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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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EPOCA QUARTA

CONTINUAZIONE

PR0EM1ETT0

Avendo riletto circa tredici anni dopo, tro-vandomi fisso in Firenze, tutto quelloch’ioavevascritto in Parigi concernente la mia vita sinoall’ età di anni quarantuno, a poco a poco loandai ricopiando, c un pocolino ripulendo,perchè riuscisse chiaro e pianissimo lo stile.Dopo averlo ricopiato, giacché mi trovava in-golfato nel parlar di me, pensai di continuarea descrivere questi tredici anni, nei quali mipare anche di aver fatto pur qualche cosa chemeriti d’essere saputa. E siccome gli anni ere- j

scono, le forze fisiche c morali scemano, e ve-risimilmente oramai ho finito di fare; mi lu-singo che questa seconda parte, che sarà assaipiù breve della prima , sarà anche 1’ ultima ;poiché entrato nella vecchiaia, di cui i miei 55anni vicini mi hanno già introdotto nel limi-tare , c atteso il gran logoro che ho fallo dicorpo e di spirito, ancorché io viva dell’altro,nulla oramai facendo, pochissimo mi si pre-sterà da dire.

Capitolo XX

Finita interamente la prima mandata delle slampe,mi do a tradurre Virgilio e Terenzio, e con qualfine il facessi.

Continuando dunque la quarta epoca, dicoche ritrovandomi in Parigi, come io dissi, ozio-so e angustiato, ed incapace di crear nulla,benché molle cose mi rimanessero che avevadisegnato di fare; verso il giugno del 1790 co-minciai così per balocco a tradurre qua e làdegli squarci dell’ Eneide, quelli che più mirapivano; poi vedendo che mi riusciva utilis-simo studio e dilettevole, lo cominciai da ca-po, per mantenermi anche nell’ uso del versosciolto. Ma tediandomi di lavorare ogni giornola stessa cosa, per variare e rompere, e sem-pre più imparar bene il latino, pigliai anchea tradurre il Terenzio da capo; aggiuntovi loscopo di tentare in quel purissimo modello dicrearmi un verso comico, per poi scrivere( come da gran tempo disegnava ) delle com-medie di mio; e comparire anche in quellecon uno stile originale e ben mio, come mipareva di aver fatto nelle tragedie. Alternando

dunque, un giorno l’Eneide, 1’ altro il Teren-zio, in quell’anno 90, e fino all’aprile del 92,che partii di Parigi, ne ebbi tradotto dcl-l’Eneide i primi quattro libri; c di Terenzio,l’Andria, l’Eunuco, e l’Eautontimorumeno.Oltre ciò, per sempre più divagarmi dai funestipensieri che mi cagionavano lo circostanze,volli disrugginirmi di nuovo la memoria, chenel comporre e stampare avea trasandata af-fatto, c mi inondai di squarci d’Orazio, Vir-gilio, Giovenale, c di nuovo del Dante, Petrar-ca, Tasso e Ariosto; talché migliaia di versialtrui mi collocai nel cervello. E queste occu-pazioni di sccond’ordine sempre più mi inslc-rilirono il cervello,orni tolsero di non far piùnulla del mio. Talché, di quelle Tramclogedie,di cui doveano essere sei almeno, non vi poteimai aggiungere nulla alla prima, l’Abele; esviato poi da tante cose, perdei il tempo, lagioventù, c il bollore neccssarj per una talcreazione, e non lo ritrovai poi mai più. Sic-ché in quell’ ultimo anno eh’ io stetti allora inParigi, e così poi nei due e più seguenti al-trove, nuli’altro più scrissi del mio, fuorchéqualche epigrammi c sonetti, per isfogarc la