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tardò a farsi conoscere al cav. Bernini,che in quel tempo dispoueva di tuttii grandi lavori di scultura e di archi-tettura , e fu adoperato da lui in va-rie opere. Allorché fu dato mano allafoutana di piazza Mavona, intorno allaquale presero partei più distinti scul-tori che dimorassero in Roma sotto ilpapato d’innocenzo X, toccò al Barattala gigantesca statua rappresentante ilfiume della Piata» che fu comunementeriguardata come la migliore delle altretre esprimenti il JNilo , il Gange , ilDauubio. Ma le principali opere diFrancesco Baratta, eseguite sui proprjdisegui e non su quelli del Berniui ,trovansi nella reale galleria di Dresda,Ira le quali uomiuerò il gruppo di Er-cole ed Acbeloo e le statue di Lucre-zia e di Cleopatra, che lo stesso autoredella Storia della Scultura , che nonsi mostra gran che affezionato agliscultori carraresi, dichiara mirabili perla condotta del marmo, e vi ravvisa imodi e lo stile delle migliori opere delBernini. Mancò alla gloria dell’arte nel1666.
——— Pietro scultore venezianooperava in patria dopo la metà del di-ciassettesimo secolo. La sola opera diimportanza che di lui si conservi inVenezia è una delle gigantesche statueiu marmo del monumento Valier nellachiesa de* ss. Giovanni e Paolo; la quale,siccome le quattro sue statue rappre-sentati la Gloria , il Valore, la Ma-gnificenza e la Magnanimità esistentinella galleria di Dresda, uon sono talida dare uua vantaggiosa idea dell' in-gegno inventore, dello stile e deli* ese-cuzione di quest* artista.
BARATTI (Antonio) è conosciutocon distinzione per le figure da lui in-tagliate per ornamento del Dizionariomitologico dell* abate Declaustre, tra-dotto dall’ idioma francese e stampatoin Veuezia nel 1755.
BARATTIERI (Maestro de*) rino-mato iugeguere lombardo fu con pub-blico baudo chiamato con altri grandiarchitetti per P inalzaoiento delle duecolonne poste sulla piazzetta di s. Mar-
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co, ed egli solo riuscì nell’intento. Ese-guita tale opera nel 1170, continuò ilBarattieri a dimorare in Venezia ,dice una cronica, facendo belli edi-fizj e ingegni per la città. Costui fuil primo che cominciò a fare il pri-mo pontedi Rialto che fosse malfatto ,che m prima se passava con alcunebarchette ... fece ancorale casse conche se conza el campaniel , le qualse tira in su e in zoso come se voi ,de lai modo che in questo tempo sottocostui se fece de boni maistri in Ve-nezia , perchè impararono da lui , edriedo la sua morte venne pò el Mon~taguana che fu suo discipolo. Vedesida ciò che nel dodicesimo secolo sitrovavauo in Lombardia ingegnosi ar-chitetti, i quali seppero fare quello che imaestri greci abitanti in Venezia, cuia torto si volle attribuire il risorgi-mento delle arti, non seppero fare.
BARATTIMI (Francesco) intaglia-tore iu legno, di cui souo ormai per-dute le opere.
BARBARELLI (Giorgio) dettoGiorgione , nacque iu Castelfrauco ,ragguardevole borgata del territoriotrivigiauo, nel 1478, e fu iu compa-gnia di Tiziano Vecellio scolaro diGiovanni Belimi. Sdegnando amen-due il soverchio tritume e gli angu-sti coufiui del maestro, tosto che eb-bero conosciuto 1* artifizio del colori-to , si aprirono uua nuova via, e riu-scirono i piu illustri pittori dellascuola veneta. Forse Giorgione fupiù grandioso di Tiziauo, ma menosoave , meno corretto, e men verocoloritore. Pretese il Vasari che Gior-gione imparasse il chiaroscuro stu-diando le opere di Lionardo da Vìq-ci 5 e fu generalmente creduto cheTiziauo Rapprendesse poscia dal con-discepolo. Ma chiunque si faccia adesaminare la maniera liouardesca egiorgionesca, facilmente si persuaderàdella gratuita asserzione del Vasari,siccome nou troverà altra rassomiglian-za tra i dipinti di Tiziano e di Gior-gione , che quella che doveva esseretra due sommi iugegui usciti dalla