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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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VITA DI VITTORIO ALFIERI

all’ appianarmeli colla lettura e meditazionedei commenti.

Le mie composizioni frattanto nel decorsodi quell’anno borsale 1778, non dirò che fos-sero tralasciate, ma elle si risentivano dei tantidisturbi antiletterarj in cui m’ era ingollato dinecessità. E circa al punto principale per me,cioè la padronanza della lingua toscana, mi siera aggiunto anche un nuovo ostacolo; ed era,chela mia Donna non sapendoallora quasi puntol’italiano, io mi era trovato costretto a rica-der nel francese, parlandolo e sentendolo par-lare continuamente in casa sua. Nel rimanentedel giorno io cercava poi il contravveleno deigallicismi nei nostri ottimi e noiosi prosatoritrecentisti, e feci su questo proposito delle fa-tiche niente poetiche, ma veramente da asino.A poco a poco pure spuntai, che l’amata im-parasse perfettamente l’italiano sì per leggereche per parlare; e vi riuscì quanto e più ch’al-tra mai forestiera che vi si accingesse ; e loparlò anzi con una assai migliore pronunziache non lo parlano le donne d’Italia non To-scane, che tutte, o sian Lombarde, o Venezia-ne, o Napoletane, o anche Romane, lacerano,quale in un modo, quale nell’ altro, ogni orec-chio che_siasi avvezzo al soavissimo e vibra-tissimo accento toscano. Ma per quanto la miaDonna non parlasse tosto altra lingua con me,tuttavia la casa sua sempre ripiena di oltra-montaneria era per il mio povero toscanismoun continuo martirio ; talché, oltre parecchiealtre, io ebbi anche questa contrarietà, di es-sere stato presso che tre anni allora in Firen-ze, e d’ avervi assai più dovuto ingoiare deisuoni francesi, che non dei toscani. E in quasitutto il decorso della mia vita, finora, mi ètoccata in sorte questa barbarie di gallicheria:onde, se io pure sarò potuto riuscire a scri-vere correttamente, puramente, e con saporedi toscanità ( senza però ricercarla con affet-tazione e indiscrezione), ne dovrò riportar dop-pia lode, attesi gli ostacoli : c se riuscito nonci sono, ne meriterò ampia scusa.

Capitolo VII.

Caldi sludj in Firenze.

Nell’ aprile del 78, dopo aver verseggialala Virginia, e quasi che tulio l’Agamennone,ebbi una breve ma forte malattia infiammato-

ria, con un’angina, che costrinse il medico adissanguarmi; il che mi lasciò una lunga con-valescenza, e fu epoca per me di un notabileindebolimento di salute in appresso. L’ agita-zione, i disturbi, Io studio, e la passione dicuore mi aveano fatto infermare; e - benchépoi nel finir di quell’ anno cessassero intera-mente i disturbi d’ interesse domestico, lostudio e l’amore che sempre andarono crescen-do, bastarono a non mi lasciare più godere inappresso di quella robustezza d’idiota ch’iomi era andata formando in quei dieci anni didissipazione, e di viaggi quasi continui. Tut-tavia nel venir poi dell’estate mi riebbi, emoltissimo lavorai. L’estate è la mia stagionefavorita; e tanto più mi si confà, quanto piùeccessiva riesce; massimamente per comporre.Fin dal maggio di quell’ anno avea dato prin-cipio ad un poemetto in ottava rima su la uc-cisione del duca Alessandro da Lorenzino deiMedici; fatto, che essendomi piaciuto molto,ma non lo trovando suscettibile di tragedia,mi si affacciò piuttosto come poema. Lo an-dava lavorando a pezzi, senza averne steso ab-bozzo nessuno, per esercitarmi al far rime, dacui gli sciolti delle oramai già tante tragediemi andavano deviando. Andava anche scri-vendo alcune rime d’amore, sì per lodare lamia Donna, che per isfogare le tante angustiein cui, attese le di lei circostanze domestiche,mi conveniva passare moli’ore. E hanno co-minciamenlo le mie rime per essa, da quel so-netto (tra gli stampati da me) che dice:

« Negri, vivaci, in dolce fuoco ardenti »

dopo il quale, tutte le rime amorose che se-guono, tutte sono per essa e ben sue, e di leisolamente, poiché mai d’altra donna per certonon canterò. E mi pare che in esse (sianocon, più o meno felicità ed eleganza concepite,e verseggiale) vi dovrebbe pure per lo più tra-sparire quell’ immenso affetto che mi sforzavadi scriverle, e ch’io ogni giorno più mi sen-tiva crescer per lei: e ciò massimamente, cre-do, si potrà scorgere nelle rime scritte quandopoi mi trovai per gran tempo disgiunto daessa.

Torno alle occupazioni del 78. Nel lugliodistesi con una febbre frenetica di libertà latragedia de’ Pazzi; quindi immediatamente ildon Ga-rzia. Tosto dopo ideai e distribuii incapitoli i tre libri del Principe e delle Lettere,