LETTERA DELL’ ABATE DI CALLSO
JlXIiA SIGNORA CONTESSA l»’ AI.RANV
Pregiatissima signora contessa,
In corrispondenza al favore compartitomidi darmi a leggere le carte, dove l’incompa-rabile nostro amico avea preso a scrivere lapropria vita, debbo palesargliene il mio pare-re, e il fo colla penna, perchè favellando po-trei con molte più parole dir meno. Conoscendol’ingegno e l’animo di quell’ uomo unico, ioben m’aspettava di trovare ch’egli avesse vintain qualche modo suo proprio la difficoltà sommadi parlar di sè lungamente senza inezie stuc-chevoli, nè menzogne; ma egli ha superata ognimia espeltazione coll’ amabile sua schiettezzae sublime semplicità. Felicissima n’è la natu-ralezza del quasi negletto stile; e maraviglio-samente rassomigliante e fedele riesce l’imma-gine, che egli ne lascia di sè scolpita, colorita,parlante. Vi si scorge eccelso qual era, e sin-golare , ed estremo, come per naturali dispo-sizioni, così per opera posta in ogni cosa, chesembrata gli fosse non indegna dei generosi af-fetti suoi. Che se perciò spesso egli andava altroppo, si osserverà facilmente che da qualchelodevole sentimento ne procedevano sempre glieccessi, come dall’ amicizia quello ch’io scorgodov’ei mi commenda.
Però a tanti motivi, che abbiamo di dolerciche la morte ce l’abbia rapito sì tosto, si ag-giunge che sia questa sua vita fra i molti scrittidi lui rimasti bisognosi più o meno della sualima, che non sarebbele mancata s’egli giun-geva al sessantesimo anno, in cui si era propo-sto di ripigliarla in mano e ridurla a pulimen-
to, o bruciarla. Ma bruciata non l’avrebb’egli;come non possiamo aver cuore di bruciarla oranoi, che abbiamo in essa lui ritrattosi al vivo,e di tanti suoi fatti e particolarità sì certo edunico documento.
Lodo pertanto, eh’ ella prosegua , signoracontessa, a custodirne questi fogli gelosamen-te, mostrandoli solo a qualche persona moltoamica e discreta, che ne ritragga le notizieopportune a tesser la storia di quel grand’uo-mo. La quale non ardisco imprendere a scri-ver io, e me ne duole assai: ma non tutti pos-siamo ogni cosa ; ed io debbo ristringermi anotar qui comunque, ciò che sembrami con-venire a compimento ed a scusa della narra-zione lasciata imperfetta dall’ amico. Ne sonole ultime righe dei 14. maggio 1803. Trarrò ilseguito da quanto ella me ne ha scritto, si-gnora contessa, la quale avendo ad ogni cosa,che lui riguardava, tenuti ognora intenti nongli occhi solo e le orecchie, ma la mente e ilcuore, ne ha presentissima pur troppo la ri-cordanza.
Stava adunque a quel tempo il conte Al-fieri attendendo a recar a buon termine le suecommedie, e per sollievo e balocco talor pen-sando al disegno, ai motti, all’esecuzione dellacollana, ch’ei volea farsi, di cavalier d’Omero.Ma già la podagra , com’ ella solea nel mutardelle stagioni, eragli in aprile sopravvenuta,e più molesta, perchè il trovava per 1’ assiduostudio quasi esausto di vegeto e salutar vigo-re che la rispingesse, e fissasse in alcunadelle parti esterne. Onde a reprimerla, o in-fievolirla almeno, considerando egli che già