D0
ne .joniche sostenenti la volta ed i cu-polini dei ripiani. È questa veramen-te una preziosa opera, e tanto stima-ta, che alcuni, uon conoscendone 1* au-tore, l’attribuirono a Palladio. 11 Dot-to fece ancora i disegni per i Montidi Pietà contigui allo stesso palazzo,il di cui portone ha quattro colonnedoriche, sopra le quali inualzansi al-trettante composite.
DOUDYiNS (Guglielmo) nato ni*1* Aja nel i 63 o , fu scolaro di certoAlessandro Petit, meno che mediocrepittore , che ben tosto abbandonò perpassare iu Italia. Dimorò dodici anniin Roma, dove formò quello squisitogusto che lo fece vantaggiosamente di-stinguere tra i suoi compatriolti. Ave*va risolto di fissare il suo domicilionella capitale delle Belle Arti, duv* eratenuto iu quella distinta stima che me-ritavano le sue pittoriche e morali vir-tù; ma stretto dai continui eccitamen-ti della sua famiglia dorelle ripatria-re. In breve fu nominato direttore del-1’ accademia di Pittura , ed impiegatoin opere di molta importanza , nellequali mostrò costantemente correzio-ne di disegno, dotta composizione evago e naturale panneggiamento. Lemigliori sue opere trovansi nlI’Aja.Visse lietamente fino all’età di sessan-tascttc anni , in cui mancò all' arte.
DOUVEN (Giovan PnANCEsco) na-cque nel 1 656 nel ducato di Cleves, cdapprese gli elementi della pittura da Ga-briele Lambertin , il quale altro meritonon aveva tranne quello di avere portatida Roma in Liegi molti disegni di sludj,i quali furono il vero maestro di Douven.In breve il giovane allievo più non ebbebisogno dell’opera del maestro. Di ri-torno a Cleves, trovò fortunatamentepresso l’intendente di finanza di Carlo IIre di Spagna una raccolta di prezio-si quadri delle scuole italiane , copian-do i quali, e diligentemente studian-done la maniera , formò il suo stile.Chiamato alla corte di Dusseldorf,ebbe commissione di fare i ritratti delduca e di alcuni suoi cortigiani , cheriuscirono oltre le sue speranze bellis-
DO 4 2 7
simi ; perocché Douveu credevasi an-cora scolaro. Di ventotto anni accom-pagnò il duca alla corte di Vienna ;e colà fece i ritratti del regnante im-peratore e della imperatrice. Ma pernon tener dietro a tutti i lavori diquest* insigne pittore, basti il dire,che fu chiamato a ritrarre presso chetutti i principi e principesse della Ger-mania , specialmente in occasione dìnozze. L’imperatore Leopoldo colpitodalla sua virtù, lo nominò suo pri-mo pittore, ina non volendo Douvenabbandonare il primo mecenate, dacui riconosceva ogni sua fortuna, sot-to pretesto di non potcraccostumarsi alclima di Vienna , ottenne il congedo.In occasione che dall* elettrice palati-na fu mandato a Firenze per ritrarreil Gran duca suo padre, si trattennelungamente in quella città in alloramadre delle arti e d’ ogni gentil co-stume, e dietro allo istanze del pr u-cipe fece il proprio ritratto per esserecollocato nella reale galleria. Finalmen-te potè passare tranquilli gli ultimianni di vita in Dusseldorf, dove reiet-to re, suo amoroso padrone, aveva adu-nati molti valenti pittori e sculloristranieri italiani e fiamminghi, i qua-li riguardavamo Douven come il lorocapo. Mori circa il 1720.
DOU W (.Gherardo) allievo di Rem -braut, nacque a Leiden net 1G22; Ap-pena uscito della scuola dell’esimiomaestro si provò a fare alcuni ritrat-ti; ma scorgendo che in tal generedi pittura non avrebbe potuto distia-'guersi , prese a dipingere 'piccoli qua-dri , ne’quali con certe sue invenzio-ni riuniva moltissimi oggetti, che fe-delmente copiati dal vero esattissima-mente finiva. Si dice che un giornoandassero a visitarlo nel proprio stu-dio Sandrart e Bamboche, e che aven-dogli manifestata grande sorpresa nelvederlo terminare eziandio le più mi-nute parti con estrema diligenza, loroconfessasse d’ avere impiegati tre gior-ni nel dipingere il manico di uua scó-pa. E poi si continuerà dagli scritto-ri fiamminghi e tedeschi a chiamarlo