Parte II, Capo IT.
VII. Ma ormai ritornando nel sentiero di prima , a-vendo noi veduto di qual peso stimar fi debba la sempli-ce testimonianza del mio Antagonista, e quanto maggiortede aggiunger si debba al mio detto, che al suo : giac-ché in tant’altre cose di fatto, egli non si è portato daquo.1 valente Storico , eh’ esser dovea , per starmi afronte in contradittorio , e smentirmi circa la sinceritàdel paragrafo, consaputo ; non voglio fermarmi a porresotto gli occhi de' Lettori un'altra assai convincente ri-prova , dell’ averlo io riportato ad hteram , come slavaprima , cavata da questa riflessione , che finalmente, quan-do fosse pur stato quel passo , come se lo finge, e ne’ter-mini, ne’quali lo concepisce il Sig. Avversario : non perquesto muterebbe senso la mia dottrina, anzi in sostan-za sarebbe la stessa , come può chiarirsene chi che siacol confronto , nel quale potrà osservare, che si riduce.tutto il divario all'essere nel mio più diffuso , e nel suopiù raccolto il medesimo sentimento ; e così -, che la dif-ferenza è la stessa appunto, la quale può fingersi tra unamano , che ristringa le dita in un pugno , ò che le spar-ga nel!' aperta palma distese . Onde non v’era apparenteragione , che indurre mi dovesse ad alterarne , com’eglipensa , le parole , non facendo perciò migliore , ò piùfacile a sostenersi la causa , che avea per le mani : nonessendo giusto , che si supponga dolo veruno in ciò , cheridondar, non poteva in mio vantaggio. Ma dissimulan-do tutto ciò , mi contenterò finalmente d’ esporre contutta sincerità donde avessi il consaputo paragrafo , edaccennerò chi possa in questo fatto autenticate la miafedeltà in trascriverlo, come stava appuntino .
Vili. Egli è dunque da sapersi , che io lo stesso an-no 1703 quando attualmente stava quel mio Libro sottoal torchio per la prima impressione , ed avea quotidia-namente alle mani quello-stesso originale, che passò sot-to agli occhi del Sig. M. , trascrissi il consaputo para-grafo, lo mandai al P. Tommaso Ceva della Compagniad" 1 Gesù , famoso non solamente per l’amenità delle suePoesie, ma ancora per varj Opuscoli ingegnosi di Mate-matica, e mio confidentissimo Amico, il quale mi favo-
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