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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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LETTERA DELL ARATE DI CALUSO

da alcun anno gli riusciva la digestione sulfinire penosa c grave, si fisse in capo che ot-timo partito fosse lo scemarsi il cibo, eh egliusava pur già modichissimo. Pensava che lapodagra così non nutrita avesse a cedere, men-tre lo stomaco non mai ripieno gli lasciava li-bera e chiara la mente all applicazione suaostinatissima. Invano la signora contessa ami-chevolmente ammonivaio, importunavate, per-chè più mangiasse, mentre egli a occhio veg-gente più e più immagrendo manifestava ilbisogno di maggior nutrimento. Egli saldo nelsuo proposito tutta quella state in eccessivaastinenza persisteva a lavorare con sommoimpegno alle sue commedie ogni giorno pa-recchie ore, temendo che non gli venisse menola vita prima di averle perfezionate, senzavoler perciò tralasciare alcun mai dimpie-garne su gli altrui libri non poche all acqui-sto di maggior dottrina. Così via via distrug-gendosi con tanto più risoluti sforzi quantopiù sentivasi venir manco, svogliato di ognialtra cosa che dello studio, ornai sola dolcezzadella sua stanca e penosa vita , ei pervenneai 3 di ottobre, nel qual di alzatosi in appa-renza di miglior salute e più lieto che da grantempo non soleva, uscì dopo il quotidiano suostudio mattutino a fare una passeggiala infaeton. Ma poco andò che il prese un freddoestremo, cui volendo scuotere e riscaldarsicamminando a piedi, gli fu vietato da doloridi viscere. Ondo a casa tornossene colla feb-bre, che fu gagliarda alcune ore, ma declinòsulla sera ; e sebbene da principio da stimolidi vomito fosse molestato, passò la notte senzagran patimento, e il seguente non solo ve-stissi, ma fuori del suo quarto discese alla sa-letta solita per desinare. però quel potèmangiare ; ma dormitine gran parte. Quindipassò inquieta la notte. Pur venuto il mattinodei 5, fattasi la barba, voleva uscire a prenderaria; ma la pioggia glie limpedì. La sera conpiacere pigliò, come soleva, la cioccolata. Mala notte, che veniva su i 6., fierissimi doloridi viscere gli sopraggiunsero, e, come il dot-tore ordinò, gli furono posti ai piedi senapi-smi, i quali quando incominciavano ad operare,egli si strappò via, temendo clic impiagando-gli le piante gli togliessero per più giorni ilpoter camminare. Tuttavia pareva la sera se-guente star meglio, senza però porsi a letto,che noi credeva poter soffrire. Quindi la mat-

tina dei 7 il medico suo ordinario ne volle chia-mato un altro a consulta, il quale ordinòbagni e vescicatorj alle gambe. Ma questi lin-fermo non volle per non venir impedito dalpoter camminare. Gli fu dato dell oppio, chei dolori calmò, e gli passare una notte as-sai tranquilla. Ma non però si pose a letto,la quiete, che gli dava loppio, era senza qual-che molestia dimmagini concitate in capo gra-voso, cui nella veglia involontarie, come insogno,si presentavano le ricordanze delle pas-sate cose le più vivamente impresse nella fan-tasia. Onde in mente gli ricorrevano gli sludje lavori suoi di trenlenni, e quello di che piùsi maravigliava, un buon numero di versi grecidel principio dEsiodo, chegli avea letti unasola volta, gli venivano allora di filo ripetutia memoria. Questo ei diceva alla signora con-tessa, che gli sedeva a lato. Ma non pare cheper lutto ciò gli venisse in pensiero che lamorte, la quale da lungo tempo egli era usofigurarsi vicina , allora imminente gli sopra-stasse. Certo è almeno che niun motto a lei nefece, benché ella noi lasciasse che al mattino,in cui alle sei ore egli prese, senza il pareredei medici, olio e magnesia, la quale dovetteanzi nuocergli, imbarazzandogli glintestini,poiché verso le 8 fu scorto già già pericolare;e richiamata la signora contessa il trovò inambascia che il soffocava. Nondimeno alzatosidi sulla sedia andò ancora ad appressarsi alletto, e vi si appoggiò, e poco stante gli sioscurò il giorno, perdè la vista e spirò. Nonsi erano trascurati i doveri e conforti della re-ligione. Ma non si credeva il male così preci-pitoso, alcuna fretta necessaria, onde ilconfessore chiamato non giunse a tempo. Manon perciò dobbiamo credere che non fosse ilconte apparecchiato a quel passo, il cui pen-siero avea frequente, che spessissimo ancorane facea parola. Così la mattina del sabato 8di ottobre 1803 colant uomo ci fu tolto, oltre-passata di non molto la metà dell anno cin-quantesimo quinto dell età sua.

Fu seppellito, dove tanti uomini celebri,in Santa Croce, presso all altare dello SpiritoSanto, sotto a una semplice lapida, intantoche la signora contessa d Albany gli fa lavo-rare un condegno mausoleo da innalzarsi nonlontano da quello di Michelangelo. Già il si-gnor Canova vi ha posto mano, e 1 opera di egregio scultore sarà certamente egregia-