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ingegno di questo giovane scultore,il quale, lavorando nella fonderia del-la camera a Belvedere, perì colpito dapesante modello staccatosi dal muro.Si contano poche opere di lui, e nonrimangono die cose abbozzate e fini-te da altri, come il basso rilievo dis * Eustachio coi figli dato a divorarea leoni , che fu terminato dal suoMaestro. Sono di sua invenzione duealtari per le chiese di santa Maria inCampì tei li e di santa Caterina da Sie-na a Monte Magnanapoli, dove scol-pì pure la statua di questa santa : ede comune opinione, che il suo capo-lavoro sia la statua di s. Rosa man-data a Lima. Del resto scorgono gliintelligenti nelle produzioni del Caffalo stile del Ferrata suo maestro, chepartecipa di quelli del Bernini e del-l’Algardi.
CAFFI (Margarita ) fiorì in Cre-mona circa il 1680 , dove acquistò no-me di gentil pittrice di fiori tanto so-pra qualsiasi stoffa di seta che sopratela o carta, ma principalmente soprapergamena. Oltre quanto ne dice lo2 uist, fanno testimonianza del non co-mune merito della Caffi due lavori inpergamena posseduti dal dottissimo miorilustre amico Lancetti.
—■—■— Vincenzo, pittore cremonese,Cui viene attribuito da alcuni il qua-dro rappresentante Maria Vergine conSan Girolamo e sant’ Imerio , che con-Ser vasì nella chiesa di Cremona dedi-cata a quest’ ultimo santo. Furiano difiuesto artista Io Zaist e lo Zani.
Cagnacci ( Guido Caui» ASSI SO -
P^annominato il ) a cagione della suar Ozza e rabbuffata figura. Era esso na-*° m Castel Durante ne’ primi anniri diciassettesimo secolo , e fu in Bo-° 8 ,la scolaro di Guido Reni. Nonap-Pena uscito dallo studio di così gran-
u oruo pubblicò alcune lodevoli ope-r f miniente guidesche , che Io feceroguardare come uno de’ suoi più fe-rii imitatori. Ma perchè taluno loa cciò di servilità , cercò di allargar-a | dallo stile del maestro, e comiii-Cl ° ad operare di proprio capriccio,
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usando un più risentito colorire , emaggior ricercatezza di chiaro scuro;ed andò a poco a poco totalmente per-dendo la fluidità e la grazia che ren-devano pregevoli i suoi primi quadri.Non avendo frequenti occasioni d* ope-rare in patria recossi a Vieuna , do-ve l’antica fama gli procurò molti la-vori fino all* età di ottant’ anni, epocadella sua morte.
CAIRO (cavai». Francesco bel) na-cque nel contado di Varese Tanno 1 598,e fu scolare del cavaliere Morazzone,il quale conoscendo il raro ingegnodel giovane suo compatriotto pren-devasi ogni più attenta cura d’istruir-lo nell arte sua dai principj del disegnofiuo alle ultime finezze dei colorire al-T olio ed a tempra. Nè Francesco tra-dì le cure dell’ amoroso maestro, poi-ché se noi raggiunge nella forza del dise-gno , nè forse in quella del colorito ,lo vinse per avventura nella dolcezza.Chiamato alla corte del duca VittorioAmedeo di Savoia corrispose in mo-do alV aspettazione del generoso prin-cipe, che di larga pensione lo provvi-de e nominò cavaliere dell’insigne or-dine di san Maurizio. Terminate leopere di quella corte , conoscendo dipoter migliorare nell’ arte qualora im-piegasse alcun tempo nello studio del-le opere de’sommi maestri , recossi aRoma , dove alcuni mesi si trattenneintorno alle pitture di Raffaello e deisuoi grandi allievi; indi, passando a Ve-nezia , lungamente esaminò le miglio-ri cose di Tiziano e di Paolo, nellequali trovava, a suo dire, un’indici-bile soddisfazione. Molte sono le ope-re che il cavalier Francesco condussea fine nella lunga vita di oltre settan-tasei anni, ma non tutte si accostanoallo stile del Morazzout . Dopo T au-data a Roma temperò alquanto quel-la robusta e forse troppo risentita ma-niera che forma il carattere delle sueprime opere , adottando un più casti-gato disegno e rinunciando alle diffi-coltà degli scorci e delle soverchie ana-tomiche dottrine. Piegò poscia al mor-bido ed unito stile delia scuola vcue-