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VITA DI VITTORIO ALFIERI
mia giustissima ira contro gli schiavi padroni,e dar pascolo alla mia malinconia. E tentaianche di scrivere un Conte Ugolino, drammamisto, e da unirsi poi anche alle trameloge-die, se T avessi eseguite; ma dopo averlo idea-to , lo lasciai, nè vi potei più pensare, non chelo stendessi. L’Abele intanto era finito, ma nonlimato. Nell’ ottobre di quell’ anno stesso 90,si fece con la mia Donna un viaggetto di quin-dici giorni nella Normandia, sino a Caen, leHavre, e Roano: bellissima e ricca provincia,ch’io non conosceva; e ne rimasi molto sod-disfatto, ed anche un poco sollevalo; perchèquei tre anni fissi di stampa e di guai conti-nui, mi aveano veramente prosciugalo il corpoe l’intelletto. L’aprile poi, vedendo sempre piùimbrogliarsi le cose in Francia, e volendo al-meno tentare se più pace e sicurezza si po-trebbe altrove trovare; oltre ciò la mia Donnaspirandosi di vedere l’Inghilterra, quella solaterra un po’libera, e tanto diversa dall’altretutte, ci determinammo di andarvi.
Capitolo XXL
Quarto viaggio in Inghilterra, in Olanda. Ritornoa Parigi, dove ci fissiamo davvero, costrettividalle dure circostanze.
Si parti dunque verso il fine d’apriledel 91, ed avendo intenzione di starvi del tem-po, ci portammo i nostri cavalli, e si licenziòla casa in Parigi. Vi si arrivò in pochi giorni;e il paese piacque molto alla mia Donna percerti lati, per altri no. Io invecchiato non pocodalle due prime volte in poi che ci era stato,lo ammirai ancora ( un poco meno ) quantoagli effetti morali del governo ; ma me nespiacque sommamente, e più che nel terzo viag-gio, si il clima, che il modo corrotto di vive-re; sempre a tavola, vegliare fino alle due otre della mattina ; vita in tutto opposta allelettere , all’ ingegno e alla salute. Passatadunque la novità degli oggetti per la mia Don-na, ed io tormentatovi molto dalla gotta va-gante, che in quella benedetta isola è vera-mente indigena, presto ci tediammo di esserein Inghilterra. Succedè nel giugno di quel-l'anno la famosa fuga del re di Francia, cheripreso in Varennes, come ciascun seppe, furicondotto più che mai prigioniero in Parigi.Questo avvenimento abbuiò sempre più gli af-
fari di Francia; e noi vi ci trovavamo impic-ciatissimi per la parte pecuniaria, avendol’uno e l’altro i due terzi delle nostre entratein Francia, dove la moneta sparita, e datoviluogo alla carta ideale, e sfiduciala ogni dì più,settimanalmente uno si vedeva scemare in manoil suo avere, che prima d’un terzo, poi mezzo,poi due terzi, andava di carriera verso il belnulla. Contristati ambedue e costretti da que-sta necessità irrimediabile, ci determinammodi obbedirvi, e di ritornare in Francia, dovesolo con la nostra cartaccia potevamo campareper allora; ma con la trista prospettiva delpeggio. Nell’ agosto dunque, prima di lasciarl’Inghilterra, si fece un giro per l’isola a Bath,Bristol, e Oxford, e tornati a Londra, pochigiorni dopo ci rimbarcammo a Douvres.
Quivi mi accadde un accidente veramentedi romanzo, che brevemente narrerò. Nel mioterzo viaggio in Inghilterra nell’83 e 84 nonaveva punto più saputo nè cercato nulla diquella famosa signora, che nel mio secondoviaggio mi avea fatto pericolare per tanti versi.Solamente sentii dire eh’ ella non abitava piùLondra; che il marito, da cui s’era divorzia-ta, era morto; e che si credeva ne avesse spo-sato un altro, oscuro ed ignoto. In questoquarto viaggio nei quattro e più mesi che ioera stato a Londra, non ne avea mai sentitofarne parola, nè cercatone notizia, e non sa-peva neppure s’ella fosse ancor viva, o no.Nell’ atto d’imbarcarmi a Douvres, precedendoio la Donna mia di forse un quarto d’ora allanave, per vedere se il tutto era in ordine, ec-co, che nell’atto che dal molo stava per en-trare nella nave, alzati gli occhi alla spiaggiadove era un certo numero di persone, la pri-ma che i miei occhi incontrano, e distinguonobenissimo per la molta prossimità, si è quellasignora; ancora bellissima, e quasi nulla mu-tala da quella eh’ io l’avea lasciala vent’ anniprima, appunto nel 1771. Credei a prima disognare; guardai meglio, e un sorriso ch’ellami schiuse guardandomi, mi certificò dellacosa. Non posso esprimere tutti i moti, e di-versi affetti conlrarj, che mi cagionò questavista. Tuttavia non le dissi parola; entrai nellanave, nè più ne uscii; e nella nave aspettai lamia Donna, che un quarto d’ora dopo giun-tavi, si salpò. Essa mi disse che dei signori»che l’accompagnarono alla nave, gli aveano in-dicato quella signora, e nominatagliela, e ag-