per rimettermi in sa-lute. E questo fu il principal frutto dei treanni di questo secondo mio viaggio.

Capitolo XIII.

Poco dopo essere rimpatrialo , incappo nella terzarete amorosa. Primi tentativi di poesia.

Ma benché agli occhi dei più, ed anche a'miei, nessun buon fruito avessi riportato daquei cinque anni di viaggi, mi si erano contutto ciò assai allargate le idee, c rettificalanon poco il pensare; talché, quando il nnocognato mi volle riparlare d’impieghi dipi®'matici che avrei dovuto sollecitare, io gli r1 'sposi: « Che avendo veduti un pochino più < l apresso ed i re, e coloro che gli rappresentano»