EPOCA
Io non sono mai stato, nè sono realista,ma non perciò son da essere misto con talegenìa: la mia repubblica non è la loro, e so-no, e mi professerò sempre d’essere in tuttoquel eli’essi non sono. E qui pure pien d’irapel ricevuto affronto, mi spergiurai rimandoquattordici versi su tal fatto, e li mandai al-1’ amico; ma non ne tenni copia; nè questi nèaltri che P indegnazione od altro affetto mivenisse a strappar dalla penna, non registreròoramai più fra le mie già troppe rime.
nel non v’essere in nessuna maniera inserito, e segià lo sono stato, ad esserne assolutamente cassato. Ionon cerco, come ben sapete, gli onori, nè veri, néfalsi: ma io per certo non mi lascerò addossare maivergogna nessuna. E questa per me sarebbe massima,non già per il ritrovarmi io in compagnia di tanti ri-spettabili soggetti come avete fra voi, ma per 1’es-servi in tali circostanze, in tal modo; ed in sommanon soffrirei mai di essere intruso in una società lette-raria dalla quale sono escluso delle persone come il conteBalbo e il Cardinal Gerdil. Sicché le tante altre evalidissime ragioni che avrei, e che voi conoscete esentite quanto me, reputandole inutili, a voi non lescrivo; ma mi troverei poi costretto a metterle intutta la loro evidenza e pubblicità quando per mezzovostro non ottenessi il mio intento. Se dunque voi micavate di questo impiccio, e se siete in tempo a ri-sparmiarmi la lettera d’avviso, sarà il meglio. Se poila riceverò, e sarò costretto a darne discarico con ri-sposta diretta, mi spiacerà di dovermene cavar fuoriio stesso con mezzi o parole spiacenti non meno cheinutili, quando se ne potea fare a meno.
Passo ad altro, e mi dico.
Amico carissimo ,
Torino, i 18 marzo 1801.
Io non pensava che v’ avesse certo a piacer moltola nomina e aggregazion vostra a questa Accademia,ma neppure avrei creduto che vi desse tanto fastidio ;c ad ogni modo non sarebbe stalo conveniente chequando siete stalo proposto nell’ assemblea di tantiaccademici più della metà ora nuovi, e- molti di niunamia confidenza, io senza espressa vostra commissionemi fossi voluto far interprete delle vostre intenzioni,e dire, che non si passasse a votare per voi come pergli altri proposti si faceva. Ma questo non vi pone inimpiccio alcuno; ché già v’ ho sbroglialo. Subito rice-vuta la vostra sono andato a parlare a uno de’ nostripresidenti e al segretario che vi dovevano scrivere, pervedere se fossi a tempo che non vi si spedisse la let-tera. Ma essendo essa partita, sono rimasto con essi,e quindi con l'altro presidente, segretarj, e accade-mici della classe delle belle lettere etc. adunata ierisera, che si tenga I’Accademia per ringraziata da voisenza che^ sia necessario che voi rispondiate. Ho delloche voi m' avevate incaricato di scusarvi e ringraziare,
QUARTA 723
Non cosi aveva io avuto la forza di resi-stere nel settembre dell’ anno avanti ad unnuovo (o per dir meglio) ad un rinnovaloimpulso naturale fortissimo, che mi si fecesentire per più giorni, e finalmente non lo po-tendo cacciare, cedei; e ideai in iscritto seicommedie, si può dire ad un parlo solo. Sem-pre avea avuto in animo di provarmi in que-sto ultimo arringo; ed avea fissalo di farnedodici : ma i contrattempi, le angustie d’ani-mo, e più d’ogni cosa lo studio prosciugante
desiderando per mio mezzo essere disimpegnalo senzascrivere. E ciò é fatto; e non sarete posto nell’ elenco,che si sta stampando, degli accademici. E resto abbrac-ciandovi con tutto il cuore.
Amico carissimo,
Firenze, 28 marzo 1801.
La vostra ultima che mi annunzia la mia libera-zione da codesta iscrizione letteraria, mi ha consolatomollo. La settimana passata soltanto ho ricevuto ( oper dir meglio avuta, poiché non la ricevo ) la letteraaccademica; ella è intatta, e ve la rimando pregan-dovi caldamente di farla riavere a chi me l’ha scritta.Questo solo manca alla mia intera purificazione diquesto affare, che la lettera ritorni al suo fonte in-tatta , con quel suo rispetlabil sigillo ; ché se ad essaavessi voluto rispondere, l’avrei fallo scrivendo intornoal non infranto sigillo queste quattro sole parole, la-conizzando: tì poi oùv Soùlo is ; ma per non compromet-ter voi, nè eccedere senza bisogno, mi basta che lalettera sia restituita intatta, perchè conoscano che ionon 1’ ho tenuta per diretta a me. E senza tergiver-sare vi dico anche, che io non ingozzo a niun pattoquell’ infangato titolo di cittadino, non perchè io vo-glia esser conte, ma perchè sono Vittorio Alfieri liberoda lant’anni in qua, e non liberto. Mi direte chequello è Io stile consueto per ora costà nello scrivere;ma io risponderò che costà codestoro non doveanomai nè pensare a me, nè nominarmi mai nò in benené in male; ma che se pure lo faceano, doveano co-noscermi, e non mi sporcare con codesta denomina-zione stupida non meno, che vile e arrogante : poichése non v’ è conti senza contea, molto meno v’ è cit-tadini senza città. Ma basti; perchè non la finirci mai;e dico cose note lippis et tonsoribus. Sicché se maivoi non poteste, o non giudicaste congruo a voi di re-stituir la lettera, fatemi il piacer di serbarla, finchéio ritrovo chi la restituisca. E intanto datemi riscontrod’ averla ricevuta intatta quale per mezzo del caris-simo nipote ve la rimando. La signora vi risponderàessa su 1’articolo de’suoi libri; ed io ora finisco pernon vi tediar di soverchio con le mie frenesie. Masappiate che la mi bollo davvero, e che se non avessicinquantadue anni, stravaserei. Inutilmente, direte;ma non è mai inutile la parola che dura dei secoli,cd ha per base il vero ed il giusto, Son vostro.