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EPOCA
stette dei mesi molli in Firenze al Poggio Im-periale, tenendo gli Austriaci allora la Toscanain nome del gran-duca, ma anche allora,mal consigliato, non fece nulla di quel chedoveva e poteva per P utile suo e del Piemon-te; onde di nuovo poi tornate al peggio le co-se, egli si trovò interamente sommerso. Loinchinai pure di nuovo al ritorno di Sardegna,e vistolo in migliori speranze, molto meno mirammaricai meco stesso di non potergli esserutile in nulla.
Appena queste vittorie dei difensori del-P ordine e delle proprietà mi aveano rimessoun poco di balsamo nel sangue, che mi toccòdi provare un dolore acerbissimo, ma non ina-spettato. Mi capitò alle mani un manifesto dellibraio Molini italiano di Parigi, in cui dicevadi aver intrapreso di stampare tutte le mieopere ( diceva il manifesto, filosofiche, sì inprosa che in versi ), e ne dava il ragguaglio,e tutte pur troppo le mie opere stampate inKehl, come dissi, c da me non mai pubblicate,vi si trovavano per estenso. Questo fu un ful-mine che mi atterrò per molti giorni: non giàche io mi fossi lusingato, che quelle mie balledi tutta l’edizione delle quattro opere, Rime,Etruria, Tirannide e Principe, potessero nonessere state trovate da chi mi avea svaligialodei libri, e d’ogni altra cosa da me lasciatain Parigi; ma essendo passati tant’anni, spe-rava ancora dilazione. Fin dall’anno 93 inFirenze, quando vidi assolutamente perduti imiei libri, feci pubblicare un avviso in tuttele gazzette d’Italia, ove diceva essermi statipresi, confiscati e venduti i miei libri e carte,onde io dichiarava già fin d’allora non rico-noscer per alia nessun’ altra opera fuorché letali e tali pubblicate da me. Le altre, o alte-rate, o supposte, e certamente sempre surre-pitemi, non le ammetteva. Ora nel 99 udendoquesto manifesto del Molini, il quale promet-teva per 1’ 800 venturo la ristampa delle sud-dette opere, il mezzo più efficace di purgarmiagli occhi dei buoni e stimabili, sarebbe statodi fare un contro manifesto, e confessare i libriper miei, dire il modo con cui m’erano stalifurati, e pubblicare, per discolpa totale delmio sentire e pensare, il Misogallo, che certoè più che alto c bastante da ciò. Ma io non eralibero, ne il sono; poiché abito in Italia; poi-ché amo, e temo più per altri che per me; ondenon feci questo che avrei dovuto fare in altreAlfieri
QUARTA
circostanze, per esentarmi una volta per sem-pre dall’ infame ceto degli schiavi presenti, chenon potendo imbiancare sé stessi, si compiac-ciono di sporcare gli altri, fingendo di crederlie di annoverarli tra i loro; cd io per aver par-lato di libertà, sono un di quelli, che essi siassociano volentieri, ma me ne dissocierà am-piamente poi il Misogallo, agli occhi anchedei maligni e degli stupidi, che son i soli chemi posson confondere con codestoro;ma disgra-ziatamente, queste due categoriesono i due terzic mezzo del mondo. Non potendo io dunquefar ciò che avrei saputo e dovuto, feci soltantoquel pochissimo che poteva per allora; e fu diripubblicare di nuovo in tutte le gazzetted’Italia il mio avviso del 93, aggiungendovila poscrilta, che avendo udito che si pubbli-cava in Parigi delle opere in prosa e in versi,sotto il mio nome, rinnovava quel protestofatto sei anni innanzi.
Quanto poi alle sei balle da me lasciate inParigi, contenenti più di 500 esemplari di cia-scuna delle quattro opere sopraindicate, cioè,Rime, Etruria, Tirannide e Principe, nonposso congetturare cosa ne sia avvenuto. Sefossero state trovate ed aperte, circolerebbero,e si sarebbero vendute piuttosto che ristam-pale, sendo sì belle l’edizioni, la carta, e icaratteri, e la correzione. Il non essere venulein luce mi fa credere che ammontate in qual-cheduno di quei sepolcri di libri, che tanti dellaroba perduta ne rimangono intatti a putrefarsiin Parigi, non siano stati aperti; perchè ciavea fatto scrivere su le balle di fuori — tra-gedie italiane. — Comunque sia, il doppiodanno ne ho avuto di perdere la mia spesa cfatica nella proprietà di quelle stampate da me,e di acquistare ( non dirò F infamia ) ma la di-sapprovazione e la taccia di far da corista aquei birbi, nel vedermele pubblicate per mezzodelle stampe d’altrui.
Capitolo XXIX.
Seconda invasione. Insistenza noiosa del generailetterato. Pace tal quale, per cui mi scemanod’alquanto le angustie. Sei commedie ideate adun parto.
Assiduamente lavorando sempre a ben ri-durre e limare le mie quattro traduzioni gre-che,e^nuH’altro poi facendo che proseguire ar-
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