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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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VITA DI VITTORIO ALFIERI

dentemente gli studj troppo tardi intrapresi,strascinava il tempo. Venne lottobre, e il lo desso, ecco di nuovo inaspettatamentein tempo di tregua fissata collimperatore, in-vadono i Francesi di nuovo la Toscana, che ri-conoscevano tenersi pel gran-duca, col qualenon erano in guerra. Non ebbi tempo questavolta di andare in villa, come la prima, e bi-sognò sentirli e vederli, ma non mai altro,sintende, che nella strada. Del resto la mag-gior noia e la più oppressiva, cioè lalloggiomilitare, venni a capo presso la Comune diFirenze di farmene esentare come forestiere,ed avendo una casa ristretta e incapace. As-soluto di questo timore, chera il più incal-zante e tedioso, del resto mi rassegnai a quelche sarebbe. Mi chiusi per così dire in casa,e fuorché due ore di passeggiata a me neces-sarie, che faceva ogni mattina nei luoghi piùappartati e soletto, non mi faceva mai vedere, desisteva dalla più ostinata fatica.

Ma se io sfuggiva costoro, non vollero essisfuggire me, e per mia disgrazia il loro gene-rale comandante in Firenze, pizzicando delletterato, volle conoscermi, e civilmente passòda me una, c due volle, sempre non mi tro-vando, chè già avea provvisto di non esserereperibile mai; volli pure rendere garboper garbo col restituir per polizza la visita.Alcuni giorni dopo egli mandò ambasciata avoce, per sapere in che ore mi si potrebbetrovare. Io vedendo crescere linsistenza, enon volendo commettere ad un servitor dipiazza la risposta in voce, che potea venire oscambiata o alterata, scrissi su un fogliolino:che 'Vittorio Alfieri, perchè non seguisse sba-glio nella risposta da rendersi dal servo al si-gnor generale, mettea per iscritto: che se ilgenerale in qualità di comandante in Firenzeintimavagli di esser da lui, egli ci si sarebbeimmediatamente costituito, come non resistentealla forza imperante, qual ehella si fosse: mase quel volermi vedere era una mera curiositàdellindividuo, Vittorio Alfieri di sua naturamolto selvatico non rinnovava oramai più co-noscenza con chi che sia, e lo pregava quindia dispensamelo. Il generale rispose diretta-mente a me due parole, in cui diceva: Chedalle mie opere gli era nata questa voglia diconoscermi, ma che ora vedendo questa miaindole ritrosa, non ne cercherebbe altrimenti.E cosi fece; c così mi liberai di una cosa per

me più gravosa c accorante, clic nessun altrosupplizio che mi si fosse potuto dare.

In questo frattempo il già mio Piemonte,cellizzalo anch egli, scimmiando ogni cosa deisuoi padroni, cambiò lAccademia sua delleScienze, già detta reale, in un Istituto nazio-nale a norma di quel di Parigi, dove aveanluogo, e le belle lettere, e gli artisti. Piacquea coloro, non so quali si fossero ( perchè ilmio amico Caluso si era dimesso del segreta-riato della già Accademia), piacque dico a co-loro di nominarmi di codesto Istituto, e dar-mene parte con lettera diretta. Io prevenutogià dallabate, rimandai la lettera non aper-tala, e feci dire in voce dal medesimo, che ionon riceveva tale aggregazione; che non volevaessere di nessuna, e massimamente d unadonde recentemente erano stali esclusi conanimosa sfacciataggine tre così degni soggetti,come il Cardinal Gerdil, il conte Ralbo ed ilcavalier Morozzo, come si può vedere dallequi annesse lettere, non adducendo di ciò altracagione, fuorché questi erano troppo realisti.

Amico carissimo,

Firenze di marzo 1801.

Ho ricevuto per mezzo di DAlbarey le due vostre,di cui F ultima de 25 febbraio mi ha molto angustiatoper la notizia che mi vi date di esser io stato nomi-nato, non so da chi, per essere aggregato a codestaAdunanza letteraria. Veramente io mi lusingava chela vostra amicizia per me, e la pienissima conoscenzache avete del mio carattere indipendente, ritroso, orgo-glioso, ed intero, vi avrebbero impegnato a distornareda me questa nomina; il che era facilissimo prima, sevoi aveste pregato i nominanti di sospenderla finchéme ne avreste prevenuto; ovvero se con quella schiet-tezza e libertà che si può sempre adoprare quando siparla per altri, voi aveste addotto il mio modo inva-riabile di sentire e ' pensare come un ostacolo asso-luto ad una tale aggregazione del mio individuo. Co-munque sia, già che non Io avete fatto prima, vi pregocaldissimamente di farlo dopo, e di liberarmene adogni costo; e voi lo potete far meglio di me, stantela dolcezza del vostro aureo carattere. Sicché, re-stiamo così; che io non avendo finora ricevuto letteranessuna di avviso, caso mai la ricevessi, la dissimuleròcome non ricevuta, finché voi abbiate risposto a questamia ed annunziatomi il disimpegno accettato. JS questovi sarà facile, perchè io consento volentieri, che i no-minanti e i proponenti per conservare il loro decorosi ritrattino dellavermi aggregato e mi disnominino,per così dire, con la stessa plenipotenza con cui mi hannocreato;edicanoochefu sbaglioochea pensici- maturalonon me ne reputano degno. Io non ci metto vanità nes-suna nel rifiuto, ma metto importanza moltissima