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fatio ed altri edificj, andò a Roma,dove dipinse alcune cose in san Gio-vanni Luterano. Colà fecesi a studia-re e misurare le antichità, cd in Ti-voli esaminò minutamente tutto quan-to restava della Villa Adriana. Il car-dinale Caraffa gli commise dì rifaredi travertino il chiostro dei Padridella Pace in Roma; ciò che da Bra-mante fu con diligenza e sollecitudineeseguito. Servì in qualità di sotto ar-chitetto Alessandro VI «Ile fontanedi Trastevere e della piazza di s. Pie-tro. Ebbe poscia parte nelle fabbrichedella cancelleria, e della chiesa dis. Lorenzo e Damaso. Fece il dise-gno del palazzo ora appartenente aiconti Giraud, eomc pure di quellodel duca di Sora. Volle la fortuna diBramante che fosse creato papa un Giu-lio II, che trasportato per le grandicose trovò in Bramante un artista ca-pace di eseguirle. Per ordine di luiridusse in forma di teatro rettangololo spazio che divide Belvedere dal vec-chio palazzo Vaticano , che fu una del-le piu magnifiche ed ingegnose inven-zioni. Giulio 11 voleva subito esegui-te le sue commissioni, onde Braman-te faceva lavorare giorno e notte , loche fu poi cagione di qualche screpo-lamento nelle muraglie. Fece per lostesso papa bizzarre scale coi tre pria*ci pali ordini di architettura nel palaz-zo di Belvedere, e ne fu rimuneratocolf ufficio del Bollo, Lo servi da iu-gegner militare nella guerra della Mi-randola. Una delle molte opere di Bra-mante in Roma è il grazioso tempiet-to che trovasi entro al chiostro disan Pietro in Molitorio. Fece pure ilpalazzo che poi fu di Raffaello d Ur-bino, lavorato di mattoni , con co»lonne fatte di getto , e con bozze diopera rustica sull’ordine dorico. tuatterrato allorché fecesi il colonnatodi s. Pietro. Per commissione di Eleo-nora Gonzaga, moglie di FrancescoMaria delle Rovere, costrusse Bra-mante il nuovo palazzo dell’ Impe-riale , grandioso edificio e degno dicosi grande architetto e di così splen-Oiz. degli /Irch, ec.
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dida principessa, ma nou terminatoper la morte di Eleonora e del ducaSUO sposo.
Lasciando da parte i molti disegniper tempj c palazzi per Roma e peraltri luoghi, parleremo della sua mag-gior opera, la basilica di san Pietro.Giulio U concepì la grande idea didemolire la chiesa di san Pietro, e diergerne uua nuova, cui la pari uonavesse mai avuta nè Roma nè il mon-do. Bramaute fece molti disegni, edusò molta diligenza nel farne imo condue campanili, che mettevano in mez-zo la facciata , come vedesi nelle me-dagliebattute in onordi Bramaute sottoGiulio II e sotto Leon X dall'inciso-re milanese Carodosso Foppa. Braman-te trionfò di tutti i concorrenti e conragioue. La pianta benché a croce la-tina , era ben divisata, e di una va-stità nou aucor veduta: lauaveprin*cipalcdi buona proporzione aveva peri-stili , per i quali si formavano tre na-vi di bell' effetto. Era cosi invaghi-to del Panteon , che concepì il pen-siero d* inalzarlo nel suo uuovo s. Pie-tro. E perchè di ciò si dà il vanto aMichelangelo/.... Anche la pianta del-la basilica risentivasi del Panteon, poi-ché era composta di otto massicci,tra ciascuuo de’ quali erano due co-lonne , che formavano tre passaggi.Scelto questo disegno , si demolì me-tà della chiesa, e uel 1 5 1 3 si comin-ciò gagliardamente a lavorare le mu-ra ; e prima della morte del papa edell’architetto si tirò alta fìuo al cor-nicione* con incredibile celerilà si vol-tarono gli archi a tutti i quattro granpiloni, c si eresse la cupola principa-le di contro alla porta. Bramante iuquella occasione gettò le volte coucasse di legno , clic intagliate vengo-no co’suoi fregi e fogliami dì mi-stura di calce ; e cosi egli rinnovòfuso degli stucchi praticato dagli an-tichi, ma da gran tempo smarrito. Maquesta stupenda mole, da lui divisatavastissima e cou tanto ardore comin-ciata, restò, per così dire, nell’ in-fanzia. Gli architetti suoi successori
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