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particolarmente quelle della casta Sudra. Visono i Modelì, i Pullè, i Vellàlen, gli Agom-màdhia , i Vadhughèn ossieno Telengà , iMaravèn, i Coravèn, i Padhàci, gli Areshi-pallì, gli Uottà, i Pallèn, gli Sciacchilièn,i Cemmàn , i Tottìen , i Cavarè , i Vallu-vèr , i Vannàn , i Nacìven o Ambettèn edaltri assai . Varie famiglie di queste castehanno emigrato dal Carnate nel Malabar edaltri paesi in cerca d’impiego. Io per timordi annojarvi non istarò a parlarvene , manoterò solo certi strani costumi di alcune .
Avvi nel Carnate, nelle vicinanze di Ti-navelli , per quel che mi vien assicurato ,una casta, la vista delle cui donne è inter-detta non solo agli altri uomini , ma perfi-no ai loro mariti stessi che debbon semprevisitarle allo scuro , senza luce di sole odi lampa. Sono esse tenute chiuse, quasi co-me suppellettile in un armadio, in differen-ti appartamenti , in cui solo in compagniadi altre donne della tribù medesima s’ im-piegano in tessere stuoje ed in simili lavo-ri. I figli maschi stessi dopo l’età di- tre oquattro anni non vedono più le loro madri.Nelle lor malattie sono assistite solo dalledonne della medesima casta, e quando ven-gono a morte , il marito cuce il cadaveredella sua compagna in un sacco, e lo invia