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di s. Francesco di Paola in Venezia,ove dipinse mia Risurrezione con tantacopia e bellezza di ligure, cbe a ra-gione venne annoverata Ira le più in-signi pitture di Venezia. Chiamato inGermania dall* imperatore Rodolfo U,fece colà molti quadri da cavalletto,e n* ebbe in premio la collana di ca-valiere. La sua molta erudizione, efors’ anche la naturale inclinazione perle gentili cose, gli facevano trattaredi preferenza argomenti mitologici, neiquali, più cbe qualsiasi altro dellascuola patria , fu fedele osservatore delcostume e della convenevolezza. In pro-va della somma sua abilità in far ri-tratti raccontasi, che avendo fatto quellodi Carlo Dolce, quando fu recato allasua casa» e ceni e gatti lo festeggia-rono come fosse il vero loro padrone.Morì nel i6o5.
CONTE (Guido del) o Passi Gui-do , nato in Carpi nel i5c)8 , dev’es-sere riguardato siccome il primo in-ventore dei lavori a scagliola. Con-servansi tuttavia in Carpi alcuni pre-ziosi avanzi di sue opere in tal ge-nere che fanno testimonianza dell® sutvirtù. Mori in patria nel ifijg.
—-—■—> Iacopino del , fiorentino,nato nel i5io , andò ia età giova-nile a Roma , ma quando era di giàconosciuto come valente ritrattista.Fece colà i ritratti, direi quasi , ditutti i papi» cardinali e principali si-gnori , che furono dal pontificato diPaolo HI fino a Clemente V.1I. Nèfu soltanto eccellente ritrattista • pe-rocché, sebbene le frequenti commis-sioni per ritratti poco ozio gli lascias-sero, alcune sue opere di storia con-servate in 8 . Giovanni Decollato edaltrove, lo fanno conoscere capacissi-simo di ogni ramo dell’arte.
CONTI (Nicolò), scultore che ope-rava in Venezia nel i556, fece unodei due pozzi in bronzo che vedonsitìel gran cortile del ducale palazzo diVenezia, opera insigne che basta a farloannoverare tra i valenti scultori del-F età sua. L’incisione posta nell’ in-terna parte d’ intorno all’ orlo del po«*
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zo eseguito dal Couti, dimostra es-sere stato fatto tre anni prima dell* al-tro, eseguito da Alfonso Alberghetti ,onde è cosa probabile che i disegni e1* invenzione appartengano al Conti :
Opus conjlavit Nìcolaus de Corm-tibus Marci filius conflato!' tormeri'torum illustvissimae reipubblicae ue-netiaruni i556 Fortuna, labor , in-genitim. (Vedasi T art. Albergh. Alfon-so)*
--— Cesarb b VuiCBKZO anco-nitani si distinsero, l’uno e V altro indiversi generi di pittura. Il primo neigrotteschi, Vincenzo nella figura : maquesti ottenne gran nome, mentre Ce-sare venne riguardato siccome uno deipiù eccellenti ornatisti dell’età sua.Operavano ai tempi di Paolo V.
--Domenico allievo di Andrea
del Sarto, seppe talmente guadagnarsi1 * affetto dell’ illustre suo maestro, chelo lasciò, morendo, erede di tutti isuoi disegni. Perciò volendo mostrarsigrato al benefizio, gli feca fare da Raf*facilino d.i Montelupo nu monameutoìn marmo, che fu collocato urli’atriodella Nunziata di Firenze , in cui sìconservano tanti preziosi freschi dicosì grande artista. Fu Domenico noninfelice imitatore di Andrea, ma trop-po lontano dalla virtù del maestroper essere annoverato tra i miglioriartisti della scuola toscana-
-Francesco, nato in Firenze
nel 1681 , fu scolaro in Roma di Car-lo Maratta, e non degli ultimi. Tor-nato in patria , pare che non abbiaavute commissioni di grande impor-tanza, onde non ebbe per avventuranome proporzionato al merito. Ebbead ogni modo P onore di dare il pro-prio ritratto alla pubblica galleria diFirenze. Morì in patria nel 1760 .
-— Giovanni Maria pittore par-migiano pochissimo conosciuto , ope-rava in patria alla metà del diciasset-tesimo secolo.
——— Domenico, da non confonder-si con Domenico Conti pittore fioren-tino ed allievo di Andrea del Sarto,fu disegnatore ed intagliatore di qual-